Intervista a Cucinella
|Libro bianco, masterplan per raccontare e realizzare la Crotone del domani
L’architetto Cucinella ha elaborato con la School of Sustainability i progetti nati dagli studi di Antica Kroton
Professore Cucinella, perché ha scelto di lavorare proprio a Crotone, pur avendo esperienze anche internazionali?
“La sollecitazione è arrivata dal dirigente Antonio Senatore e da un gruppo di crotonesi. Mi ha colpito subito l’idea di pensare la rigenerazione urbana non come un’operazione estetica o funzionale, ma come un processo che parte dallo studio archeologico. È un approccio che riguarda non solo Crotone, ma molte città italiane. Qui si è perso molto. Lo sviluppo urbano ha cancellato tracce importanti e con esse una parte dell’identità. Ma quelle radici esistono ancora, anche se frammentarie. Farle riemergere significa restituire senso a chi vive questi luoghi”.
Crotone però non ha grandi emergenze archeologiche visibili. Questo non è un limite?
“È un dato di fatto: non siamo di fronte a Pompei. Molti reperti sono andati perduti. Ma proprio per questo diventa fondamentale costruire una narrazione. I musei, come il Museo Archeologico Nazionale e Capocolonna, devono raccontare una storia capace di accompagnare il visitatore anche fuori, nella città reale. L’obiettivo non è solo turistico. È prima di tutto identitario: i cittadini devono riconoscersi in una storia comune”.
Che impressione ha avuto arrivando a Crotone?
“Non è molto diversa da tante città del Sud cresciute durante il boom economico: si è costruito tanto, spesso senza pianificazione. Ma dentro questa apparente confusione ci sono elementi straordinari: le colline di creta alle spalle della città, la costa, il percorso verso Capocolonna, le tracce di archeologia industriale. Come diceva qualcuno, gli ingredienti ci sono tutti. Il problema è che non abbiamo ancora fatto la torta”.
Qual è il rapporto con il fiume Esaro, finora visto soprattutto come un elemento di preoccupazione?
“Se lo si ripensa completamente credo possa diventare perfino una risorsa. Oggi l’Esaro divide la città e rappresenta un rischio idrogeologico. Ma può trasformarsi in un parco fluviale capace di unire le due sponde. L’idea è quella di un “parco spugna”, in grado di assorbire le piene e allo stesso tempo offrire spazi pubblici di qualità. Non è solo un’infrastruttura tecnica, ma un modo per dare valore a una parte di città oggi marginale. In molte città europee funziona così”.

Altro nodo cruciale è la bonifica della vasta area industriale a nord di Crotone. Ritiene che si possa affrontare la rigenerazione di quelle aree anche in modo graduale?
“È difficile, ma non impossibile. Bisogna essere realistici: non si può bonificare tutto subito. I costi sarebbero insostenibili. Serve un approccio graduale. Tra le proposte vi è quella di trasformare progressivamente l’area in un grande parco, integrando scavi archeologici e processi naturali. Avevamo immaginato anche l’uso delle terre di scavo per creare dune, che nel tempo si rinaturalizzano. Non tutto deve essere costruito o riempito: alcune parti possono diventare paesaggio. Certamente questa è una visione che richiede tempo, anche decenni”.
Se dovesse descrivere la Crotone che emerge dal “Libro Bianco” come la definirebbe?
“Con una parola: cura. Prendersi cura della città. Migliorare gli spazi pubblici, i parchi, i musei, le infrastrutture. Non con interventi spot, ma con un programma continuo. Il “Libro Bianco” rappresenta la base di questo percorso, ma non può restare un documento statico. Deve diventare uno strumento vivo. Per questo abbiamo proposto un “urban center”: un luogo aperto dove cittadini, tecnici e amministrazione possano confrontarsi. Ad esempio, i giovani professionisti che hanno lavorato al progetto erano entusiasti. Si sono sentiti parte di qualcosa. Questo è ciò che è mancato finora: la partecipazione vera, non solo dichiarata”.
Il masterplan ha prospettato una visione del futuro della città. Quali passi possono rendere concrete almeno alcune delle principali idee?
“Intanto con la qualità dei progetti; ma bisogna raccontare una Crotone futura, credibile. Tra le idee, concretizzabili, anche la riqualificazione del porto, con una passeggiata e uno spazio di accoglienza per chi arriva dal mare. Un luogo civico dove raccontare, anche con strumenti digitali, cos’è stata e cos’è Crotone. Anche se non la vedi tutta, la immagini”.

Una parte del lavoro svolto ha riguardato il quartiere centrale con una proposta che il Comune sta ora rendendo concreta. Pensa che questo possa determinare una svolta nel rapporto tra la cittadinanza e la propria storia? In altre parole, potrebbe essere una soluzione per convincere un cittadino che uno scavo archeologico non è un ostacolo ma un valore aggiunto?
“Può esserlo, ma a una condizione: che questo intervento non resti isolato e soprattutto che venga spiegato e condiviso con i cittadini. Spesso ciò che si sta facendo non è percepito con chiarezza, e questo genera diffidenza, anche verso uno scavo archeologico che invece potrebbe essere visto come un’opportunità. Il “Libro Bianco” non può essere un lavoro episodico destinato a restare sulla carta. Deve diventare un processo continuo, visibile. Qualcosa si sta muovendo, ma serve di più: incontri pubblici, momenti di confronto, esempi concreti di altre città che hanno affrontato sfide simili. Bisogna aiutare le persone a capire che quello scavo non è un ostacolo, ma un tassello di un progetto più grande. Se i cittadini vengono coinvolti davvero, se possono vedere, capire e anche contribuire, cambia completamente la percezione: da disagio temporaneo a valore condiviso. C’è bisogno di un luogo vivo, attivo, dove l’urbanistica dialoga con la città. Quando questo accade, anche uno scavo nel centro urbano smette di essere visto come un intralcio e diventa parte di una storia che appartiene a tutti”.
Mario Cucinella nasce a Palermo nel 1960, si laurea in Architettura all’Università di Genova nel 1986. Nel 1992, a Parigi, fonda MCA – Mario Cucinella Architects, studio di architettura e design che oggi ha sede a Bologna e Milano e di cui è anche direttore creativo. Nel 2015 Mario Cucinella fonda SOS – School of Sustainability, una scuola per giovani professionisti neolaureati che ha l’obiettivo di fornire loro gli strumenti necessari per affrontare le questioni ambientali con un approccio aperto, olistico e guidato dalla ricerca.
L’importanza del suo lavoro ed il continuo impegno, come architetto e educatore, su tematiche ambientali e sociali, sono stati riconosciuti con la International Fellowship del Royal Institute of British Architects (2016) e con la Honorary Fellowship dell’American Institute of Architects (2017). Nel 2018 è stato curatore del Padiglione Italia alla 16ª Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia con la mostra “Arcipelago Italia”, mostra-progetto dedicata alle aree interne del Paese. Il 20 giugno 2024 MCA – Mario Cucinella Architects ha ricevuto il Premio Compasso d’Oro ADI per il progetto “Museo d’Arte Fondazione Luigi Rovati”. Mario Cucinella ha insegnato presso le università di Ferrara, Napoli, Monaco di Baviera, Nottingham.



