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Processo naufragio Cutro, i documenti mancanti di Frontex

Il controesame del maggiore Cara è durato quasi cinque ore

CROTONE – Il ruolo dell’agenzia europea Frontex e i tentativi dei difensori degli imputati di scardinare le accuse hanno caratterizzato, il 3 marzo, la quinta udienza del processo sul naufragio di Cutro, incentrato sui presunti ritardi nei soccorsi al caicco Summer Love. Il tragico evento, avvenuto il 26 febbraio 2023, ha causato la morte di 94 persone. Gli imputati per naufragio e omicidio colposo sono quattro militari della Guardia di Finanza e due del Corpo delle Capitanerie di Porto.
Il maggiore dei carabinieri Roberto Nicola Cara – dopo aver ripercorso nelle precedenti tre udienze del processo le fasi dell’indagine sul naufragio di Cutro rispondendo al pm Matteo Staccini – è stato sottoposto a quasi cinque ore di controesame da parte degli avvocati di parte civile e dei difensori degli imputati.

Frontex al processo per il naufragio di Cutro

È stata un’udienza lunga, che ha messo in evidenza l’intenzione delle difese di coinvolgere pienamente l’agenzia europea nel dibattimento. Nelle carte processuali, infatti, mancano attualmente i documenti di Frontex, il cui aereo Eagle 1 avvistò il caicco il 25 febbraio alle 22.26, segnalandone posizione, rotta e condizioni.
A dire il vero questi atti esistono, ma si trovano al momento solo nel fascicolo del Pubblico Ministero e non nell’informativa redatta dall’ufficiale dell’Arma.  Frontex, infatti, nonostante i ripetuti solleciti, ha inviato in ritardo i documenti richiesti che sono arrivati dopo il deposito della nota finale (del 9 luglio 2024). Il pm si è detto pronto a depositarli nel dibattimento non appena saranno ultimate le traduzioni dall’inglese. Si tratta in alcune parti anche di atti classificati come sensibili.  Tra queste carte sono presenti anche i video integrali dell’avvistamento effettuato da Eagle 1.

L’indagine parallela dell’agenzia europea

Sull’argomento Frontex c’è stata anche una novità introdotta da una domanda dell’avvocato di parte civile, Stefano Bertone rivolta al maggiore Cara: “Vi è mai arrivata una richiesta da parte di Frontex per avere dei documenti che servivano all’agenzia europea per un’indagine che stava svolgendo sul naufragio?”. Alla risposta negativa del testimone, il legale ha ribadito che l’agenzia aveva effettivamente richiesto alle autorità italiane documentazione per una propria inchiesta interna, motivo per cui non avrebbe fornito tempestivamente i propri atti all’Italia.
Durante la seduta è stato inoltre chiarito che gli inquirenti italiani non hanno potuto ascoltare l’equipaggio di Eagle 1. “I tempi dell’attività di indagine in alcuni casi sono stati dettati da altri”, ha affermato Cara, spiegando che il forte ritardo nella ricezione della documentazione ha impedito l’escussione dei testimoni. Il maggiore ha poi precisato che, presso l’ufficio di Varsavia deputato alla valutazione degli avvistamenti, erano presenti un rappresentante della Guardia di Finanza, identificato ma non ascoltato, e uno della Guardia Costiera, rimasto ignoto.

Le fasi di emergenza

Rispondendo alle domande dell’avvocato di parte civile Lidia Vicchio sulla possibilità che la situazione dell’imbarcazione giustificasse l’attivazione della fase di incertezza (Incerfa), il maggiore Cara ha dichiarato: “Stiamo parlando di un natante sprovvisto di trasponder Ais e non localizzabile. Su base del piano Sar può essere uno degli elementi che fa scattare l’allarme anche perché è previsto che bisogna mettersi in contatto con il natante. L’impossibilità di mettersi in contatto è uno degli elementi che deve far tenere alta la soglia di attenzione”.
Sulla fase Incerfa ha insistito anche l’avvocato Enrico Calabrese, chiedendo se la presenza di migranti dovesse far scattare automaticamente l’allarme per il soccorso in mare. “Non è la presenza di migranti che fa scattare la prima fase di emergenza, ma il numero di persone sulla barca”, ha specificato Cara, aggiungendo che, in base alla Convenzione di Montego Bay, “le attività di law and enforcement non escludono il Sar”. L’ufficiale ha inoltre confermato all’avvocato Cristina Laura Cecchini che tra le 23.45 del 25 febbraio e le 2.29 del 26 febbraio non vi era “nessun assetto in mare” e che non gli risulta esserci stata alcuna qualificazione Sar dell’evento in quel periodo di tempo.

Le difese nel processo sul naufragio di Cutro

Dopo due ore di interrogatorio da parte delle parti civili, la parola è passata alla difesa. L’avvocato Liborio Cataliotti, difensore del tenente colonnello Alberto Lippolis, ha interrogato il testimone sull’operatività del suo assistito all’epoca comandante del Roan di Vibo Valentia chiedendo al maggiore Cara se sapesse se quel giorno fosse in servizio.
“Il concetto di essere in servizio ha una giurisprudenza copiosa   ha detto Cara -. Non è cronometrico, ma attiene alla funzione in relazione alla mansione”, ha spiegato il maggiore. Pur non essendo accertato se Lippolis risultasse formalmente in turno, dalle chat emerge l’esercizio delle funzioni di comando, come quando chiese intervento del pattugliatore Barbarisi.
>Alla richiesta di dettagli sul settaggio del radar, Cara ha precisato che “non lo sapeva neppure il radarista”, e rispondendo ad altra domanda, ha precisato che non risulta dalla chat che Lippolis fosse stato avvisato prima delle 3.30 del rientro della motovedetta V5006 in porto per bunkeraggio, ma che sapeva del cambio i zona di pattugliamento della stessa unità navale.

Domande sulla exit strategy

L’avvocato Sergio Rotundo, difensore del colonnello Nicolino Vardaro, ha chiesto chiarimenti sulla cosiddetta “exit strategy ” menzionata in una chat tra ufficiali. In particolare il vicecomandante del Gan di Taranto, Pierpaolo Atzori (non indagato) riferisce a Vardaro di aver parlato con il comandante del Roan di Vibo Valentia, Alberto Lippolis, il quale “mi suggeriva di cominciare a pensare a una ‘exit strategy’.
L’obiettivo descritto da Atzori era “convergere tutti verso una, una decisione comune” per giustificare il ritardo nell’uscita del pattugliatore d’altura Barbarisi dal porto di Crotone avvenuto alle 2.30 del 26 febbraio. Quasi 4 ore dopo l’avvistamento del caicco.
Il difensore ha chiesto di chiarire se Vardaro dà ad Atzori una risposta a caldo o fa una valutazione tecnica. Cara ha spiegato: “La risposta che dà Vardaro vincola l’uscita del Barbarisi ad una valutazione del calcolo cinematico per non stressare equipaggio e perché avrebbero impiegato un’ora ad intercettare il caicco”.
Cara ha poi aggiunto: “Ci sono degli aspetti di dettaglio, il primo è la relazione di un componente dell’equipaggio del Barbarisi che dice che il calcolo cinematico è stato fatto alle 2.30, ovvero quando il pattugliatore è prossimo ad uscire; il secondo aspetto è relativo ad un messaggio inviato alle 2.11 da Vardaro che dice ‘Il Barbarisi deve uscire ora’. Quindi sembra che ci sia un’urgenza e non è un’uscita pianificata. E’ uscita in emergenza”.
L’avvocato poi ha chiesto se fosse stata acquisita messaggistica successiva su “pianificazione di strategia per sviare indagini”. Cara ha precisato: “Io non ho mai parlato di sviare indagini, sono loro che parlano di exit strategy, non ne parlo io”.

La circolare classificata come riservata

Durante l’udienza si è registrato anche uno scontro riguardo alla circolare 1340Incc della Guardia di Finanza. I documento contiene una serie di informazioni (organici, assetti, modalità di comunicazione) classificate come riservate e non presenti agli atti del processo. L’avvocato Rotundo ha detto di averla chiesta alla Procura che ha negato rispondendo che c’era il segreto di Stato, “mentre oggi ha detto che era solo riservata”.
L’avvocato Giuseppe Di Renzo, difensore di Giuseppe Grillo, capo di turno in servizio la notte del naufragio presso la Sala Operativa della GdF di Vibo Valentia ha chiesto: “Grillo ha competenze in ambito marittimo”.
L’ufficiale dei carabinieri ha detto che Grillo è un effettivo al comando provinciale della Gdf di Vibo Valentia la cui sala operativa è in comune con quella del Roan. Di Renzo ha interrogato Cara sulle presunte omissioni nelle informazioni alla Capitaneria sul rilevamento radar del caicco alle 3.34 del 26 febbraio. Il maggiore ha chiarito: “Non ho mai detto che Grillo omette di comunicare il dato con intenzionalità. Non ho detto che il radarista abbia riferito a Grillo del fatto che il radar abbia battuto il target”.

L’equipaggio dell’Eagle1 di Frontex

Rispondendo all’avvocato Tiziano Saporito, difensore di Antonino Lopresti, ufficiale in comando tattico al Roan di Vibo Valentia, il maggiore Cara ha confermato che le relazioni di servizio sono state acquisite su richiesta dei carabinieri per garantire la tracciabilità degli eventi. “Alcune sono state prodotte non su richiesta ma perché si aspettavano che le avessimo richieste. È buon costume militare che si faccia relazione”, ha precisato. Cara ha ribadito che non è stata chiesta alcuna relazione all’equipaggio dell’aereo di Frontex. Quindi ha affermato che nella segnalazione dell’agenzia europea si parla di possibilità di persone sotto coperta. “Non so se si tratti di un elemento di pericolo, questo lo deve dire chi è preposto a fare queste valutazioni”.
Nessuna domanda è stata posta dai legali dei due imputati della Capitaneria di Porto..

Naufragio Cutro, riprese del processo, il tablet ed i carabinieri

Un’ultima curiosità ha riguardato le riprese video dell’udienza. Come si sa il collegio del Tribunale le ha vietate alle tv ed ha disposto che un proprio operatore fornisse delle immagini riprese dal fondo dell’aula. Ad inizio seduta, i carabinieri presenti hanno tentato di impedire al funzionario autorizzato della cancelleria di filmare come previsto i primi dieci minuti dell’udienza. Non lo avevano riconosciuto.