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Strage di Cutro: vescovi e fedeli in preghiera per l’inizio della Quaresima

Celebrazione comunitaria della diocesi di Crotone-Santa Severina per ricordare le vittime del naufragio

CROTONE – “Signore ricordiamo Steccato di Cutro, non solo come una spiaggia di lacrime, ma come un richiamo alla nostra comune umanità. Che il ricordo di quelle vite spezzate si trasformi in un impegno concreto: donaci la grazia, affinché il mare torni ad essere un ponte e mai più un confine di morte”.
È questa una delle preghiere più intense recitate venerdì 20 febbraio  nel corso della celebrazione comunitaria di ingresso nella Quaresima, svoltasi per ricordare la strage di migranti avvenuta a Cutro il 26 febbraio 2023. Si è trattato di una cerimonia unica per tutte le parrocchie della diocesi, voluta dal vescovo di Crotone-Santa Severina, monsignor Alberto Torriani, “per iniziare il cammino quaresimale in questo luogo segnato dalla memoria e dal dolore”. Il rito che originariamente doveva svolgersi sulla spiaggia di Steccato di Cutro, si è tenuto nel santuario di Capo Rizzuto a causa del peggioramento delle condizioni meteo.

Il crocefisso realizzato con i legni della nave naufragata era posto sull’altare
Dove si è svolta la celebrazione, alla quale ha preso parte anche il vescovo di Cosenza, monsignor Giovanni Checchinato, delegato regionale di Migrantes. Il rito  è iniziato con un momento di penitenza:  “Riconosciamo di avere un “cuore di pietra” e invochiamo la misericordia di Dio, perché lo trasformi in un “cuore di carne””.

Non facciamo vincere la paura per lo straniero

Anche le litanie si sono incentrate sull’mportanza di ricordare “le volte in cui abbiamo lasciato che la paura dello straniero vincesse sul coraggio dell’accoglienza evangelica” e sul pregare “per tutte le vite spezzate in questo mare e per la nostra incapacità di costruire”.

Nel santuario illuminato da centinaia di fiaccole c’è stato poi un esame di coscienza quando la guida della cerimonia ha invitato a riflettere: “Com’è il mio cuore di fronte alla tragedia che ricordiamo oggi? È rimasto indifferente, abituato alle notizie di morte, duro come le pietre di questa strada? O mi sono lasciato ferire dal dolore di chi ha perso tutto in questo mare? So ancora piangere o il mio cuore si è inaridito?”.

Tra le tappe del cammino quaresimale vi è stata anche quella della memoria, “perché non c’è futuro senza la verità del ricordo”. Per questo, nel corso della cerimonia, c’è stato il racconto del naufragio, fatto da suor Loredana Pisani. Un ricordo forte e emozionante che ha preceduto l’ultima parte dedicata alla speranza e alla preghiera con una serie di letture significative: “Signore, volgi lo sguardo ai troppi focolai di guerra che stanno straziando la terra: qui pensiamo all’ Ucraina, a Gaza, al Sud Sudan, alla Repubblica Democratica del Congo; Illumina le menti di chi governa, sciogli l’odio nei cuori di chi combatte e consola il pianto di chi soffre nell’ombra. Fa’ che il rumore delle armi lasci il posto al coraggio del dialogo, affinché ogni popolo possa finalmente abitare in una casa di pace”.

Preghiera per le vittime del naufragio

La preghiera quaresimale ha invocato l’aiuto del Signore, a cui sono state affidate “le anime dei fratelli e delle sorelle che hanno trovato nel mare di Cutro non una speranza, ma un abisso. Ti preghiamo per i bambini che non hanno mai raggiunto la riva: accoglili tra le tue braccia. Noi ti preghiamo”.
Vi sono state parole di conforto anche per i superstiti, “perché il loro dolore non diventi disperazione. Sveglia le nostre coscienze addormentate, affinché quel legno spezzato sulla spiaggia diventi per noi un monito: nessuno è straniero, nessuno è invisibile. Donaci il coraggio di accogliere e la forza di non restare indifferenti davanti al grido di chi cerca pace”. Infine, è stata innalzata una preghiera a Gesù Cristo anche per la Chiesa, “perché riconosca nei migranti il tuo volto vivo. Rendici una Chiesa responsabile e coraggiosa, capace di accogliere senza paura, di proteggere chi e fragile, promuovere la dignità e di integrare nella fraternità di chi arriva da lontano”.