Il futuro del castello
|Un restauro per attraversare tre millenni di storia di Crotone
Tommaso Tedesco, direttore dei lavori di restauro dei bastioni, camminamenti e rivellini, spiega le tre aree di intervento sul castello
I l principio ispiratore del progetto Antica Kroton è stato quello di riportare alla luce aree archeologiche che insistono nel tessuto urbano moderno, attraverso uno straordinario intervento di valorizzazione dell’assetto urbanistico dell’antica polis, e delle presenze monumentali delle fortificazioni viceregnali. In questo è risultato fondamentale la condivisione degli obiettivi con gli organi periferici del MIC.
Le indagini preliminari
Per la Cinta muraria viceregnale e il Castello erano state individuate da parte del Comune sette probabili aree d’intervento, in quanto di proprietà pubblica e immediatamente disponibili.
Queste aree e le relative emergenze (mura, bastioni e rivellini) sono state investigate mediante prospezioni effettuate con tecniche geoelettriche e georadar, svolgendo preliminarmente o in modo concomitante un survey di supporto. Con grande sorpresa, in estrema sintesi, è emerso che buona parte delle mura e degli ambienti ipogei sono ancora esistenti ed integri, anche se nascosti da sovrapposizioni e dalle conseguenze della violenza architettonica, privata e pubblica, perpetrata per lasciare l’identità storica della città solo ai libri e non alle testimonianze fisiche: in ogni caso un patrimonio di conoscenza che rimane disponibile a chi vorrà in futuro proseguire l’opera di recupero e di valorizzazione di questo importante patrimonio urbano di architettura fortificata.
Dal mese di aprile fino all’ottobre 2023 si sono susseguiti confronti sull’intervento tra i progettisti dei tre cluster, gli amministratori e i tecnici, comunali e del MiC durante i quali si è dato rilievo all’inquadramento storico-archeologico, al fine di far comprendere ai progettisti con quale contesto si stavano confrontando.
Le tre aree d’intervento
Già nell’autunno del 2023 il progetto di Antica Kroton per la Cinta muraria e per il Castello, di competenza del Comune, prende forma, indirizzando la progettazione fondamentalmente su tre aree d’intervento
Area 1, il bastione di Santa Caterina
Il bastione cosiddetto di Santa Caterina è stato realizzato nel 1541 su progetto dell’architetto Gian Giacomo d’Acaya che adeguò la fortezza medioevale e rinascimentale del Castello alle mutate tecniche di difesa dettate dall’evoluzione delle armi da fuoco. Al suo interno è composto da due ambienti voltati, comunicanti tra loro, che sviluppano circa 470 mq di superficie utile, per un’altezza massima, al culmine della volta, di circa 12 metri. La sala più grande, di circa 250 mq, con lati di 17 metri, funge da casamatta, con una cannoniera su ciascuno dei due fianchi, rimaste fino ad oggi abbastanza integre.
Il bastione e l’intero invaso murario del Castello sono stati recuperati e restaurati, con un finanziamento di 2 miliardi idi vecchie lire, tra il 1989 e il 1996 dal Comune di Crotone, che all’epoca ne deteneva l’uso.
La pavimentazione degli ambienti interni del bastione di Santa Caterina è più bassa di circa 26 metri dall’ingresso, un dislivello da percorrere a piedi paragonabile alle scale di un palazzo a 8-9 piani. Questa è stata la ragione per cui gli enormi ambienti, pur recuperati con grande dispendio di risorse, sono stati poco utilizzati e, negli ultimi decenni, completamente abbandonati.
Con l’intervento in corso è stato progettato un nuovo ingresso dalla Villa comunale, utilizzando una delle due brecce realizzate impropriamente sui fianchi del bastione nella seconda metà del 1800. Le pavimentazioni delle due sale del bastione sono poste pressoché alla stessa quota del terreno della Villa comunale prospiciente una delle due brecce, per cui, senza intervenire sulla storica struttura, si potrà accedere all’interno del bastione dalla breccia mediante un sistema di scale e ascensori per coprire il dislivello di circa 4 metri, esistente dal piano della breccia ai due piani inferiori.
La casamatta diventerà una enorme sala immersiva
La bella grata di fine ‘800, in ferro forgiato, che ne ostruiva il passaggio, è stata rimossa e verrà restaurata e dopo il restauro verrà esposta nell’ambito della fortezza, come testimonianza della lavorazione del ferro battuto ed espressione sapiente dell’arte della composizione.
La casamatta, il più grande degli ambienti antichi della città, grazie a questi accorgimenti potrà diventare un’enorme sala immersiva dove i visitatori potranno attraversare – “indenni” e in pochi minuti – tre millenni di storia crotonese.
Area 2, discesa Conigliera
Lo scenario attorno al secondo tratto di discesa Conigliera è costituito da prospetti ed elementi fortificati di epoca diversa che si susseguono a trecentosessanta gradi come slide di un racconto: lo squarcio della Porta di mare sul muro quattrocentesco di controscarpa del fossato, la torre “martiniana”, tipica dell’architettura fortificata di transizione (sec. XV), con il suo elegante cordolo litico di base e, infine, il fianco nord con angolo ad “orecchione” del rivellino Miranda e la relativa cannoniera, ora obliterata, le cui bocche speriamo presto di ripristinare. A questo contesto si aggiungono: il “Principe di Piemonte”, per la cui realizzazione nel 1925 è stata abbassata la parte est del rivellino; la struttura del Lavatoio comunale realizzata nel fossato nel 1907.
La leggera modifica del percorso stradale di discesa Conigliera e la valorizzazione del fianco del rivellino Miranda (Principe di Piemonte), eliminando i terrapieni e i parcheggi a ridosso delle mura della fortezza, consentono oggi di restituire il suggestivo accesso all’antica Porta di mare, ormai perduta.
Circa 2.000 mq di pavimentazione
Attorno alle mura si snodano percorsi pedonali che consentono di arrivare nella Villa comunale e attorno il Castello, verso il porto e la città storica, illuminati da elementi moderni capaci di proiettare luce diffusa e non inquinante. In tutto circa 2.000 mq di pavimentazione, sia stradale (realizzata in consistenti cubetti di granito posto ad archi contrastanti) che pedonale (realizzato in terreno stabilizzato drenante), con capacità significativa di assorbimento delle acque meteoriche che altrimenti verrebbero riversate nei quartieri sottostanti di San Leonardo e della Marina: la pioggia, anche quella violenta, verrà in gran parte assorbita dal sottosuolo senza provocare allagamenti alle strade e ai piani terra delle case sottostanti.
Area 3, bastione Toledo
Il bastione Toledo di forma pentagonale, risale anch’esso al 1541. Il nucleo centrale del bastione è costituito da due casematte, poste ai lati della bisettrice, consistenti in ambienti chiusi di circa 550 mq. complessivi, con volta a botte (detta anche ‘a lamia’) dall’altezza interna di oltre m. 9,0.
L’identificazione della destinazione dei due ambienti è consentita dalla presenza di due postazioni per cannoni, ricavate nei fianchi opposti, che traguardavano le facce dei corrispondenti bastioni. Alle casematte si accedeva da piazza Immacolata, posta pressocché alla stessa quota, superiore di oltre 4 m a quella di piazza Mercato; l’accesso alla seconda casamatta è emerso in seguito alla spicconatura dell’intonaco di una delle pareti.
La ricostruzione delle due cannoniere
Le complesse demolizioni delle strutture in ferro e laterizio, realizzate alla fine degli anni Ottanta del Novecento, che alteravano la percezione delle primitive volumetrie, hanno consentito di individuare i piani di calpestio originari e le postazioni per i cannoni, che ne identificano la destinazione d’uso. Anche sulle pareti e sulle facciate esterne sono state identificate tutte le alterazioni all’originaria struttura; con le lavorazioni in corso verranno ripristinati i piani di calpestio originari, demolendo anche gli inutili soppalchi e realizzando una pavimentazione “architettonica” su piastre flottanti. Un’ampia specchiatura su una parete interna della seconda sala renderà visibile l’originario ingresso.
La ricostruzione delle due cannoniere orienterà finalmente la percezione della funzione originaria del luogo, esaltandone le dimensioni senza inibirne la rifunzionalizzazione moderna per scopi culturali e di partecipazione sociale.
Infine gli squarci sulle murature, operati per le diverse destinazioni d’uso ottocentesche, verranno ricuciti con schermature esterne traforate e, internamente, con pannellature di vetro, mentre la parte sud del bastione, il musone, diventerà un invisibile cavedio per le macchine dell’impianto di riscaldamento; la riserva idrica dell’impianto antincendio verrà occultata nella cavità sotto il palcoscenico posto nella seconda casamatta.


