Alloggi popolari
|Crotone, via Israele, il Comitato: “Perizie confermano le nostre ragioni”
Tufolo-Farina: “Area verde di quartiere e zona di attesa della Protezione civile”. Chieste le dimissioni dell’assessore Giovanni Greco
CROTONE – Il Comitato di quartiere Tufolo-Farina rivendica la correttezza delle proprie contestazioni sul progetto dei 24 alloggi popolari in via Israele. Secondo quanto riferito dal Comitato, le verifiche tecniche disposte dal Tribunale amministrativo regionale della Calabria con il dispositivo cautelare del 21 gennaio scorso confermerebbero le tesi sostenute dai residenti fin dall’inizio della vicenda.
In una nota diffusa oggi, il Comitato sostiene che “gli esiti delle verifiche tecniche disposte dal Tar di Catanzaro hanno confermato pienamente la fondatezza delle posizioni sostenute sin dall’inizio dal Comitato di quartiere Tufolo-Farina”. Secondo i cittadini, “i dati emersi dalle perizie degli esperti incaricati dal Tribunale amministrativo smentiscono le ricostruzioni dell’amministrazione comunale e validano invece le analisi tecniche prodotte dai consulenti del Comitato e dagli Ordini professionali.
Le verifiche tecniche
Il Comitato richiama in particolare la relazione dell’architetto Ferraro, verificatore nominato dal Tar, secondo cui “la superficie libera dell’area è risultata pari a 2000 metri quadrati”. Un dato che, sempre secondo la nota, “coincide esattamente con quanto già rilevato dal geometra Cirillo, incaricato a suo tempo dal Comitato di quartiere per documentare lo stato dei luoghi”.
Nella ricostruzione fornita dal Comitato viene citata anche la relazione della professoressa Fallanca dell’Università di Reggio Calabria. La docente, si legge, “avrebbe confermato la validità dei pareri espressi dagli Ordini degli ingegneri e degli architetti di Crotone in merito alla destinazione urbanistica dell’area”, che risulterebbe essere “verde di quartiere con vincolo conformativo a tempo indeterminato per interesse collettivo”.
Sempre secondo il Comitato, la stessa relazione avrebbe inoltre confermato quanto sostenuto dal geologo Pirillo: l’area individuata per l’edificazione sarebbe indicata nel Piano di protezione civile come “area di attesa A65”, destinata alla popolazione in caso di emergenza.
Le critiche all’amministrazione
Il Comitato punta quindi il dito contro le scelte dell’amministrazione comunale e contro la rimodulazione del progetto proposta dall’assessore ai Lavori pubblici Giovanni Greco. “L’assessore aveva in precedenza liquidato i pareri tecnici degli Ordini professionali definendoli frutto di ‘errori marchiani’ – afferma il Comitato – dichiarazioni che oggi risultano prive di fondamento alla luce delle perizie disposte dal tribunale amministrativo”. Per queste ragioni i residenti chiedono “le dimissioni immediate dell’assessore competente come atto di dovuta trasparenza verso la cittadinanza”.
Nella nota si fa riferimento anche alle dichiarazioni pubbliche dell’assessore, rispetto alle quali «”l’Ordine professionale di appartenenza, se lo ritenesse opportuno, potrà valutare eventuali provvedimenti a tutela dell’immagine delle categorie professionali degli architetti e degli ingegneri”.
Il ricorso e l’attesa della sentenza
Il Comitato ricorda infine che il Tar ha rinviato al 6 maggio 2026 la decisione di merito sul ricorso presentato contro il progetto dei 24 alloggi popolari in via Israele. Nel provvedimento cautelare i giudici non hanno concesso la sospensiva dei lavori, consentendo quindi la cantierizzazione dell’opera. Tuttavia il tribunale ha imposto che resti libera un’area di 1.718 metri quadrati, individuata come zona di attesa per la popolazione in caso di emergenze di protezione civile.
Proprio per chiarire i dubbi sulla destinazione urbanistica e sulla consistenza delle particelle catastali, il Tar aveva disposto due verifiche tecniche super partes: una affidata a un docente di urbanistica dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria e l’altra al responsabile tecnico del Comune di Isola di Capo Rizzuto. Alla luce delle verifiche depositate, l’avvocato del Comitato Antonello Irtuso – si legge ancora nella nota – “si dichiara cautamente fiducioso sul pronunciamento definitivo del Tar Calabria, certo che la verità tecnica e urbanistica troverà conferma nella sentenza di merito”.



