Operazione Desert Storm a Cirò Marina: ecco chi sono gli arrestati
Svelato intreccio criminale di droga e armi legato alla cosca di Cirò
CIRÒ MARINA – E’ stata chiamata operazione “Desert Storm” l’inchiesta che all’alba di mercoledì 25 febbraio ha portato all’arresto di tredici persone per narcotraffici tra cirò Marina e Cirò. Un’operazione coordinata dalla Dda di Catanzaro che ha permesso di scoprire un fitto intreccio criminale legato al locale di ‘ndrangheta di Cirò, dedicato al traffico di stupefacenti e alla detenzione di armi. L’indagine è stata condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Crotone. Le attività investigative hanno preso slancio dal monitoraggio delle dinamiche criminali nell’area del cirotano, storicamente influenzata dalla locale di ‘ndrangheta facente capo alla cosca Farao-Marincola. Le accuse principali rivolte agli indagati riguardano l’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, con l’aggravante del metodo mafioso, oltre a numerosi episodi di detenzione e spaccio di cocaina, eroina e marijuana e al possesso di armi clandestine.
Venti indagati nell’operazione Desert Storm
Complessivamente, l’inchiesta Desert Storm vede coinvolte venti persone, ma le misure cautelari hanno riguardato tredici soggetti. Per dieci di questi, il giudice per le indagini preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere a causa della gravità degli indizi e del rischio di reiterazione del reato. Si tratta di: Basilio Paletta di 50 anni, considerato una figura di vertice, Luca Frustillo di 40 anni, Cataldo Cozza di 46 anni, Antonio Aloisio di 41 anni, Salvatore Arabia di 33 anni, Alessandro Giglio di 37 anni, Carmine Graziano di 26 anni, Mario Morrone di 49 anni, Antonio Murano di 50 anni e Gaetano Potenza di 33 anni. Titti sono indagati per traffico e spaccio di droga; Alessandro Giglio e Carmine Graziano devono rispondere anche di detenzione di armi e ricettazione.
Il provvedimento ha previsto invece la misura degli arresti domiciliari per tre persone, ritenute comunque partecipi delle dinamiche illecite ma per le quali è stata valutata una diversa esigenza cautelare: Domenico Pio Aloisio di 23 anni, Antony Dell’Aquila di 23 anni e Sante Morrone di 43 anni. Per i restanti sette indagati, non sono state applicate misure restrittive della libertà personale, in quanto il giudice ha ritenuto che per le loro specifiche posizioni non vi fossero elementi di gravità indiziaria o necessità cautelari tali da giustificare la privazione della libertà prima della celebrazione di un processo.
Oltre 234 capi di imputazione tra droga ed armi
L’operazione Desert Storm si sviluppa attraverso ben 234 capi di imputazione. Il primo riguarda l’esistenza di un’organizzazione criminale strutturata per il traffico di droga, aggravata dal metodo mafioso; poi ci sono una miriade di singoli episodi di spaccio di cocaina, eroina e marijuana, mentre gli ultimi dodici capi sono relativi alla detenzione di armi clandestine.
Per raccogliere le prove necessarie, gli investigatori si sono avvalsi di una complessa rete di intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti e attività di osservazione supportate da tracciamenti GPS.
Le dichiarazioni dei collaboratori per l’operazione Desert Storm
Un ruolo determinante è stato giocato dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, tra cui Gaetano Aloe, che hanno permesso di ricostruire la gerarchia interna e il funzionamento della “bacinella”, ovvero la cassa comune del clan dove confluivano i proventi dello spaccio. Dalle carte dell’ordinanza emerge un controllo del territorio così capillare da imporre agli spacciatori locali il divieto assoluto di rifornirsi su piazze esterne, come quella di Crotone, per non danneggiare i profitti dell’organizzazione. L’intera operazione ha evidenziato la capacità della criminalità locale di rigenerarsi attraverso nuove figure di reggenza pronte a occupare i vuoti di potere lasciati dai precedenti arresti.
Vietato ai pusher comprare la droga in altre piazze
Dall’indagine emerge che il controllo esercitato dall’organizzazione era così ferreo da imporre ai pusher locali il divieto di approvvigionamento di stupefacenti da piazze esterne come quella di Crotone, pratica che veniva punita con pestaggi esemplari dai vertici del gruppo per non intaccare la bacinella comune della cosca.


