Parole che pesano
|Droga tra i giovanissimi a Crotone, dall’inchiesta all’azione
Incontro conclusivo del progetto “Parole che pesano”, promosso dal settimanale Il Crotonese in collaborazione con il Comune di Crotone
CROTONE – Si è svolto il 18 marzo l’incontro conclusivo del progetto “Parole che pesano”, promosso dal settimanale Il Crotonese in collaborazione con il Comune di Crotone – Assessorato alle Politiche Sociali. Un momento di sintesi e confronto che ha segnato la chiusura di un percorso intenso, ma allo stesso tempo l’avvio di una nuova fase. Un’iniziativa che ha rappresentato molto più di una semplice campagna informativa: una vera e propria inchiesta giornalistica nata con l’obiettivo di accendere i riflettori su uno dei fenomeni più complessi e delicati del territorio, quello della tossicodipendenza. Presenti Angela De Lorenzo, autrice dell’inchiesta, il direttore de il Crotonese, Giuseppe Pipita, Viviana Cimino, che ha preparato ed esposto il report relativo ai dati raccolti, il sindaco Vincenzo Voce, l’assessore alle politiche sociali Filly Pollinzi, i rappresentanti delle forze dell’ordine, della Cooperativa Agorà, la dottoressa Antonella Cernuzio e anche docenti.
Il desiderio di ascoltare
Il punto di partenza è stato l’ascolto. Un lavoro capillare che ha attraversato scuole, famiglie e realtà di recupero, dando voce a chi vive quotidianamente il problema. E proprio dalle testimonianze raccolte emerge un dato chiaro: la necessità di parlare. “Chi vive una dipendenza vuole raccontarsi, chiede di essere ascoltato”, è uno degli elementi più significativi emersi dal progetto. Un approccio che ha trovato terreno fertile soprattutto tra gli studenti. Gli incontri nelle scuole — spesso temuti per il rischio di scarso coinvolgimento — si sono trasformati in momenti di confronto reale. I ragazzi hanno partecipato, fatto domande, scritto, chiesto aiuto. In alcuni casi, anche con reazioni forti: lacrime, paure confessate, esperienze personali condivise. Segnali che raccontano un disagio diffuso ma anche una grande richiesta di attenzione. I dati raccolti, tuttavia, sono tutt’altro che rassicuranti. Sempre più frequentemente i servizi sanitari registrano accessi di giovanissimi, anche di appena 13 anni, con problematiche legate all’uso di sostanze. Una realtà resa ancora più complessa dalla diffusione di nuove droghe, spesso acquistabili online e difficili da identificare, che aumentano i rischi per la salute e rendono più complicati gli interventi clinici. Non si tratta più di un fenomeno marginale o confinato a specifici contesti sociali. Le evidenze parlano di una diffusione trasversale, che coinvolge anche adulti e professionisti. Un dato che apre riflessioni più ampie, non solo sul piano sanitario ma anche su quello della sicurezza pubblica: l’uso di sostanze, infatti, è spesso correlato a incidenti stradali e comportamenti a rischio.
L’aspetto sociale
Accanto all’aspetto sanitario emerge anche quello sociale. Le dipendenze, come evidenziato dagli operatori, possono portare a conseguenze gravi: perdita del lavoro, isolamento, difficoltà economiche e familiari. Un impatto che ricade sull’intera comunità e che richiede risposte strutturate. In questo contesto, il ruolo delle istituzioni diventa centrale. L’amministrazione comunale, attraverso i servizi sociali, sta lavorando per rafforzare la rete di supporto, promuovendo progetti di inclusione e percorsi di reinserimento. Tra le iniziative in programma, anche l’apertura di nuovi spazi dedicati ai giovani e il potenziamento delle attività sul territorio, comprese unità di strada e servizi di prossimità.
Fondamentale anche il contributo delle forze dell’ordine, non solo sul piano repressivo ma soprattutto su quello educativo e preventivo. Gli incontri con gli studenti hanno permesso di mostrare un volto diverso delle istituzioni, più vicino e accessibile, contribuendo a costruire fiducia e a far conoscere strumenti concreti per chiedere aiuto. Parallelamente, la campagna di sensibilizzazione ha avuto un forte impatto anche sul piano comunicativo.
La risonanza sui social
I contenuti diffusi sui social hanno raggiunto oltre 300 mila persone, in gran parte al di fuori del pubblico abituale, segno di un interesse diffuso e della capacità del progetto di intercettare bisogni reali. Le testimonianze dirette — spesso dure, ma autentiche — hanno rappresentato il cuore della narrazione, rendendo il messaggio ancora più incisivo. Tra gli elementi emersi, anche la necessità di superare stereotipi e banalizzazioni. I giovani, spesso etichettati come disinteressati o distanti, hanno invece dimostrato attenzione e sensibilità. “Non è vero che non vogliono ascoltare — è emerso durante gli incontri — spesso siamo noi adulti a non saperli ascoltare davvero”. Il percorso avviato rappresenta solo un primo passo. Tra le prospettive future, la volontà di rendere strutturale la collaborazione tra tutti gli attori coinvolti, migliorare la condivisione dei dati e rafforzare gli strumenti informativi per i cittadini, in particolare per i più giovani. La sfida resta complessa, ma una certezza emerge con forza: il silenzio non è più un’opzione. Parlare, informare e costruire reti di supporto è oggi l’unica strada possibile per affrontare un fenomeno che riguarda tutti.


