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Piscina olimpionica, attacco di Manica: accordo sbilanciato

Il consigliere critica l’intesa tra Comune e Federazione italiana nuoto: “Costi al pubblico, ricavi incerti”

CROTONE – È scontro politico a Crotone sull’accordo tra il Comune e la Federazione italiana nuoto per la gestione della piscina olimpionica e la creazione di un centro federale permanente di alta specializzazione. A sollevare una serie di critiche è il consigliere comunale Antonio Manica, che interviene dopo l’approvazione in Consiglio comunale, avvenuta il 18 febbraio a maggioranza, dello schema di cooperazione tra il Comune e la Fin.

Secondo Manica, dietro l’entusiasmo espresso dalla maggioranza per quello che è stato presentato come un risultato storico, emergerebbero invece numerose criticità contenute nel testo della convenzione. Il punto centrale della contestazione riguarda l’equilibrio economico dell’operazione, che a suo giudizio sarebbe sbilanciato a sfavore dell’ente di Crotone. Nella convenzione, sostiene il consigliere, i costi più rilevanti ricadono quasi interamente sul Comune, mentre i ricavi restano incerti e, secondo lui, sovrastimati.

Nel documento approvato dall’aula, spiega Manica, l’ente comunale si accollerebbe le spese principali di gestione dell’impianto: termogestione, consumi di acqua ed energia elettrica, manutenzione straordinaria e strutturale, pulizia delle aree esterne e adeguamenti normativi. Il Piano economico finanziario allegato stimerebbe solo per le utenze circa 167 mila euro annui, una cifra che il consigliere definisce prudenziale e potenzialmente sottostimata considerando i costi energetici e le dimensioni di un impianto olimpionico. Inoltre, sottolinea, non sarebbe previsto alcun tetto massimo di spesa o meccanismo di controllo che limiti il rischio per le casse comunali.

Per rendere sostenibile il quadro economico, sempre secondo la ricostruzione di Manica, il Comune avrebbe inserito nel piano una previsione di ricavi molto elevata, pari a circa 462.975 euro l’anno, così da raggiungere il pareggio di bilancio. Una stima che il consigliere giudica “eccessivamente ottimistica”, anche alla luce del bacino demografico di riferimento e delle difficoltà economiche del territorio. Nel ragionamento esposto nella sua nota, Manica evidenzia anche un altro elemento: l’accordo menzionerebbe la futura realizzazione di una nuova piscina coperta sul lungomare, circostanza che potrebbe ridurre ulteriormente l’utenza dell’impianto olimpionico, oltre alla presenza di altri impianti natatori sul territorio.

Nel suo intervento politico, il consigliere propone anche un confronto con altri accordi stipulati in Italia dalla federazione con amministrazioni comunali di dimensioni e capacità economiche superiori. In città come Viterbo, Livorno e Trieste, sostiene Manica, i modelli adottati prevederebbero una ripartizione dei costi o sistemi di rimborso con tetti massimi di spesa, mentre nel caso di Crotone i costi delle utenze sarebbero totalmente a carico del Comune.

Un altro punto critico, secondo l’esponente di opposizione, riguarda la fruizione pubblica dell’impianto e la questione delle tariffe. La convenzione, osserva, rinvierebbe alla Giunta comunale la determinazione dei prezzi su proposta di un organismo paritetico, senza indicazioni di massima né garanzie sul mantenimento delle tariffe precedenti. Allo stesso modo, l’impegno a riservare spazi e tariffe agevolate per fasce sociali fragili e persone con disabilità viene definito troppo generico e privo di dettagli operativi.

Particolarmente contestata è poi la clausola che consente alla federazione di avvalersi di soggetti terzi, come associazioni e società sportive dilettantistiche, per la gestione tecnico-amministrativa dell’impianto. Una possibilità che, secondo Manica, rischierebbe di riproporre dinamiche già viste in passato, con soggetti privati che incassano i proventi delle attività senza sostenere i costi principali, rimasti in capo al Comune.

Infine, il consigliere punta l’attenzione sulla clausola di recesso unilaterale prevista nell’accordo a favore della federazione. In base al testo, la Federazione Italiana Nuoto potrebbe recedere dall’intesa se la futura apertura di un nuovo impianto natatorio dovesse compromettere l’equilibrio economico della gestione, con una valutazione rimessa alla stessa federazione. Uno scenario che, secondo Manica, esporrebbe il Comune al rischio di ritrovarsi a sostenere i costi di due strutture senza il partner con cui ha siglato l’accordo.

Per l’esponente politico si tratterebbe dunque di un’intesa “palesemente antieconomica”, che scarica sull’ente pubblico i rischi principali senza adeguate contropartite. Una posizione critica che riaccende il confronto politico sulla gestione degli impianti sportivi cittadini e sull’operato dell’amministrazione comunale.