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Naufragio Cutro, Carannante: Gdf ha rifiutato supporto Guardia costiera

Il consulente rivela le dinamiche operative di quella notte. Dopo la prima comunicazione delle 23:36 non ci sono stati ulteriori contatti fino al momento del naufragio

CROTONE – Sganciarsi dal resto dei coimputati. E’ sembrata questa la strategia difensiva dei militari di Guardia di finanza e Capitaneria di porto coinvolti nel processo sui presunti ritardi nei soccorsi al caicco Summer Love il cui naufragio ha causato 94 morti. Questo è sembrato evidente dalle domande dell’avvocato Liborio Cataliotti, difensore del colonnello Alberto Lippolis (all’epoca comandante del ROAN di Vibo Valentia), il quale nell’udienza del 28 aprile, in sede di controesame, ha posto a Carannante una serie di quesiti sul ruolo del suo assistito: «Il colonnello Lippolis – ha spiegato Carannante – quella sera era fuori servizio, ma poi entra in campo quando viene interpellato. Non ha accesso a dati in tempo reale perché non si trova in sala operativa e ha solo il telefonino come mezzo per essere informato».

Lippolis non poteva ordinare alle navi di riprender il largo

Cataliotti ha chiesto chiarimenti sulle competenze di Lippolis riguardo all’utilizzo delle navi, e in particolare se avesse potuto ordinare di riprendere la navigazione verso il caicco o imporre al Barbarisi di uscire prima. Un modo, è sembrato, per svincolarsi dalle decisioni del GAN di Taranto sull’uso del pattugliatore d’altura: «Le condizioni avverse – ha detto Carannante – le valuta e le decide solo ed esclusivamente il comandante dell’unità. Nessun altro può decidere diversamente. Lippolis non poteva dare ordini al Barbarisi perché non dipende da lui, e non avrebbe potuto neppure dare ordini al GAN di Taranto».

Quelli dell’exit strategy

Ricordiamo, per onore di cronaca, che Lippolis entra nella famosa conversazione sulla exit strategy avvenuta pochi giorni dopo la tragedia (il 3 marzo 2023) tra il comandante del GAN di Taranto, Nicolino Vardaro (imputato nel processo), e il suo vicecomandante Pierpaolo Atzori (non indagato). Atzori riferisce a Vardaro di aver parlato con il comandante del ROAN di Vibo Valentia, Alberto Lippolis, il quale “mi suggeriva di cominciare a pensare a una ‘exit strategy’… un ‘brainstorming’, in modo poi da essere pronti”. Dalla strategia difensiva sembra proprio emergere la tesi secondo cui Lippolis sia stato tenuto all’oscuro di quanto accadeva: «Non risulta che il colonnello sia stato contattato prima della dichiarazione di CACM; solo alle 3:20 gli viene comunicato che la motovedetta V5006 stava rientrando per condizioni meteo avverse».

Solo una comunicazione tra Gdf e Guardia costiera

Riguardo alla posizione di Nicola Nania, in servizio al V MRSC della Capitaneria di Porto di Reggio Calabria, Carannante ha risposto alle domande dell’avvocato Luca Polimeni spiegando: «Il regolamento prevede che avrebbe dovuto interessarsi degli avvenimenti: sapeva dell’operazione di law enforcement improntata sul famoso “mare permettendo” che gli era stata comunicata dal ROAN, e aveva il diritto di interessarsi su come fosse andato a finire quel “mare permettendo”. Doveva capire se stessero operando o avessero desistito. A quel punto avrebbe potuto mettere in campo un’attività SAR». Carannante ha confermato che, tra Guardia di Finanza e Guardia Costiera, dopo la prima comunicazione delle 23:36 non ci sono stati ulteriori contatti fino al momento del naufragio.

Le boe misura onde e la navigazione

L’avvocato Tiziano Saporito, difensore di Antonino Lopresti (ufficiale in comando tattico della Guardia di Finanza), ha sottoposto all’ammiraglio alcuni grafici estratti dalla misurazione delle onde del sistema ISPRA, per capire se fosse stato fatto un accertamento sull’effettivo stato del mare in quella notte: «Le boe che misurano le onde sono fisse in mare, mentre le navi devono affrontare altre interferenze. L’operatore in mare fa il vero riporto delle condizioni secondo la propria esperienza. Tra ciò che hanno fatto i vari comandanti delle motovedette, nessuna situazione è uguale all’altra. L’andamento era mare forza 4 in peggioramento, questo si nota ovunque nelle relazioni».

Saporito ha chiesto da dove l’ammiraglio evincesse che Lopresti avesse rifiutato la collaborazione della Guardia Costiera: «Da quando dice: “Per il momento è un’attività di polizia che stiamo gestendo noi”. Spanò gli offre collaborazione, dicendo che poteva avvisare Crotone e Roccella, e lui replica: “Se abbiamo necessità vi ricontattiamo”. Non hanno mai più ricontattato».