Indagine della Squadra mobile della questura di Crotone, colpita organizzazione di Isola Capo Rizzuto
CROTONE – Un vasto giro di spaccio a conduzione familiare e una fitta rete di fornitori sono stati smantellati alle prime luci dell’alba grazie a una complessa indagine della Squadra Mobile di Crotone. L’inchiesta, scattata nei primi mesi del 2024, ha portato alla luce un’articolata associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, detenzione illecita di armi e ricettazione. A porre fine agli affari d’oro del sodalizio è stata una massiccia operazione antidroga culminata con l’ordinanza firmata dal Giudice per le indagini preliminari distrettuale, Massimo Forciniti, che, accogliendo gran parte della corposa richiesta avanzata dal Pubblico Ministero della Dda, ha disposto quattordici misure cautelari a carico dei principali indagati.
Il vertice dell’organizzazione, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, ruotava attorno alla famiglia Gualtieri di Isola di Capo Rizzuto. Il Gip ha ordinato la custodia cautelare in carcere per i presunti capi e i collaboratori più stretti, ritenuti pienamente inseriti nella fitta rete criminale. Dietro le sbarre sono finiti Raffaele Gualtieri di 33 anni, considerato il promotore e dominus indiscusso della piazza, suo fratello Paolo Gualtieri (24), Giuseppina Muto (30), moglie di Raffaele, e il cugino Francesco Bruno (29). Il carcere è stato disposto anche per quelli che l’indagine definisce corrieri, “assaggiatori” e grossisti della droga, tra i quali figurano Armando Bevilacqua (36 anni), Francesco Laratta (26), Gaetano Maesano (38), Massimo Mazzaferro (48), Damiano Mellace (36) e Domenico Soda (21).
La misura meno afflittiva dell’obbligo di dimora notturno, dalle venti alle sette del mattino, è stata invece applicata a soggetti ritenuti operativi ma in ruoli più marginali, ovvero Francesco Agostino (29 anni), Francesco Geraldi (58), Antonio Giuseppe Morrone (27) e Giuseppe Rubino (30). La medesima operazione antidroga ha coinvolto a vario titolo altri 8 indagati, per i quali il giudice ha rigettato la richiesta o ha disposto la trasmissione degli atti ad altro tribunale dichiarandosi incompetente per territorio.
Dall’indagine emergono particolari di straordinario interesse investigativo, a partire dalle ingegnose, ma vanificate, precauzioni della banda. L’intera operazione antidroga ha permesso di decodificare il linguaggio utilizzato dai clienti, i quali, telefonando al centralino del clan, ordinavano la cocaina utilizzando unità di tempo al posto degli euro. Intercettazioni come “Vieni alla banca, 15 minuti” o “Preparami un 20 abbondante con il tuppo” nascondevano le incessanti richieste di stupefacente da quindici o venti euro.
Le intercettazioni ambientali captate direttamente nel salotto del boss restituiscono uno spaccato sconcertante. In un’occasione, durante un controllo delle Fiamme Gialle, il leader confida a un fornitore di non gettare mai la droga nel gabinetto per paura dei controlli, bensì di lanciarla da una finestra strategica che dà su un garage confinante sempre a loro disposizione. Le cimici documentano infine che persino i minori venivano fatti sostare nella stanza in cui si tagliava la polvere bianca, con i genitori che si limitavano a richiamare la prole dicendo di “non mettere le mani in bocca” dopo aver toccato i piani di lavoro, in un contesto degradato che ha reso indispensabile l’intervento della magistratura.
Le motivazioni del Gip Forciniti si fondono sull’eccezionale caratura criminale dei principali indagati e sul pericolo concreto e attualissimo di reiterazione dei reati. L’ordinanza sottolinea l’impressionante spregiudicatezza della famiglia Gualtieri, capace di continuare a vendere droga senza sosta trasformando il proprio domicilio in un autentico “supermercato” dello stupefacente, operatività che non si è mai interrotta neanche dopo gli arresti in flagranza e in costanza di detenzione domiciliare. Il carcere è stato valutato dal giudice come l’unica soluzione idonea a troncare i pericolosi canali di rifornimento e impedire la quotidiana compravendita di morte sul territorio.