iconografia urbana
|La Crotone disegnata: una città e il suo castello
L’intervento di Francesca Capano dell’Università degli studi di Napoli Federico II Centro interdipartimentale di ricerca sull’iconografia della Città Europea
Crotone ha rappresentato per la sua posizione, propaggine orientale delle Calabrie, un caposaldo difensivo e commerciale tra Taranto e Reggio Calabria sin dall’origine achea, come dimostrano le sue principali attrezzature militare e militare e commerciale: il castello e il porto. Il castello e le mura l’hanno sempre definita, nonostante le variazioni di struttura e articolazione per la necessità di adeguamento alle tecniche militari. Infatti, proprio ai continui progetti di ammodernamento delle strutture difensive è legata la storia urbana di Crotone, più precisamente Cotrone come si chiamava allora. Lo stretto legame tra mura e città consolidato dal XV secolo, si è mantenuto fino alla metà dell’Ottocento, quando dopo l’unità si condusse una parziale demolizione della cinta.
Crotone ha subito contrazioni violente e consistenti rispetto alla grande Kroton, fagocitando l’impianto originario; non è una città con continuità di vita, ma neanche senza, ma sopravvissuta in una forma urbana autonoma rispetto al disegno dell’originaria città di fondazione. Per continuare a esistere ha obliterato la città achea, utilizzandone solo una parte: l’acropoli. Durante il lungo e ‘oscuro’ medioevo la città subì la storia come tutti i centri dell’occidente, conformandosi tra Tardo Antico e Alto Medioevo sulla rocca, che scelse essendo il sito più facilmente difendibile senza continuità con il limes greco.
Quaranta iconografie urbane
Per raccontare velocemente Crotone e il castello, si è scelto un campo di ricerca: l’iconografia urbana. Nonostante non esistano molti ‘ritratti’ urbani di Crotone, le sue piante e vedute ci confermano l’identificazione della città con il suo sistema di difesa: castello e cinta difensiva. Infatti se, ironicamente, la città classica non ha alcuna rappresentazione letteraria, cioè ricostruita indirettamente dalle fonti antiche, ne ha un numero consistente che documenta le trasformazioni del castello tra Cinquecento e Ottocento.
Tra le circa quaranta iconografie urbane, raccolte per raccontare la città di ‘sopra’ nel progetto Antica Kroton Futura, la prima veduta, di cui si ha notizia oggi, è quella del Codice Romano Carratelli. Si tratta di una scoperta abbastanza recente e di grande interesse scientifico. Il codice fu composto negli anni a cavallo tra il XVI e XVII secolo per documentare lo stato dei presidi militari costieri, cui era affidato l’importante compito strategico della difesa dagli attacchi ottomani. La realizzazione durò alcuni anni ma l’autore è rimasto anonimo, nonostante per il tipo di informazioni che fornisce, fu un architetto-ingegnere o/e un cartografo-topografo della stretta cerchia di ambiente vicereale, coordinatore di una esperta equipe di militari e di tecnici.
La veduta descrive la centralità e la posizione di preminenza e controllo del castello rispetto all’indifferente edificato; quando, quasi tutta la storia evolutiva del castello si era conclusa. Infatti era chiamato il Castello di Carlo V, nonostante la sua origine aragonese su strutture preesistenti, poiché si ricordava così la lunga fase di ristrutturazione avviata al tempo di Carlo V e condotta dal famoso viceré don Pedro de Toledo.
Ingegneri militari importanti
Per tutto il Cinquecento si susseguirono più fasi di ristrutturazione e la direzione di diversi ingegneri militari di fama nazionale e internazionale, come diremmo oggi: Antonello da Trani, Giovanni Maria Buzzaccarino, Giangiacomo dell’Acaya e Ambrogio Attendolo.
Prima di questa scoperta si riteneva che la prima veduta di città e castello fosse Cotrone di Francesco Cassiano de Silva dal manoscritto, Regno Napolitano anotomizzato (Österreichische Nationalbibliothek, Wien) di un secolo più tardi. Alla veduta è annessa questa descrizione «Nihil illa salubrius scrisse Strabone per il suo clima, da cui non provò giamai ne scosse di terra ne infezion d’aria epidemica. Scuola fu fierissima de Pitagorici, Senato di mille Padri e Ridotto di valorosi Guerrieri. […] Vedesi oggi non più cinta dall’antica circonferenza di 120 miglia le sue mura sette baluardi contornata e cortine erette nell’imperio di Carlo Quinto più cospicue delli edifici, toltone quelle del Castello ben forte e ben presidiato da Guardie Spagnole»; anche solo la selezione riassume la storia della città.
Le planimetrie militari di metà Cinquecento
Ma se le vedute sono di maggiore impatto non si possono trascurare le planimetrie militari precedenti; riferendoci solo a quelle di metà Cinquecento si citano i disegni, che in qualche modo raccontano il monumento simbolo della città: Cotrone, seconda metà del XVII secolo, Uffizi, Firenze; Cotrona attribuito a Matteo Neroni, ISCAG Roma; Crottone. Cotrone, Bibliothèque nationale de France, Paris. Dalle piante schematiche con annesse didascalie si possono ricostruire grazie all’analisi delle fonti, la storia del castello prima della fase vicereale. Le prime notizie di un presidio difensivo risalgono all’XI secolo.
L’importanza strategica del castello fu riconosciuta dagli svevi, dagli angioini e dagli aragonesi, che infatti lo ricostruirono dopo i danni della guerra angioino-aragonese. I lavori più importanti furono quelli effettuati durante il regno di Ferrante e affidati a Francesco di Giorgio Martini e Antonio Marchesi da Settignano a partire dal 1482, quando le antiche torri angioine furono sostituite dai possenti torrioni scarpati. Per concludere, la fama di coloro che lavorarono alla difesa di Crotone e il rilievo internazionale degli enti di conserv


