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Indagine su Provincia di Crotone, Manica indagato per corruzione

Operazione Teorema della Procura della Repubblica con 20 indagati. La Guardia di finanza esegue sequestro preventivo per 400 mila euro

CROTONE – La Guardia di finanza ha notificato martedì 31 marzo 20 avvisi di garanzia nell’ambito di un’indagine sugli appalti della Provincia di Crotone.  Al centro dell’operazione, denominata Teorema, ci sarebbe Fabio Manica, consigliere comunale di Forza Italia, presidente facente funzione della Provincia fino a qualche giorno fa ed ex vicepresidente dell’ente intermedio. Manica è stato rieletto consigliere provinciale domenica 29 marzo. Per lui e per altri quattro indagati per corruzione la Procura della Repubblica aveva chiesto delle misure cautelari (4 in carcere e 1 ai domiciliari), ma il gip ha deciso di far notificare loro l’invito a rendere interrogatorio preventivo prima di decidere in tal senso: una procedura prevista dalla legge.
L’indagine è stata condotta dal Gruppo di Crotone – Nucleo Mobile sotto la guida del maggiore Francesco Ranieri e coordinata dalla locale Procura della Repubblica. Risultano iscritti nel registro degli indagati 20 persone con accuse pesantissime che vanno, a vario titolo, dall’associazione per delinquere alla corruzione, dalla truffa aggravata ai danni dello Stato alla frode nelle pubbliche forniture e falso ideologico.

Scoperti appalti pilotati

Le indagini comprendono vicende accadute in un arco temporale che va dal 2023 al 2025 e sono supportate da intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, oltre che da minuziosi accertamenti bancari. La GDF ha scoperchiato un’organizzazione con una rigida struttura gerarchica. Al centro del sistema figurano oltre a Manica, anche pubblici ufficiali, liberi professionisti, imprenditori che, aggirando sistematicamente i principi di trasparenza, imparzialità e rotazione previsti dal Codice degli Appalti, avrebbero pilotato gli affidamenti diretti di servizi tecnici e professionali verso soggetti economici amici, decisi a tavolino. Si tratta in particolare di appalti sotto soglia per lavori ad alcuni istituti scolastici superiori a Crotone. In totale, si stima che nel biennio 2023-2025 le procedure illecite abbiano prosciugato risorse pubbliche per circa 400.000 euro.

Il sistema di restituzione del denaro

Per non destare sospetti, l’organizzazione utilizzava una finta rotazione delle aziende: gli appalti venivano formalmente assegnati a professionisti fiduciari o società intestate a prestanome, ma di fatto funzionali all’arricchimento del gruppo criminale. Gli inquirenti hanno ricostruito l’ingegnoso meccanismo di “retrocessione” del denaro, che si articolava in quattro fasi. L‘incasso: le somme venivano inizialmente versate dagli enti pubblici sui conti delle società o dei professionisti che si erano formalmente aggiudicati l’incarico; la triangolazione: i finti vincitori dell’appalto trasferivano parte del denaro a un’unica società di consulenza creata ad hoc, giustificando il movimento con false fatture per prestazioni professionali inesistenti; il  ritorno: dalla società “cassaforte”, le risorse venivano infine dirottate sui conti personali di chi era al vertice dell’organizzazione; il reimpiego: i soldi pubblici sottratti venivano usati per finanziare le spese personali (acquisto di auto, viaggi, premi assicurativi, spese di rappresentanza) o prelevati in contanti e spartiti con gli altri complici secondo precisi accordi.

Eseguite 16 perquisizioni

La Procura di Crotone, validando l’impianto accusatorio, ha emesso 20 avvisi di garanzia. Per eseguire i provvedimenti è stata messa in campo una task force di 80 militari della Guardia di Finanza, dei reparti di Crotone, Modena e Cirò Marina, supportati da specialisti in informatica forense e da periti della Procura. Le Fiamme Gialle hanno eseguito 16 perquisizioni, anche informatiche, presso enti locali, segnatamente la Provincia e il Comune di Crotone, studi di consulenza professionali, nonché abitazioni private  tra estendendo le operazioni anche a Modena. Contestualmente è scattato il sequestro preventivo di conti correnti, auto, beni aziendali e quote di cinque società, di cui due con sede in Emilia Romagna, alcuni immobili, giacenze di denaro su rapporti bancari e autoveicoli per un valore di  400.000 euro.

L’operazione si colloca nell’ambito della fase delle indagini preliminari, sicché, in attesa di giudizio definitivo, sussiste la presunzione di innocenza per tutti gli indagati.

“L’operazione – si legge in una nota della Guardia di Finanza di Crotone – conferma il costante impegno della Guardia di Finanza, in sinergia con la Procura di Crotone, diretta dal Dott. Domenico Guarascio, nel contrasto alla corruzione a tutela della legalità nella pubblica amministrazione. Contrastare la corruzione, infatti, vuol dire rilanciare l’economia, valorizzare la leale concorrenza e ridurre lo spreco di denaro pubblico, favorendo così le imprese oneste e impedendo la penetrazione dell’illegalità”.