Inchiesta Libeccio
|Operazione antimafia tra Crotone e Isola: estorsione anche al circo
Tra le vittime dei taglieggiamenti anche il Circo Orfei durante la sua permanenza ad Isola Capo Rizzuto a giugno 2024
ISOLA CAPO RIZZUTO – Anche il celebre Circo Orfei, durante la sua permanenza a Isola di Capo Rizzuto nel giugno del 2024, è stato bersaglio di pesanti intimidazioni a scopo estorsivo. Questo grave episodio criminale è uno dei fatti centrali emersi dall’operazione Libeccio eseguita dai carabinieri a Isola di Capo Rizzuto e presso le strutture carcerarie di Tolmezzo, Spoleto, Cassino, Napoli Secondigliano e Catanzaro Siano, è scattata una vasta operazione antimafia.
I Carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo del Comando provinciale di Crotone, insieme al Reparto anticrimine di Catanzaro del Raggruppamento operativo speciale e ad altri reparti specializzati, supportati dai Comandi provinciali di Cosenza e Catanzaro, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare. Il provvedimento, emesso dal Gip distrettuale presso il Tribunale di Catanzaro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, ha colpito diciannove persone.
Diciotto in carcere, uno ai domiciliari
Di queste, diciotto sono finite in carcere e una agli arresti domiciliari, mentre cinque risultavano già ristrette per altre cause. Le accuse, a vario titolo, vanno dall’associazione di tipo mafioso all’estorsione, dalla rapina impropria all’accesso indebito a dispositivi di comunicazione per i detenuti, fino ai reati in materia di stupefacenti, aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose.
I destinatari delle misure sono: Rosario Capicchiano (50 anni), Antonio Catanzaro (28), Pietro Comberiati (45), Giuseppe Fazio (69), Tommaso Gentile (45), Salvatore Nicola Guarino (48), Antonio Lentini (26), Giuseppe Francesco Liberti (31), Antonio Manfredi (26), Luigi Manfredi (28), Pasquale Manfredi (49), Antonio Morelli (74, posto ai domiciliari), Bruno Simone Morelli (43), Luigi Morelli (52), Giuseppe Passalacqua (39), Daiane Perziano (39), Carmine Serapide (38), Luigina Verterame (45) e Giuseppe Vittimberga (26).
Il ruolo dei collaboratori di giustizia
Le indagini, sviluppate dal gennaio del 2024 al luglio del 2025 mediante intercettazioni, pedinamenti e l’uso di captatori informatici, sono state supportate dalle dichiarazioni di undici collaboratori di giustizia. L’inchiesta si affianca alle risultanze delle operazioni “Blizzard-Folgore” e “Black Flower”, facendo luce sulle attuali dinamiche della Locale di Isola di Capo Rizzuto e, in particolare, delle cosche Arena, Manfredi e Nicoscia. È emersa la spiccata capacità della consorteria di ricompattarsi dopo i duri colpi subiti, inserendo nuove leve nei quadri organizzativi e avvalendosi dei familiari dei detenuti.
Oltre alle intimidazioni al circo itinerante, le indagini hanno accertato altre quattro estorsioni, tutte aggravate dal metodo mafioso. Tra le vittime figurano il panificio Sipan, un supermercato affiliato a una nota catena internazionale, l’impresa edile locale Chisari e un’azienda della provincia di Messina. Quest’ultima, che forniva il nolo di mezzi a freddo a un’altra società attiva nel territorio isolitano, ha subito il danneggiamento di diversi veicoli per un danno stimato in circa mezzo milione di euro.
Dalla “bacinella” al traffico di droga
I proventi illeciti alimentavano una “bacinella” comune, utilizzata per sostenere le famiglie dei detenuti e pagarne le relative spese legali. Questo fondo era finanziato anche da un vasto traffico di stupefacenti. L’approvvigionamento di hashish ed eroina avveniva tramite canali napoletani, reggini e albanesi, questi ultimi radicati nella periferia milanese, come documentato dal sequestro di oltre un chilo di eroina effettuato dai Carabinieri a Scandicci nell’ottobre del 2024. La droga veniva poi smerciata nell’intera provincia di Crotone, con picchi di vendita documentati soprattutto durante le festività natalizie e pasquali e nei periodi estivi.
L’ordinanza cautelare scaturisce da una complessa attività investigativa che ha disvelato la perdurante e capillare operatività della Locale di ’ndrangheta di Isola Capo Rizzuto, un’articolazione criminale storicamente legata alla cosca Arena e ai suoi alleati. Il Giudice per le indagini preliminari ha ritenuto imprescindibile l’emissione delle misure cautelari, fondando la propria decisione sulla sussistenza di un grave quadro indiziario e su un concreto e attuale pericolo di reiterazione dei reati. Tale rischio è stato desunto dalla serialità delle condotte illecite, dalla spiccata professionalità criminale evidenziata dagli indagati e dall’operatività delle presunzioni di legge legate ai delitti associativi di stampo mafioso.




