Il tour dell’inchiesta ‘Parole che pesano’ ha fatto tappa giovedì 12 febbraio all’Istituto Nautico
Informare per far conoscere. Diffondere per alimentare la conoscenza e la consapevolezza. Testimoniare per esporre con dati, fatti e racconti il fenomeno della tossicodipendenza e le pesanti implicazioni personali e sociali. Non solo un incontro pubblico, ma un vero percorso di ascolto, confronto e responsabilizzazione.
“Parole che pesano” è il progetto-inchiesta promosso da il giornale ‘il Crotonese’, che con la collaborazione del Comune di Crotone ha avviato una campagna di incontri e sensibilizzazione con l’obiettivo di accendere i riflettori sul disagio giovanile legato all’uso di alcol e sostanze stupefacenti, mettendo attorno allo stesso tavolo istituzioni, forze dell’ordine, professionisti sanitari e servizi sociali. Un’iniziativa che nasce per dare voce ai ragazzi, analizzare il fenomeno senza superficialità e costruire una rete di prevenzione concreta sul territorio.
Il tour che sta coinvolgendo le scuole del territorio, ha fatto tappa giovedì 12 febbraio all’istituto tecnico Nautico ‘Ciliberto’. A raccontare il fenomeno, ciascuno secondo le proprie competenze e responsabilità, il Comandante dei Carabinieri di Crotone Raffaele Giovinazzo, il commissario Capo della Polizia Roberto Petrini, la dirigente medico del Sert di Crotone Antonella Cernunzio, la psicoterapeuta Daniela Basile, il responsabile del centro Agorà Luigi Barletta, Francesca Casella in rappresentanza dei Servizi sociali del Comune di Crotone.
“Questa – ha spiegato Angela De Lorenzo, autrice dell’inchiesta – non è un’iniziativa per mettervi paura. Questo incontro vuole rendervi consapevoli dei pericoli della droga e invitarvi a far parte di una rete che lavora per evitare il consumo di sostanze che possono rovinare la vita per sempre”.
Ad introdurre l’incontro un video realizzato all’interno della cooperativa Agorà. A parlare un giovane crotonese tossicodipendente che ha spiegato il dramma della dipendenza e le conseguenze dell’isolamento e della perdita di tutti i riferimenti. Ma anche la voglia di uscirne fuori definitivamente. Una testimonianza emotivamente forte che ha colpito nel segno i giovani studenti.
L’obiettivo è chiaro: dare peso alle parole e voce a chi spesso non riesce a farsi ascoltare. Il punto di partenza è semplice quanto disarmante: si comincia quasi sempre per piacere. In compagnia, per curiosità, per sentirsi parte del gruppo. Una birra, qualche canna, talvolta anche cocaina. Ma ciò che nasce come esperienza occasionale può trasformarsi rapidamente in qualcosa di molto più complesso. “L’alcol – ha ricordato Antonella Cernunzio – non è “solo una bevanda”: più si alza il consumo, più si perde il controllo, spesso in tempi brevi. E quando viene associato ad altre sostanze psicoattive, i rischi aumentano in modo esponenziale. Molte droghe oggi in circolazione, inoltre, risultano adulterate con composti chimici sconosciuti, capaci di provocare effetti imprevedibili e talvolta devastanti. A preoccupare è anche l’aumento di crisi d’ansia, attacchi di panico e veri e propri disturbi psichiatrici tra ragazzi sempre più giovani. “Parlare di terapie psichiatriche non deve spaventare – ha aggiunto – è un dovere scientifico e morale”. In alcuni casi, quando la situazione lo richiede, può rendersi necessario anche un trattamento sanitario obbligatorio, non come forma punitiva ma come strumento di tutela”.
Il progetto mette in evidenza anche le conseguenze legali e sociali di certe scelte. Un comportamento apparentemente banale può compromettere il percorso scolastico, lavorativo e relazionale. Oggi si tende a sottovalutare: “È solo un grammo”, si dice. Ma spesso quella sostanza contiene solo una percentuale minima del principio attivo dichiarato; il resto è ignoto, con effetti che possono incidere a lungo sulla salute e sul futuro professionale.
Ampio spazio è dedicato anche al legame tra droga e criminalità organizzata. Il traffico di stupefacenti rappresenta uno degli interessi principali delle organizzazioni criminali, compresa la ’ndrangheta, che investono enormi risorse in un mercato capace di moltiplicare i guadagni. Non di rado vengono coinvolti giovani incensurati, utilizzati come anelli della catena dello spaccio. Le forze dell’ordine intensificano controlli e attività investigative per stroncare il traffico all’origine, ma il messaggio condiviso è chiaro: “la prevenzione resta più efficace della repressione”.
Fondamentale, in questo percorso, è il ruolo dei servizi. Affrontare apertamente questi argomenti – sottolinea l’assistente sociale Francesca Casella – aumenta la consapevolezza. Dietro ogni storia non c’è solo un episodio, ma spesso un vissuto tormentato che incide profondamente nei rapporti con genitori, docenti e coetanei. Parlare e chiedere aiuto non è una vergogna, bensì un atto di coraggio. I servizi territoriali, dal Sert ai Servizi Sociali del Comune, lavorano con un approccio accogliente e personalizzato.
“La cooperativa Agorà – hanno spiegato i rappresentanti – si propone come luogo di ascolto e accompagnamento, uno spazio in cui la persona viene aiutata a comprendere i propri bisogni, nel rispetto delle proprie caratteristiche individuali”.
Il messaggio conclusivo del progetto-inchiesta “Parole che pesano” è netto: la vera libertà è saper dire di no. In un contesto in cui l’accesso alle sostanze è facile e la pressione sociale forte, la capacità di scegliere consapevolmente diventa segno di maturità. Perché tutte le sostanze alterano lo stato di coscienza e, nel tempo, possono portare a perdere la propria identità. Dare peso alle parole significa, allora, restituire valore alle scelte. E ricordare che la prevenzione non è allarmismo, ma responsabilità collettiva.