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Indagine su Provincia Crotone, i nomi degli indagati

Tra le persone coinvolte nell’operazione Teorema diversi professionisti e funzionari della provincia di Crotone

CROTONE – Si chiama ‘Teorema’ il ciclone giudiziario che si è abbattuto martedì 31 marzo sulla Provincia di Crotone con la prospettiva di un ulteriore allargamento delle indagini nelle prossime settimane ad altri enti. Al centro dell’indagine sulla Provincia di Crotone, condotta dal Gruppo di Crotone – Nucleo Mobile della Guardia di Finanza e coordinata dalla Procura della Repubblica, c’è Fabio Manica, consigliere comunale di Forza Italia, ex vicepresidente dell’ente intermedio e presidente facente funzione fino a qualche giorno fa. Manica, uomo di punta di Forza Italia a Crotone, è indicato dagli inquirenti come il dominus assoluto di un sistema capace di drenare centinaia di migliaia di euro dalle casse pubbliche.

L’Operazione Teorema a Crotone tra tangenti e falsi

L’avviso di garanzia è stato notificato ad altre 19 persone: Giacomo Combariati (41 anni), Luca Bisceglia (51), Rosaria Luchetta (47), Alessandro Vallone (44), Vicky Ingarozza (42), Francesco Manica (50), Luca Vincenzo Mancuso (45), Andrea Esposito (46), Gaetano Caccia (49), Domenico Zizza (61), Francesco Mario Benincasa (60), Raffaele Cavallaro (59), Giuseppe Marinello (47), Adriano Astorino (48), Antonio Otranto (55), Michele Scappatura (56), Bina Fusaro (40), Caterina Scavo (30), Salvatore Valente (43). Devono rispondere a vario titolo dei reati di corruzione, truffa aggravata ai danni dello Stato, la frode nelle pubbliche forniture e il falso ideologico. Per cinque indagati (Fabio e Francesco Manica, Combariati, Bisceglia e Lucchetta) la Procura aveva chiesto delle misure cautelari, ma il gip ha preferito far notificare loro l’invito a rendere interrogatorio preventivo prima di decidere in tal senso. L’interrogatorio è previsto subito dopo Pasqua: il 7 aprile.

Il teorema ipotizzato da Procura e Gdf

Il ‘Teorema’ dei finanzieri ha svelato come ogni volta che la Provincia pagava un professionista per un lavoro a scuola, scattava la fase del rientro. Il meccanismo corruttivo che gli investigatori definiscono di una “disarmante semplicità”, si basava sulla cosiddetta “tangente circolare”. Fabio Manica, sfruttando il suo peso politico e le deleghe all’edilizia scolastica e alla Stazione Unica Appaltante, avrebbe pilotato l’assegnazione di incarichi per lavori negli istituti scolastici superiori del crotonese (Filolao, Pitagora, Gravina, Lucifero) a favore di professionisti amici o società a lui riconducibili. I lavori venivano frazionati o mantenuti artificialmente sotto i limiti di legge per permettere l’affidamento diretto, eliminando ogni forma di concorrenza. Il metodo era semplice ed efficace. Manica, secondo gli inquirenti, imponeva ai dirigenti provinciali di affidare i lavori a un ristretto cartello di fedelissimi che gli restituivano poi parte dei soldi. I funzionari della Provincia e del comune di Cirò Marina sono indagati a vario titolo per falso in atto pubblico, mentre ad Isola Capo Rizzuto devono rispondere anche di truffa aggravata ai danni dello Stato, la frode nelle pubbliche forniture.

L’inchiesta ha svelato un collaudato sistema illecito per pilotare gli appalti pubblici di Provincia e Comuni, finalizzato a convogliare tangenti verso il vertice dell’organizzazione, Fabio Manica. L’ossatura tecnica era affidata all’ingegnere Luca Bisceglia e all’architetto Rosaria Luchetta, che si sarebbero aggiudicato le gare per poi restituire parte dei fondi pagati dalla Provincia ad una ditta, la Sinergyplus di Giacomo Combariati. I soldi, secondo la tesi della Procura, arrivavano a Manica il quale li prelevava materialmente utilizzando un bancomat intestato a Giacomo Combariati. Per mascherare questo flusso di denaro e i conflitti d’interesse, il gruppo si sarebbe avvalso del commercialista Alessandro Vallone come prestanome per la gestione delle società di comodo, della cognata di Manica,  Vicky Ingarozza per l’intestazione fittizia delle quote aziendali della Sinergyplus e dell’avvocato Francesco Manica, fratello di Fabio, per le strategie legali volte a blindare le imprese. Al meccanismo corruttivo partecipavano attivamente anche Luca Vincenzo Mancuso e Andrea Esposito, che detenevano quote della Sinergyplus in seguito cedute per dissidi economici con Manica, e Gaetano Caccia, incaricato di agevolare le operazioni illecite a Isola di Capo Rizzuto. L’operazione della Guardia di Finanza è culminata con il sequestro preventivo di quasi 400.000 euro.