Nel giorno dell’anniversario del naufragio l’ong parla di negligenze e ricorda il processo in corso al Tribunale di Crotone
CROTONE – A tre anni dal naufragio avvenuto all’alba del 26 febbraio 2023 davanti alla costa di Steccato di Cutro, l’organizzazione umanitaria Emergency torna a chiedere verità e cambiamenti nelle politiche migratorie. In una nota diffusa nei giorni dell’anniversario della tragedia, l’associazione ricorda le 94 vittime accertate e i dispersi del caicco Summer Love, sottolineando come quella strage, secondo la loro ricostruzione, “si sarebbe potuta evitare”.
Secondo Emergency, quella notte non venne attivato alcun piano di ricerca e soccorso e l’evento fu trattato come un’operazione di polizia per la protezione delle frontiere. Per questo, si legge nella nota, non si può parlare di una tragica fatalità ma di gravi negligenze. L’organizzazione ribadisce quindi la necessità di una missione europea di ricerca e soccorso in mare, di un ampliamento delle vie legali e sicure di accesso all’Europa e della fine degli accordi con Paesi terzi che, a loro giudizio, non garantiscono il rispetto dei diritti umani, come Libia e Tunisia.
I diritti prima dei confini
Sulla vicenda è in corso un procedimento penale al Tribunale di Crotone per fare luce sulla dinamica dei fatti e accertare eventuali responsabilità. Nel processo sono imputati, con l’accusa di omicidio colposo plurimo e naufragio colposo, quattro appartenenti alla Guardia di Finanza e due alla Guardia Costiera. Emergency si è costituita parte civile insieme ad altre organizzazioni impegnate nelle attività Sar e nella tutela dei diritti delle persone migranti, con l’obiettivo – spiega – di sostenere la richiesta di giustizia di sopravvissuti e familiari delle vittime e riaffermare gli obblighi previsti dal diritto internazionale per evitare che tragedie simili si ripetano.
Nella stessa nota l’associazione critica inoltre le politiche migratorie adottate negli ultimi anni sia a livello italiano sia europeo, ritenute orientate più alla difesa dei confini che alla tutela dei diritti fondamentali, a partire dal diritto alla vita. Tra gli esempi citati ci sono l’assegnazione di porti distanti alle navi umanitarie, il divieto indiretto di soccorsi multipli, sanzioni e detenzioni sempre più severe nei confronti delle Ong e la collaborazione con Paesi accusati di violazioni dei diritti umani, oltre ai processi di esternalizzazione delle frontiere e alla dottrina dei cosiddetti Paesi terzi sicuri.
Emergency esprime anche preoccupazione per i possibili effetti delle nuove misure europee e nazionali, come l’entrata in vigore del Patto europeo su migrazione e asilo e il disegno di legge sull’immigrazione approvato dal Consiglio dei ministri l’11 febbraio, che – secondo l’organizzazione – rischierebbero di aggravare ulteriormente la situazione nel Mediterraneo.
Vittime in aumento
Intanto i numeri delle vittime in mare continuano a crescere. Sulla rotta del Mediterraneo centrale, dall’inizio dell’anno, sono state registrate 503 vittime secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Una cifra che, sottolinea Emergency, sarebbe comunque una sottostima e non includerebbe circa mille dispersi segnalati da Refugees in Libya, mentre nel 2025 le vittime complessivamente registrate erano state 1.330. Numeri che, a distanza di tre anni dalla tragedia di Cutro, riaccendono il dibattito su responsabilità, soccorsi in mare e gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo.


