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Traffico di reperti smantellato, 46 tesori tornano in Calabria

Operazione Achei, i Carabinieri Tpc restituiscono manufatti etruschi, magnogreci e romani ai parchi di Crotone e Sibari

COSENZA – Quarantasei reperti archeologici trafugati e finiti nel circuito del mercato clandestino internazionale tornano finalmente in Calabria. I manufatti, di origine etrusca, magnogreca e romana, sono stati consegnati dai Carabinieri del Nucleo Tutela patrimonio culturale di Cosenza ai Parchi archeologici di Crotone e Sibari nel corso di una cerimonia svoltasi a Palazzo Arnone. Si tratta di beni recuperati tra Italia e Francia nell’ambito dell’operazione “Achei”, l’indagine coordinata dalla Procura di Crotone che nel 2019 portò all’arresto di 23 persone e allo smantellamento di una rete dedita allo scavo clandestino e al traffico illecito di reperti.

Giro d’affari milionario

Le attività investigative, condotte tra il 2017 e il 2018, hanno ricostruito un sistema articolato, con ramificazioni anche in Gran Bretagna, Germania, Francia e Serbia. Al centro, gruppi organizzati di “tombaroli” attivi in diversi siti archeologici calabresi, capaci di alimentare un flusso costante di beni destinati al mercato nero internazionale. “Siamo partiti dagli scavi clandestini in vari siti della Calabria – ha spiegato il capitano Giacomo Geloso, comandante del Nucleo Tpc di Cosenza – riuscendo a disarticolare una rete che garantiva un traffico continuo di reperti, con un giro d’affari milionario”.

Tra i materiali restituiti figurano oggetti di particolare pregio storico e artistico. Secondo il direttore dei Parchi archeologici di Crotone e Sibari, Filippo Demma, si tratta di reperti “molto importanti, riconducibili all’ambito magnogreco”. Tra questi spicca un frammento ceramico che, da una prima analisi, potrebbe essere attribuito a uno dei pionieri della ceramografia attica attivi ad Atene tra la fine del VI secolo a.C., forse Euphronios, autore di vasi rari e di grande valore diffusi nel Mediterraneo.

Destinati a Crotone e a Sibari

Una parte dei reperti era stata sequestrata anche in Francia ed è rientrata in Italia lo scorso ottobre, completando così il percorso di recupero e restituzione. I manufatti saranno ora destinati ai musei e ai parchi archeologici del territorio. “A Crotone e soprattutto a Sibari – ha spiegato Demma – disponiamo di spazi dedicati all’“archeologia salvata”, dove questi reperti verranno esposti a rotazione insieme ad altri già recuperati, per raccontare storie diverse e restituire alla collettività un patrimonio che le appartiene”.