La Diocesi di Crotone-Santa Severina si riunisce a Isola di Capo Rizzuto per ricordare la strage dei migranti. Il richiamo del Vescovo: “Mendicano vita”.
ISOLA DI CAPO RIZZUTO – Un inizio di Quaresima segnato dal profondo raccoglimento e dalla preghiera per le vittime del naufragio di Cutro. La diocesi di Crotone-Santa Severina, guidata dal Vescovo Monsignor Alberto Torriani, si è riunita per una solenne celebrazione unitaria che ha legato il tempo liturgico al doloroso ricordo della tragedia di Steccato di Cutro, avvenuta il 26 febbraio 2023. Il rito, inizialmente previsto proprio sulla spiaggia teatro del dramma, è stato poi spostato al santuario della Madonna Greca di Capo Rizzuto a causa delle condizioni meteorologiche instabili.
Poco prima della cerimonia, Monsignor Torriani ha sottolineato il significato intimo e comunitario di questo momento, definendo l’inizio della Quaresima “un periodo di grazia e un’occasione”. Farla coincidere con i giorni vicini all’anniversario della strage rende questo evento “non solo un momento di ricordo, ma soprattutto un impegno personale”.
Le parole del Vescovo hanno rappresentato un accorato richiamo alla drammatica realtà del Mediterraneo: “La comunità cristiana oggi prega insieme affinché questi mari e queste terre non continuino a essere, purtroppo, luoghi di morte anziché di vita”.
Il raccogliersi in preghiera rappresenta per i cristiani “la memoria più bella, profonda e vera”. Solo da queste fondamenta, ha specificato, possono scaturire l’impegno e il ricordo attivo.
Nel libretto preparato per l’occasione ha trovato spazio anche una richiesta di perdono. Un atto che, come spiegato da Monsignor Torriani, ogni cristiano compie all’inizio del cammino quaresimale per affidare a Dio “le debolezze personali e comunitarie, che a volte si traducono nella fatica di interpretare la storia e di vivere il quotidiano”.
La scelta di coinvolgere l’intera diocesi per ricordare la strage non è stata casuale. Monsignor Torriani ha chiarito che il dramma “non è una questione legata solo alla piccola comunità di Steccato di Cutro, ma interroga l’intera Chiesa diocesana”. Considerarlo un evento limitato a pochi “sarebbe sciocco, stolto o forse poco cristiano”.
Il Vescovo di Crotone ha evidenziato come il tema migratorio sia un argomento “caldo, di natura sociologica, storica e antropologica”. La chiave per affrontarlo, secondo Monsignor Torriani, risiede in un profondo lavoro interiore e culturale. “Dobbiamo ripartire da lì e guarire le nostre paure”, ha affermato, sottolineando come queste spesso siano rivolte a chi ci è prossimo: “Paure del vicino di casa, di chi non conosciamo e ci passa accanto”.
Prima ancora che come cristiani, la tragedia di Cutro ha impartito una dura lezione umana, insegnandoci “a guardare il fratello sofferente che mendica vita”. Una sfida che interpella profondamente l’intera società, “non solo come comunità cristiana, ma anche civile”.