I lavoratori Konecta di Crotone alzano la voce contro la cassa integrazione. Ultimatum al Ministero per il 12 marzo: “Vogliamo garanzie”.
CROTONE – “La pazienza è finita: il 12 marzo non sarà un altro rinvio, sarà il momento della verità. Se istituzioni e azienda non sapranno dare una soluzione definitiva, ci troveranno compatti a difendere, con ogni mezzo legittimo, il nostro lavoro e la nostra dignità.”
Il messaggio dei dipendenti
Prendono la parola direttamente e lo fanno con un messaggio che non lascia spazio a interpretazioni. A parlare sono gli 850 dipendenti calabresi di Konecta R (ex Abramo Customer Care), che hanno deciso di rompere il silenzio in vista del decisivo tavolo ministeriale. Il loro è un grido d’allarme, ma soprattutto una ferma rivendicazione di diritti dopo anni di instabilità.
“Siamo circa 850 persone in Calabria che hanno già attraversato una vertenza lunga ed estenuante, pagando costi altissimi in termini di ansia, rinunce e precarietà”, si legge nel comunicato diffuso per ribadire la contrarietà alle ultime prospettive aziendali emerse a Roma.
I lavoratori Konecta Crotone: “No all’anticamera della chiusura”
La protesta ruota attorno all’ipotesi di attivazione della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (Cigs). Pur consapevoli delle difficoltà dell’azienda, i dipendenti mettono in guardia dai rischi di questa misura: “Non possiamo accettare che l’unica risposta sia la cassa integrazione straordinaria: uno strumento utile, sì, ma che rischia di diventare l’anticamera della chiusura, prolungando un’incertezza che per le nostre famiglie è già intollerabile”.
La forza della mobilitazione nasce dalla consapevolezza del valore del lavoro svolto finora per la dematerializzazione sanitaria. “Abbiamo dimostrato che questo progetto può stare in piedi: ha rimesso in moto 850 posti di lavoro in un settore, quello dei call center, che in Calabria stava sprofondando – sottolineano i lavoratori nel loro documento – Può ancora essere un volano economico e occupazionale, ma servono fatti, non promesse”.
La via d’uscita per evitare la mobilitazione generale è tracciata chiaramente nel documento: “Vogliamo garanzie scritte sugli stipendi, un piano industriale credibile, commesse stabili e l’immediata erogazione delle risorse regionali annunciate”.
Perché i lavoratori Konecta Crotone sono in mobilitazione
La dura presa di posizione arriva in risposta all’ultimo esame congiunto svoltosi al Ministero del Lavoro, un incontro che si è concluso con una fumata nera e un rinvio al 12 marzo. La vertenza è precipitata a seguito delle dichiarazioni dei vertici di Konecta R, che hanno presentato un quadro finanziario allarmante, dichiarando un disavanzo di gestione di circa 6 milioni di euro e garantendo carichi di lavoro certi solamente per le prossime 8/9 settimane.
Di fronte a questi numeri, l’azienda ha avanzato la richiesta di cassa integrazione straordinaria, scatenando l’opposizione sindacale e la reazione della base lavorativa. Durante il tavolo romano, la Regione Calabria (presente con l’assessore al Lavoro) ha provato a tamponare l’emergenza annunciando l’arrivo imminente di nuovi fondi e incentivi mirati a sostenere il piano di digitalizzazione.
Una promessa che ha spinto il Ministero a prendere tempo e ad aggiornare la riunione al 12 marzo per valutare la reale disponibilità delle risorse regionali. Un rinvio che però, come hanno chiarito a gran voce i lavoratori Konecta Crotone, dovrà essere l’ultimo: ora servono certezze per salvare 850 famiglie dallo spettro della disoccupazione.


