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Inchiesta Sistema Savelli: in 5 scelgono rito abbreviato

I comuni di Cirò Marina, Pallagorio e Savelli saranno parte civile

CROTONE – Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Crotone, Elisa Marchetto, ha accolto la richiesta di costituzione di parte civile dei Comuni di Savelli, Cirò Marina e Pallagorio nel procedimento nato dall’indagine dei carabinieri sul ‘Sistema Savelli’. Alla sbarra ci sono otto persone, tra ex amministratori ed ex dipendenti pubblici, accusate a vario titolo di aver intascato illecitamente bonifici per oltre 3 milioni di euro in un arco temporale che va dal 2013 al 2023.
Cinque imputati hanno formalizzato la volontà di essere giudicati con il rito abbreviato, una scelta che in caso di condanna consente uno sconto di un terzo della pena. Questa strada è stata intrapresa dall’ex responsabile del settore finanziario Michele Giudicissi, dagli ex amministratori di Savelli Tommaso Frigoli, Letizia Grazia Barbato e Antonio Cerminara, nonché dall’ex dipendente municipale Olga Caputo. Si profila invece il rito ordinario per l’ex assessore Vincenzo Anania, per l’ex vicesindaco Bruno Vittorio Caligiuri e per l’imprenditrice crotonese Giovanna Panaja. L’intero procedimento si aggiornerà a breve, con la prossima udienza già fissata per il 10 giugno.

Come nasce il Sistema Savelli

L’indagine, coordinata dal procuratore Domenico Guarascio, ha preso il via ufficialmente nel novembre del 2023 a seguito di una formale denuncia presentata dall’ex sindaco Francesco Spina e dalla segretaria comunale Maria Rosa Laratta, i quali avevano segnalato un grave e inspiegabile ammanco di bilancio stimato inizialmente in circa un milione di euro. Gli approfondimenti investigativi successivi hanno però scoperchiato un meccanismo molto più ampio e radicato. Attraverso quello che è stato ribattezzato dagli inquirenti come “Sistema Savelli”, le casse pubbliche sarebbero state prosciugate per una cifra ben superiore, calcolata in oltre 3 milioni di euro, attraverso la distrazione di fondi operata tra il 2008 e il 2023. I soldi, invece che per pagare i mandati, venivano girati sui conti personali di Giudicissi.

I ruoli nel Sistema Savelli

Al centro della rete figura Michele Giudicissi, considerato l’architetto del raggiro: in qualità di responsabile finanziario dei tre Comuni, è accusato di peculato e falso per aver materialmente emesso i mandati irregolari milionari destinati a sé stesso, a familiari e ad amministratori locali. Ad affiancarlo all’interno dell’ufficio ragioneria c’era l’ex dipendente Olga Caputo, accusata in concorso di aver partecipato attivamente all’emissione e alla gestione di questi pagamenti fittizi. I fondi illeciti avrebbero poi favorito anche figure esterne al municipio, come l’imprenditrice Giovanna Panaja, indagata proprio per aver usufruito di una parte del denaro sottratto alle casse pubbliche attraverso questa documentazione fasulla.

L’interrogatorio di Giudicissi

La svolta è arrivata con l’interrogatorio proprio di Giudicissi, il quale, ammettendo le proprie responsabilità, ha svelato i dettagli della truffa. Secondo la sua confessione, confermata poi dalle indagini dei Carabinieri, sarebbero stati emessi circa 320 mandati di pagamento falsi. Questi documenti contabili permettevano di dirottare ingenti somme su conti correnti personali o di società compiacenti. Giudicissi, però, ha tirato dentro l’indagine anche ex amministratori parlando di indennità di carica illecitamente gonfiate a loro favore, i cui compensi mensili passavano arbitrariamente da 152,43 a 400 euro senza alcuna giustificazione legale. L’inchiesta, inizialmente focalizzata su Savelli, si è poi allargata anche ai Comuni di Pallagorio e Cirò Marina, dove l’ex ragioniere aveva prestato servizio, portando alla luce ulteriori distrazioni per circa 305 mila euro.

Sistema Savelli, le indennità maggiorate

Sul fronte politico e amministrativo, le accuse di peculato e falso ideologico o materiale colpiscono duramente diversi ex esponenti della giunta di Savelli. Una delle posizioni più delicate è quella del settantaquattrenne Vincenzo Anania, ex assessore ed ex comandante della Polizia locale. Secondo l’accusa, sfruttando la sua posizione, avrebbe orchestrato l’emissione di 26 mandati falsi appropriandosi indebitamente di 36.166,32 euro (l’uomo è peraltro coinvolto in un’altra inchiesta per frode).
Anche altri ex amministratori devono rispondere di aver percepito indennità maggiorate in modo illegittimo, pur senza l’applicazione di misure cautelari personali ma subendo sequestri preventivi. L’ex vicesindaco Bruno Vittorio Caligiuri è chiamato a giustificare l’incasso illecito di 14.048,37 euro, mentre l’ex assessora Letizia Grazia Barbato si sarebbe appropriata di 5.759 euro mediante l’incasso di emolumenti gonfiati. La stessa contestazione di peculato e falso riguarda l’ex assessore Tommaso Frigoli, che avrebbe beneficiato di 1.611,85 euro concordando l’emissione di sei mandati falsi, e l’ex vicesindaco Antonio Cerminara, il quale avrebbe percepito illecitamente 1.824,62 euro.