Decima udienza
|Naufragio Cutro: per il perito c’erano i presupposti per il SAR
Processo a Crotone: l’Ammiraglio Carannante evidenzia i ritardi nei soccorsi, i guasti ai radar e il mancato coordinamento tra le forze.
CROTONE – Negli eventi che hanno preceduto il naufragio del caicco Summer Love a Cutro, c’erano i presupposti per dichiarare il SAR (Search and Rescue). Lo ha affermato l’ammiraglio Salvatore Carannante rispondendo al presidente del tribunale di Crotone, Alfonso Scibona, nel corso dell’udienza del 28 aprile. Il processo in corso riguarda i presunti ritardi nei soccorsi all’imbarcazione, schiantatasi sulla spiaggia di Steccato di Cutro il 26 febbraio del 2023 causando 94 morti e decine di dispersi.
Carannante, in qualità di consulente tecnico della Procura della Repubblica, ha affrontato il controesame delle parti civili e degli avvocati dei sei imputati – quattro militari della Guardia di Finanza e due della Capitaneria di Porto – che rispondono dei reati di naufragio e omicidio colposo.
Testimonianza di oltre 5 ore
Durante le quasi cinque ore di domande, il consulente ha risposto tenendo testa agli avvocati: «Ho redatto una relazione che è stata depositata e, anche se oggi posso dire qualcosa che può sembrare in contraddizione con quello che ho scritto, io confermo la mia relazione», ha detto l’ammiraglio.
Il consulente ha ribadito quanto già espresso nel corso dell’interrogatorio del PM, ossia che il caicco aveva una buona galleggiabilità, che dalle immagini di Frontex navigava senza problemi e che non risulta che quella notte sia stata formalizzata alcuna fase di rischio: «Non è mai stata presa in considerazione l’operazione SAR perché era stata dichiarata un’operazione di law enforcement, sulla scorta di un’ipotesi di evento di immigrazione clandestina».
Ciò che è emerso ancora una volta dall’udienza è che, quella notte, c’è stato qualcuno – la Guardia di Finanza – che non ha informato la Capitaneria, e un altro – la Capitaneria – che non ha chiamato la Guardia di Finanza. Rispondendo all’avvocato di parte civile, Lidia Vicchio, il consulente della Procura ha evidenziato: «Le motovedette della Guardia Costiera potevano essere chiamate dalla Finanza per collaborazione. Se io non ce la faccio con le mie forze, chiedo aiuto a chi può essere in grado di darmelo. La CP 326 di Roccella, che aveva mare favorevole, sarebbe arrivata per tempo».
Le criticità sui radar e sulla termocamera
Carannante è tornato anche sui problemi dei radar rispondendo a una domanda dell’avvocato Stefano Bertone, che rappresenta diversi parenti delle vittime: «Quella sera non funzionava la termocamera dei radar; non sappiamo da quando fosse fuori uso. Il guasto doveva essere segnalato dal personale al capoturno e al comandante perché, quando c’è un’affidabilità bassa, il radar rimanda alla termocamera per la verifica del bersaglio: se non funziona, non posso effettuare la verifica».
In merito al radar del ROAN a Campolongo (nel comune di Isola Capo Rizzuto), l’ammiraglio ha risposto all’avvocato dello Stato, Luca Matarese: «Il radar era settato su 12 miglia ma in effetti, considerata la linea di costa, batteva fino a 7-8 miglia. Il pulsante per migliorare la sensibilità è rimasto sullo zero. Il personale al radar deve essere in grado di seguire il bersaglio in tutti i modi. All’ordine del superiore, deve sapere come fare il suo mestiere. Chi era in sala operativa al ROAN di Vibo Valentia ci ha detto che si trovava lì solo per guardare e inserire le coordinate, e che non era un operatore ma un semplice osservatore. Di cosa stiamo parlando? Là fuori, anche se ci fosse stata la più grande nave da crociera del mondo, non sarebbe stato in grado di rilevarla. I superiori devono verificare che si sappia svolgere questo ruolo. Nel registro radar non ci sono falsi echi. Se l’operatore radar avesse saputo fare il suo mestiere, avrebbe potuto valutare anche i segnali bassi guardando la termocamera che, però, non funzionava. Quindi si è fatto tutto alla buona».
L’avvocato dello Stato chiede il curriculum all’Ammiraglio
L’avvocato dello Stato, Antonio Trimboli, dopo aver chiesto all’ammiraglio Carannante del suo curriculum e delle sue competenze, ha domandato se esistesse la procedura della GdF di navigazione “di conserva” (le navi che partono insieme per un’attività, ndr): «Esiste questa prassi per effettuare law enforcement – ha risposto Carannante – ma quando c’è una situazione di emergenza, anche se non conosco le condizioni del mare, perché devo aspettare l’altra nave per uscire? Lei per andare fuori ha bisogno di accompagnamento? La V5006 non era andata oltre Capo Colonna alle 21:00 perché c’era mare grosso: cosa le costava andare a vedere successivamente se il mare si era calmato, invece di dover aspettare fino alle 2:30 il Barbarisi?».
Ci sono state poi scintille tra gli avvocati riguardo alla domanda di Trimboli sul calcolo della rotta. Secondo il legale, Carannante aveva fornito due rotte: «L’altra rotta, che era sbagliata, l’ha indicata Frontex. Io ho detto che il Summer Love sarebbe arrivato vicino a Le Castella; Frontex aveva indicato una zona più a sud. Esisteva una rotta precisa su cui cercare con il radar».
Le domande del presidente del Tribunale
In conclusione è intervenuto anche il presidente del collegio penale, Alfonso Scibona il quale prima ha chiesto c’erano presupposti per fare i Sar ottenedo una risposta affermativa dal consulente e poi ha domandato se vi fosse un momento specifico in cui sarebbe dovuta scattare l’operazione SAR: «Quando mi viene prospettato che ci può essere un pericolo, che c’è una barca di notte in mare che non dà segnali, a prescindere dal fatto che sia law enforcement o SAR, la mia preoccupazione è: a bordo è tutto a posto? Vero, loro non hanno chiamato né chiesto soccorso, ma fare una chiamata cosa mi costa? Chiedo se hanno difficoltà. Se la barca non mi risponde, posso pensare che anche la radio non funzioni. Allora mi preoccupo e avviso le navi che circolano in zona, chiedendo se vedono quell’imbarcazione o se la battono al radar. Lo faccio per assicurarmi che tutto vada bene. Poi chiedo a chi sta operando: le condizioni meteo vi stanno permettendo di agire? Mi dicono di sì, che hanno una barca in mare ma, in effetti, per due ore non c’è stata. Se non mi informano, allora vado io a chiedere. Devo svolgere il mio lavoro».


