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Indagine su appalti alla Provincia, i ruoli nell’organizzazione

I particolari dell’indagine della Guardia di finanza che rivelano come funzionava il presunto sistema corruttivo

CROTONE – L’indagine Teorema con la quale il Nucleo Mobile del Gruppo della Guardia di finanza ha scoperto un presunto giro di tangenti alla Provincia di Crotone ha svelato una organizzazione collaudata. L’ossatura tecnica dell’associazione era garantita da due figure professionali: l’ingegnere Luca Bisceglia e l’architetto Rosaria Luchetta. I due professionisti, coniugi, mettevano stabilmente a disposizione le proprie qualifiche per l’aggiudicazione formale e l’esecuzione degli appalti di Provincia e di alcuni Comuni. Una volta incassato il denaro, provvedevano a riconsegnarne una parte consistente al duo Manica-Combariati. Il transito del denaro seguiva un percorso circolare che gli inquirenti definiscono di disarmante semplicità che partiva dalle casse della Provincia e, dopo aver attraversato i conti dei professionisti e delle società di comodo, finiva direttamente nelle mani di Manica che lo utilizzava attraverso un bancomat intestato a Combariati.

Prestanomi per evitare il conflitto di interessi

Per garantire l’impermeabilità del sistema e la sua regolarità apparente, il sodalizio si avvaleva di figure con compiti amministrativi e legali volti a schermare il reale dominus. Alessandro Vallone operava come commercialista di riferimento e prestanome, assumendo la carica di rappresentante legale in diverse società del gruppo, tra cui Kreosolution ed È Impresa. Il suo compito era curare la contabilità societaria e assicurare la circolarità dei flussi finanziari per mascherare il ritorno delle tangenti verso Manica.
Fabio Manica, pur frequentando spesso la sede della Sinergyplus, non poteva apparire nelle società alle quali faceva assegnare gli appalti. Per questo nell’organizzazione un ruolo di copertura essenziale era svolto da Vicky Ingarozza e dall’avvocato Francesco Manica, rispettivamente cognata e fratello del politico crotonese. La prima, per la Procura, si sarebbe prestata a intestarsi quote delle società Sinergyplus e Kreosolution, agendo da schermo per dissimulare il conflitto di interessi e la reale partecipazione del cognato. Il secondo, in qualità di vero e proprio consigliere legale, avrebbe suggerito fusioni o scissioni per blindare le imprese del gruppo, cercando di garantire la continuità degli affari illeciti del fratello mettendolo al riparo dalle indagini.
Un ulteriore apporto all’operatività del sistema proveniva da Luca Vincenzo Mancuso e Andrea Esposito, altre due figure di spicco cittadine, entrambi dirigenti di Fenimprese. Attraverso la loro società “È Impresa”, che deteneva quote in Sinergyplus e Kreosolution, i due avrebbero partecipato attivamente al meccanismo di canalizzazione degli appalti e alla successiva redistribuzione degli illeciti profitti verso il vertice dell’associazione. Da segnalare che Mancuso ed Esposito sono usciti dall’assetto societario della Sinergyplus a quanto pare per dissidi con Manica sulla ripartizione degli utili. Ai margini di questa struttura si collocava la figura di Gaetano Caccia, socio della 3E Ingegneria. Quest’ultimo avrebbe agevolato le attività del gruppo consapevole del patto corruttivo, facilitando in particolare le operazioni illecite nel territorio del Comune di Isola di Capo Rizzuto.

Il concorso dei funzionari pubblici

L’intera complessa macchina non avrebbe mai potuto funzionare senza il determinante concorso dei funzionari pubblici che però non devono rispondere del reato di corruzione. In ambito provinciale, sono indagati per falso in atto pubblico i dirigenti: Francesco Mario Benincasa, Domenico Zizza e Michele Scappatura che avrebbero adottato o avallavate le determine di affidamento su diretta indicazione e imposizione di Manica ed avrebbero attestato falsamente la regolarità delle procedure e la presenza di requisiti professionali inesistenti, omettendo le necessarie verifiche sui valori degli appalti e sulle coperture finanziarie. Secondo la pm le determine dei dirigenti sarebbero “mere pezze giustificative” di decisioni illecite del vicepresidente della Provincia.

Indagini anche a Cirò Marina e Isola

Dinamiche del tutto speculari si verificavano a livello comunale dove però Manica non è accusato di corruzione. A Cirò Marina l’indagine ha coinvolto i funzionari comunali Giuseppe Marinello, Raffaele Cavallaro e Bina Fusaro accusati di falso per i lavori ai mercati saraceni, al campo di calcio ed all’asilo Artino. Lavori svolti dai professionisti Bisceglia e Luchetta e dall’impresa di Combariati.
Ad Isola Capo Rizzuto sono indagati Antonio Otranto ed il suo consulente Adriano Astorino insieme con l’imprenditore Salvatore Valente (esecutore materiale dei lavori e con il direttore dei lavori Combariati): devono rispondere del reato di frode nelle pubbliche forniture, truffa in erogazioni pubbliche, falso in atto pubblico: per la Guardia di finanza avrebbero realizzato varianti progettuali fittizie per coprire opere non autorizzate inducendo in errore, per l’approvazione dei pagamenti, la giunta comunale. Di falso deve rispondere, infine, Caterina Scavo legale rappresentante della società “MI.SA s.r.l.s. Affidataria di lavori di impermeabilizzazione al polo scolastico di Petilia Policastro: avrebbe presentato un’offerta consapevole della mancanza di requisiti di esperienza richiesti visto che la società era stata costituita pochi giorni prima dell’appalto.

La Finanza esegue sequestro di 400 mila euro

L’operazione si è conclusa con il sequestro di quasi 400.000 euro, di cui 172 mila identificati come profitto diretto della corruzione sugli appalti pubblici. Il decreto di sequestro preventivo ha colpito i profitti illeciti conseguiti dagli indagati. La misura interessa Fabio Manica per una somma complessiva di 122.795,02 euro, che rappresenta i vantaggi economici e le tangenti ottenute attraverso le illecite assegnazioni di lavori pubblici. Sono stati posti i sigilli a  immobili, auto e moto. Nei confronti di Giacomo Combariati, il sequestro mira a recuperare l’importo di 64.831,86 euro, derivante dal suo ruolo nel sistema associativo. Per Luca Bisceglia è stato disposto il sequestro di 20.999,08 euro, mentre nei confronti di Rosaria Luchetta la cifra sequestrata ammonta a 27.613,64 euro. Il provvedimento interessa inoltre Alessandro Vallone per una somma pari a 1.248,00 euro e Gaetano Caccia per l’importo di 2.500,00 euro.

Tutti gli indagati, essendo l’indagine alla fase preliminare, sono da considerarsi innocenti fino a sentenza definitiva. Nei prossimi giorni si svolgeranno gli interrogatori preventivi dei cinque indagati per i quali era stata chiesta la misura cautelare.