Naufragio Cutro, dopo la strage la Gdf chiese corsi di aggiornamento per i radaristi
La deposizione del tecnico della società Almaviva nel corso dell’udienza nel processo sui ritardi nei soccorsi al caicco Summer Love
CROTONE – I radar potevano essere utilizzati fino a 96 miglia e dopo la strage di Cutro la Guardia di Finanza ha chiesto alla società Almaviva dei corsi di aggiornamento per i radaristi. Sono queste le notizie emerse nel corso della testimonianza di Carlo Giordano, formatore per conto della società Almaviva degli operatori radar del Roan di Vibo Valentia, nel corso dell’udienza del 17 aprile 2026 del processo sui presunti ritardi nei soccorsi al caicco Summer love naufragato a Cutro il 26 febbraio 2023. Processo che vede indagati, per omicidio e naufragio colposi, quattro militari della Guardia di finanza e due della Capitaneria di porto.
L’operatore può intervenire sul radar
L’udienza ha riproposto lo ‘scontro’ tra Corpi dello Stato sulle responsabilità nella drammatica vicenda. Rispondendo alla domanda dell’avvocato Marilena Bonfiglio, difensore di Francesca Perfido, ufficiale della Guardia Costiera in servizio presso l’IMRCC di Roma, Giordano ha spiegato che dopo il naufragio di Cutro la Guardia di finanza ha chiesto di fare dei corsi di aggiornamento ai radaristi. Prima, interrogato dall’avvocato di parte civile, Enrico Calabrese, il tecnico aveva affermato che tutti gli operatori radar ricevono la formazione e che l’operatore a differenza dell’osservatore, può intervenire sul radar per la gestione al fine di affinare la ricerca. Una precisazione, provocata dall’avvocato, che si lega a quanto affermato nella precedente udienza dal consulente della Procura della Repubblica di Crotone, l’ammiraglio Salvatore Carannante, il quale aveva ricordato che il radarista presente quella notte nella sala operativa del Roan di Vibo, durante le indagini, aveva detto che era solo un osservatore e non manovrava il radar.
La portata dei radar sulla costa ionica
L’avvocato Francesco Vetere, difensore del colonnello Alberto Lippolis, all’epoca comandante del Roan di Vibo, ha chiesto di conoscere le capacità tecniche dei radar sulla costa ionica. Giordano ha spiegato che solo due, quelli di Campolongo (Isola Capo Rizzuto) e Punta Stilo (Monasterace,) erano capaci di intercettare il caicco. “Il radar di Campolongo ha una portata minima di 18 miglia e può arrivare fino a 96 miglia, mentre quello di Punta Stilo che è più recente ha una portata fissa di 32 miglia. Il radar di Campolongo è settato su valori medi, però hanno una impostazione automatica per adeguarsi ai bersagli e l’operatore può intervenire su un livello di sensibilità del radar”.
Replicando ad una richiesta dell’avvocato Tiziano Saporito, difensore di Antonino Lopresti, ufficiale in comando tattico della Guardia di Finanza, il tecnico di Almaviva ha spiegato che “il dato della portata è selezionabile dall’applicazione che si utilizza in sala operativa”. Le domande hanno riguardato anche il cosiddetto livello di confidence, ovvero l’attendibilità del segnale radar riguardo un obiettivo: “Il valore va da 1 a 10, più è alto maggiore è possibilità che il bersaglio sia reale. È capitato che confidence 10 non ha avuto poi riscontri in mare”.
Il pm, Matteo Staccini, ha chiesto se conoscendo la posizione dell’imbarcazione le coordinate potevano essere messe manualmente nel sistema radar: “Quando inserisco su sistema il bersaglio manuale devo inserire anche rotta e velocità, ma è un bersaglio manuale non battuto da radar che devo aggiornare continuamente”.
Il giallo del bunkeraggio della V5006
In udienza è stato ascoltato anche il maggiore Domenico De Giorgio del nucleo carabinieri subacquei di Messina: “Lo schianto ha detto – è avvenuto a 50-60 metri dalla spiaggia”. Sul banco dei testimoni anche Giulio Pisciuneri, gestore della stazione di servizio del porto di Crotone alla quale la motovedetta V5006 si è rifornita quella notte. Come emerso dall’indagine l’uomo il 6 marzo aveva ricevuto un messaggio da un militare della Guardia Costiera che gli chiedeva a che ora avesse rifornito la motovedetta della Finanza: “Gli ho detto alle 6 del mattino del 26 febbraio perché non volevo rivelare le cose che riguardavano la Finanza. In effetti il rifornimento è stato fatto verso mezzanotte ma non avevamo compilato il modulo riservandoci di farlo al successivo rifornimento previsto per le 6. Ho detto questo perché volevo restare fuori da questa vicenda visto che non era stato compilato quel modulo”. Su questo aspetto l’avvocato Bonfiglio ha chiesto se fosse vero che prima dei carabinieri era stato sentito dalla Finanza e che era presente il comandante della motovedetta, Pasquale Lombardo: “Sì, sono andato io”.
Acquisiti dal collegio i documenti classificati
Prima di concludere l’udienza il collegio penale, presieduto dal giudice Alfonso Scibona, ha deciso di acquisire due documenti per i quali è venuta meno la classificazione anche per motivi temporali: il rapporto di Frontex e la circolare 1340 della Guardia di finanza nella quale sono stati, però, omessi gli asset strategici: “Questo ci permette di avere una maggiore conoscenza dei ruoli e delle funzioni nel e del Coan” ha detto il pm Matteo Staccini.
Al termine dell’udienza le Ong che si cono costituite parte, con un comunicato hanno ribadito l’importanza del processo per “Capire esattamente quale sia stata la catena di decisioni, sottovalutazioni e negligenze che hanno portato al naufragio è importante anche per assicurarsi che non si ripetano e che siano evitate stragi simili in futuro. Esigenza drammaticamente attuale, considerando che in questi tre anni i naufragi non si sono mai fermati, che solo dall’inizio dell’anno al 9 aprile l’OIM ha censito lungo la rotta del Mediterraneo centrale oltre 770 persone morte o scomparse e che nei soli primi giorni dell’anno sono stati stimati quasi mille dispersi a causa del ciclone Harry. Cifre vertiginose ma che sono entrambe sottostimate, riferendosi solo ai casi di cui si è venuti a conoscenza”.


