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La Madonna di Capocolonna abbraccia i malati di Crotone

A Crotone una folla commossa accoglie l’icona mariana. L’omelia del Vescovo Caiazzo richiama tutti a un forte impegno verso chi soffre

CROTONE – Applausi e fiori dai balconi, sorrisi di gioia, lacrime di speranza. È stato ancora una volta un abbraccio emozionante e festoso quello che Crotone ha riservato alla sua ‘mamma’, la Madonna di Capocolonna, scesa per le strade della città per il tradizionale pellegrinaggio verso l’ospedale. Un abbraccio iniziato alle 18 di sabato 9 maggio davanti alla chiesa dell’Immacolata dove il quadro miracoloso della Madonna di Capocolonna è ospite in attesa che la basilica cattedrale venga messa in sicurezza.

Il vescovo di Crotone-Santa Severina, monsignor Torriani a causa di un infortunio ha partecipato alle cerimonie ma non ha potuto prendere parte alla processione che è stata guidata da monsignor Pino Caiazzo, vescovo crotonese di Cesena.

I portantini hanno condotto il quadro grande della Madonna di Capocolonna verso il tradizionale appuntamento di preghiera davanti all’ospedale, alternandosi nel portare l’icona tra due ali di folla.

Preghiera, tanta preghiera soprattutto davanti all’ospedale dove il vescovo Caiazzo, alla presenza delle massime autorità istituzionali e militari, ha proclamato la sua omelia dedicata a chi soffre.

L’abbraccio della Madonna di Capocolonna ai sofferenti

Il piazzale del nosocomio cittadino si è trasformato in un santuario a cielo aperto. Monsignor Caiazzo ha ricordato come la struttura sanitaria sia un luogo emblematico per la comunità: “è il luogo della sofferenza, ma è il luogo dove, in modo particolare, noi impariamo a servire la vita”. Rivolgendosi al popolo dei fedeli il presule ha sottolineato una meravigliosa unicità della città pitagorica: il primo gesto che si compie durante la festa mariana è proprio quello di venire a visitare gli ammalati. L’annuncio della fede, ha spiegato il Vescovo di Cesena, non permette di restare immobili, ma “ti mette in movimento” per andare incontro a “un’umanità che è sofferente non solo nel corpo, ma anche nello spirito”.

Un messaggio di responsabilità collettiva e rinascita

Di fronte alle fatiche umane e sociali, l’omelia ha toccato le ferite del territorio, menzionando apertamente “i tanti che sono ammalati di tumore in questo ospedale”, chi vive disagi psicologici, le persone senza lavoro, senza casa e i tanti emarginati. Il richiamo è stato a una presa di coscienza corale: “tutti siamo responsabili, oggi come ieri”.

Il cambiamento nasce dai piccoli gesti e dal superamento dell’individualismo. Il vescovo ha rimarcato che “senza l’impegno di tutti è impossibile che le cose possano cambiare, ma se ognuno si rende conto che anche una semplice visita a un ammalato, una carezza, un sorriso, un dedicare un po’ di tempo può essere veramente tanto, allora capisce sempre di più che il nostro poco messo insieme diventa veramente immenso”. L’ospedale diventa così il luogo in cui “troviamo il Golgota” e le ferite da curare, ma in cui si è chiamati a riaccendere “quella speranza che a volte la storia, le malattie, le sofferenze, le ingiustizie cercano di spegnere”.

Don Pino ha poi recitato una preghiera che ha appositamente scritto per la Madonna di Capocolonna (guarda il video).

La profonda devozione alla Madonna di Capocolonna

Il percorso tra le strade della città è stato scandito da un’altra suggestiva tradizione che accompagna da sempre la preghiera alla Madonna di Capocolonna: il lancio di doni dalle abitazioni. Monsignor Caiazzo ha ricordato come “dai nostri balconi tanti fiori, tanti biglietti scendono come una benedizione”. In ognuno di quei petali e frammenti di carta c’è una richiesta di grazia, “una pioggia di preghiere che dalle nostre case scende verso Maria”.

In chiusura, prima di rimettersi in viaggio per presiedere un’altra processione mariana a Imola il giorno seguente, il Vescovo ha invocato una  benedizione su Crotone, sul mondo del lavoro, della sanità, sulle istituzioni e sul nuovo pastore della diocesi, strappando un sorriso ai fedeli chiedendo un’Ave Maria per se stesso, poiché l’icona crotonese “è sempre nel mio cuore, nella mia mente, è sempre invocata come la madre che mi protegge”.