Sicurezza negata
|Tre morti sul lavoro in Calabria in due giorni
Da Anoia a Paola, tre operai deceduti in 48 ore. Sindacati: “Basta stragi, servono controlli e sicurezza”
CROTONE – Tre morti sul lavoro in meno di quarantotto ore. La Calabria si ritrova ancora una volta a fare i conti con una scia di sangue che attraversa cantieri, impianti industriali e stabilimenti balneari. Da Anoia Superiore a Francavilla Angitola, fino a Paola, tre operai hanno perso la vita mentre lavoravano. Avevano 46, 53 e appena 23 anni. Tre tragedie diverse, accomunate da un unico drammatico denominatore: la sicurezza che continua a mancare nei luoghi di lavoro.
L’ultima vittima è un giovane senegalese di 23 anni morto questa mattina sul lungomare di Paola, nel Cosentino, durante i lavori di allestimento di un lido in vista della stagione estiva. Secondo le prime ricostruzioni degli investigatori, il ragazzo stava effettuando operazioni di traino di una piattaforma per le docce quando il cavo si sarebbe improvvisamente staccato provocando il cedimento di una colonna di cemento che lo ha travolto, uccidendolo sul colpo. Le indagini, coordinate dalla Procura di Paola guidata da Domenico Fiordalisi, procedono per omicidio colposo. Dai primi accertamenti effettuati dalla Polizia di Stato emergerebbe inoltre che il giovane non fosse regolarmente assunto. Il 23enne viveva in una struttura di accoglienza per migranti e si trovava lontano dalla propria famiglia.
Solo poche ore prima, a Francavilla Angitola, nel Vibonese, un operaio di 53 anni aveva perso la vita nel cantiere del depuratore consortile. L’uomo stava lavorando a bordo di una gru impegnata negli interventi di manutenzione e adeguamento dell’impianto quando, per cause ancora in corso di accertamento, il mezzo si sarebbe ribaltato schiacciandolo. Secondo una prima ricostruzione, dopo l’impatto si sarebbe sviluppato anche un incendio. Inutili i soccorsi del 118. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Filadelfia per i rilievi e per avviare le indagini sulle condizioni operative del mezzo e sul rispetto delle procedure di sicurezza. L’operaio lavorava per una ditta incaricata dalla Regione Calabria di eseguire gli interventi necessari alla riattivazione del depuratore.
Il primo dramma si era consumato ad Anoia Superiore, nel Reggino, dove un operaio di 46 anni originario di Taurianova e residente a Gioia Tauro, è morto mentre effettuava lavori edili sul tetto di una palazzina. Secondo una prima ricostruzione, una lamiera sollevata dal forte vento lo avrebbe colpito facendolo precipitare dal terzo piano. La caduta non gli ha lasciato scampo. Sul luogo dell’incidente sono intervenuti carabinieri, vigili del fuoco e sanitari del 118. Anche in questo caso la Procura ha aperto un’inchiesta per chiarire l’esatta dinamica dell’accaduto.
Le tre tragedie hanno provocato una dura reazione del mondo sindacale calabrese. La FenealUil Calabria parla apertamente di “vera emergenza” e chiede un rafforzamento immediato dei controlli nei cantieri. “Non possiamo più tollerare che il lavoro si trasformi in tragedia”, ha dichiarato il segretario generale Giacomo Maccarone, sottolineando come “ogni incidente mortale rappresenti una sconfitta per la società, per le istituzioni e per il mondo del lavoro”. Il sindacato chiede più ispezioni, organi di vigilanza specializzati per il comparto edilizio e l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro.
Sulla stessa linea anche la Filcams Cgil Calabria, che sostiene la proposta di una mobilitazione generale lanciata dalla Fillea Cgil dopo “l’ennesima strage sul lavoro”. Per il segretario generale Giuseppe Valentino le tragedie degli ultimi giorni dimostrano quanto sia urgente intervenire sul sistema degli appalti, rendendolo “più responsabile, meno precario e più attento alla sicurezza”. “Il lavoro deve tornare a essere sicuro, stabile, umano”, afferma il sindacato.
Durissimo anche l’intervento della segretaria generale della Uil Calabria, Mariaelena Senese, che definisce il bilancio degli ultimi giorni “umanamente e socialmente insostenibile”. “Non possiamo rassegnarci alla logica delle morti bianche come prezzo da pagare”, dichiara Senese, ricordando che proprio pochi giorni fa, durante il Primo Maggio celebrato nell’area del porto di Gioia Tauro, il tema scelto dai sindacati era stato quello del “lavoro dignitoso”. Un’espressione che oggi, alla luce delle ultime tragedie, “stride con la dura cronaca”.
La Uil richiama anche i dati Inail: nel 2024 il settore delle costruzioni è stato quello con il maggior numero di morti nella gestione Industria e Servizi in Calabria, mentre nel primo trimestre del 2026 gli infortuni sul lavoro nella regione sono aumentati dell’8,5%, quasi il doppio della media nazionale. Numeri che si intrecciano con l’espansione dei cantieri legati al Pnrr e con le criticità evidenziate dalla Corte dei conti sul fronte dei controlli e della gestione degli appalti.
Cordoglio anche dall’Ugl nazionale. Il segretario generale Paolo Capone ha parlato di tragedie “non più ammissibili”, chiedendo controlli rigorosi, incrocio delle banche dati e investimenti continui su formazione e prevenzione. “Il lavoro non può diventare una condizione di pericolo”, ha dichiarato.


