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Addio a Francesca, la mamma di Dodò ha riabbracciato il suo bambino

Francesca è morta lunedì 11 maggio in ospedale a Milano dopo quasi tre mesi di agonia. Aveva 58 anni. Era in coma dopo un intervento chirurgico.

Ha atteso che trascorresse la festa della Mamma, poi è volata via. Via verso quel suo bambino che dal 2009 le era stato strappato della violenza sanguinaria della ndrangheta. Ora Francesca può riabbracciare Dodò.
Francesca Anastasio è morta lunedì 11 maggio in ospedale a Milano dopo quasi tre mesi di agonia. Aveva 58 anni. Era in coma a causa di una complicazione dopo un intervento chirurgico.

Lei che aveva vissuto sempre una vita tranquilla e normale nelle campagne di Iannello nelle contrade di Crotone era diventata il simbolo della riscossa di questa terra contro la mafia. Quella mafia che non aveva esitato a sparare una sera di giugno del 2009 in campo di calcetto pieno di gente uccidendo suo figlio Domenico che aveva appena 11 anni. Francesca insieme all’inseparabile marito Giovanni aveva saputo trasformare il dolore di una madre in un motivo per combattere la criminalità, per educare i ragazzi come suo figlio al rispetto ed alla legalità.

Chi vi scrive è stato tra i primi ad essere accolto nella loro casa dopo la terribile tragedia scoprendo che con Francesca condividevamo l’origine crucolese. Scoprendo una donna che soffriva per l’assenza del figlio, ma che da subito non ha voluto arrendersi. Non voleva che ci fossero altre persone che potessero provare quel suo dolore immenso. Francesca e Giovanni hanno tenuto sempre acceso il ricordo di Dodò moltiplicando le iniziative in suo nome diventando un esempio di forza e coraggio nella sofferenza. A chi l’ha conosciuta resta il ricordo di quel sorriso dolce, premuroso e quelle poche ma fondamentali parole ripetute in questi 17 anni durante i quali ha incontrato migliaia di ragazzi per raccontare la barbarie mafiosa e il dovere di ribellarsi alla violenza: “Non lasciate che la criminalità vi rubi la bellezza della vostra vita”.
Ora vai Francesca, abbraccia finalmente di nuovo Dodò dagli quei baci che non hai potuto regalargli in questi lunghi 17 anni. Tu da lassù sorridi a Giovanni. Con lui, noi che restiamo, continueremo a portare avanti il tuo lavoro per non dimenticare Dodò e per battere la ndrangheta.