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Indagine su Provincia Crotone, le intercettazioni ascoltate col Trojan

L’architetto dice a Manica: “non si è mossa una matita senza che tu sapessi nulla…”

CROTONE – Il castello di carte sul presunto sistema corruttivo nella gestione di alcuni appalti alla Provincia di Crotone è crollato grazie a un’attività investigativa moderna che ha utilizzato lo spyware Trojan inoculato nei telefoni degli indagati. L’operazione Teorema, che martedì 31 marzo ha portato alla notifica di 20 avvisi di garanzia e all’esecuzione di 16 perquisizioni anche negli uffici della Provincia, ha ricostruito vicende relative al biennio 2022-2023 che vedono coinvolto il consigliere comunale di Forza Italia, Fabio Manica, nella sua veste di vicepresidente della Provincia di Crotone con le deleghe a edilizia scolastica e stazione unica appaltante.

Il pactum sceleris dell’associazione a delinquere

I dettagli delle intercettazioni riportate nelle carte dell’inchiesta forniscono un quadro chiaro sui ruoli e la spregiudicatezza di questo sistema. Per gli inquirenti sono le stesse voci dei protagonisti, immortalate da cimici e telefoni intercettati, che tracciano la cronaca di un vero e proprio “pactum sceleris” tra Manica ed il gruppo di professionisti.
Il ruolo di Manica, che secondo la Procura della Repubblica sarebbe il dominus dell’attività illecita, emerge in modo dirompente in una conversazione del 19 giugno 2025, catturata all’interno degli uffici della società Sinergyplus,  base logistica del gruppo. L’architetto Rosaria Luchetta, una delle professioniste che gravitava nell’orbita di Manica, si scontra animatamente con lo stesso Vicepresidente in merito alla spartizione dei proventi di un appalto. Le sue parole non lascerebbero spazio a dubbi sul potere assoluto del politico: “non si è mossa una matita senza che tu sapessi nulla…”.
E ancora, per rimarcare la regia di Manica in ogni fase dice: “Fabio tu eri al corrente di tutto perché nessuno ti ha mai fatto ne sgambetti e ne ha fatto accordi che tu non sapevi Fà…”. Manica, dal canto suo, ribatte a tono, rivendicando gli accordi prestabiliti e ammonendo la Luchetta: “non si dicono determinate cose Rosa…determinate cose non si dicono Rò…capito?”. Il politico rivendica, in modo perentorio, l’esistenza di un patto originario: “non è un accordo aleatorio cara Rosaria…non è un accordo aleatorio…è un accordo fatto sull’importo dei lavori…ok?…”.

Il compito di Combariati per coprire Manica

Ma Manica non agiva da solo. Il suo “braccio destro”, nonché amministratore formale della Sinergyplus, era Giacomo Combariati. Le intercettazioni svelano come Combariati fosse il tramite tra Manica, che era costretto a rimanere “occulto” per ovvi motivi istituzionali, e il resto del mondo. È lui stesso a confermare di essersi mosso per sbloccare i fondi pubblici, rassicurando i complici: “mo ho chiesto pure per quanto riguarda le scuole mo… e pure quelli sto sollecitando”. A sottolineare che il ruolo di Manica dovesse essere nascosto è la stessa Luchetta, che rivolgendosi al politico afferma senza mezzi termini: “con te non poteva parlare oi Fà…poteva parlare con te?…che non poteva parlare con te…quindi per forza da me doveva passare…”.

La pianificazione spartitoria era totale e minuziosa, tanto che, come ammette candidamente Combariati in un’intercettazione con l’ingegner Luca Bisceglia: “già è tutto prestabilito…”. Ognuno aveva il suo ruolo e la sua percentuale. A dimostrarlo, le lamentele di Bisceglia in un’altra telefonata, in cui contesta l’appropriazione di meriti da parte di Manica: “tutti io li ho portati i lavori…ok, tutti tu li hai portati? cioè…ma mi sa che c’è qualcuno che l’abbiamo portato pure noi…, tipo la mensa di Papanice, Rosaria l’ha portata…”. E quando i patti non venivano rispettati, la reazione di Manica era spietata: “ma io lo so pure…digli che gli chiudiamo i rubinetti…digli così tu…”.

L’ingordigia del gruppo si evince anche dalle modalità con cui cercavano di drenare fondi, come dimostra la vicenda della mensa scolastica di Isola di Capo Rizzuto. In un colloquio tra Combariati e Adriano Astorino (consulente del Comune), i due progettano di gonfiare i costi di un impianto antincendio (“tra pompe serbatoi e idranti un 20/25.000 euro”) per coprire le spese di una pavimentazione non autorizzata: “quella della copertura…aumento un po’ le voci relative all’antincendio…insomma devo gonfiare…in modo tale che…”.

Il timore di essere scoperti limita le conversazioni

Nonostante la spregiudicatezza, il gruppo dimostrava un certo timore di essere scoperto soprattutto dopo l’accesso della Guardia di finanza alla Provincia ed ai comuni di Crotone e Cirà Marina nel luglio 2025. Le intercettazioni rivelano inviti continui alla prudenza. In una conversazione, Manica redarguisce i suoi interlocutori: “queste cose le potete dire con i vostri telefoni?”. E in un altro episodio, preoccupato dalle indagini, Manica stesso dirada le sue presenze negli uffici della Sinergyplus, ordinando a Combariati: “vabbè però chiamami così me la dai prima…senza che vengo io pure li…”. Avvertimenti che, tuttavia, non sono bastati a sfuggire all’occhio attento degli inquirenti.

Pedinamenti digitali e video dell’uso del bancomat

Le indagini hanno documentato come il politico utilizzasse regolarmente la carta bancomat legata al conto personale di Combariati per prelevare contanti o pagare spese personali, dalle rate di auto di lusso come una BMW alle polizze assicurative, fino a spese voluttuarie come settimane bianche e feste private. A completare il quadro probatorio sono stati i pedinamenti elettronici tramite GPS e le riprese delle telecamere ATM: Fabio Manica è stato immortalato mentre prelevava contante utilizzando la carta bancomat personale di Giacomo Combariati, dimostrando che il conto del collaboratore era, di fatto, il portafoglio personale del politico. Secondo l’indagine avrebbe eseguito in meno di due anni 85 prelievi per un totale di 46.200 euro dalla carta di Combariati alimentata dai soldi che provenivano dalla Provincia.