Urbanistica
|Crotone, le sentenze che al Comune nessuno legge
Dalla lottizzazione di San Domenico al porticato di via Panella: decisioni del Consiglio di Stato rimaste senza effetti
CROTONE – A Crotone ci sono vicende che non passano, restano sospese. Riemergono negli atti amministrativi come se nel frattempo nulla fosse accaduto. È il caso dell’area tra corso Mazzini e via Roma, davanti alla chiesa di San Domenico, finita di nuovo al centro del dibattito urbanistico cittadino. Il Consiglio comunale ha rigettato nei giorni scorsi un’osservazione al Piano strutturale comunale presentata dall’Associazione residenti di corso Mazzini e via Firenze, sostenendo che su quell’area insistono interventi “già in itinere”. Una motivazione che ha spiazzato i proponenti, perché quegli interventi non solo non sono in corso, ma risultano annullati da oltre dieci anni.
Il caso di San Domenico
Bisogna infatti tornare al 2014, quando il Consiglio di Stato chiuse definitivamente la partita sulla lottizzazione prevista proprio in quella zona, accogliendo il ricorso dei residenti e cancellando la delibera comunale del 2010. Una sentenza netta, che smontava l’impianto urbanistico sotto più profili: dalla lesione della qualità della vita dei residenti – con la perdita della vista mare – fino alla violazione della normativa ambientale, per la mancata valutazione ambientale strategica. Quell’intervento, dunque, sul piano giuridico non esiste più da allora. Eppure, oggi torna nelle carte del Comune come se fosse ancora valido, utilizzato per giustificare il mancato accoglimento dell’osservazione con cui i residenti chiedevano di riportare l’area alla destinazione originaria di verde e servizi, con parcheggi e il collegamento verso il lungomare. È qui che si concentra la contestazione del comitato: non solo il rigetto, ma il fatto che esso si fondi su un presupposto che contraddice apertamente una sentenza definitiva. Una circostanza che, sottolineano, era stata già segnalata più volte agli uffici.
Il precedente di via Panella
La vicenda, però, non è isolata. A Crotone esiste un precedente altrettanto significativo, che rafforza l’impressione di un problema più ampio nel rapporto tra amministrazione e decisioni della giustizia amministrativa. È il caso del porticato del sito archeologico in via Panella, oggi utilizzato da Bper come garage. Anche qui c’è una sentenza del Consiglio di Stato, datata 2007, che parla chiaro: il porticato e l’area archeologica sottostante costituiscono un unicum inscindibile e devono essere restituiti alla fruizione pubblica. Anche qui, a distanza di anni, nulla è cambiato. A riaprire la questione era stata lo scorso anno Linda Monte con un esposto al neo procuratore della Repubblica Domenico Guarascio, richiamando proprio quel pronunciamento rimasto senza effetti. Una storia che affonda negli anni Novanta, tra prescrizioni della Soprintendenza disattese, dinieghi di sanatoria e sentenze passate in giudicato, ma che ancora oggi non ha trovato una soluzione.
Il nodo delle sentenze
Due vicende diverse, ma legate da un elemento comune: la difficoltà, o forse la resistenza, a tradurre in pratica decisioni definitive del Consiglio di Stato. Nel primo caso, una lottizzazione annullata che riappare negli atti amministrativi; nel secondo, un bene pubblico mai restituito alla collettività nonostante una sentenza chiara. È su questo scarto che oggi si concentra la nuova battaglia dei residenti. Non solo una questione urbanistica, ma un tema più profondo, che riguarda il valore stesso delle regole. Perché quando una sentenza definitiva può essere ignorata o aggirata, il problema non è più solo un’area edificabile o un porticato chiuso, ma il funzionamento stesso delle istituzioni.


