Festa Madonna di Capocolonna
|Il manifesto di Torriani per Crotone: cresca una responsabilità condivisa
Il discorso del vescovo di Crotone pronunciato il 17 maggio 2026, a piazza Pitagora a conclusione della processione di rientro dell’icona mariana
CROTONE – “Un dialogo a sette voci, voci vere, concrete, che raccontano la nostra terra e la nostra città: chi lavora e fatica, chi cerca un futuro, chi è costretto a partire, chi resta e custodisce, chi è anziano e porta memoria, chi vive la famiglia tra gioie e ferite, chi guarda avanti con speranza e chi fatica a trovarla, chi si ritrova suo malgrado qui in cerca di un futuro migliore. Sette voci che non esauriscono tutto, ma che ci aiutano a entrare dentro il “tutto” della nostra vita”.
È questa la parte principale del discorso del vescovo di Crotone, Mons. Alberto Torriani, pronunciato il 17 maggio 2026, a piazza Pitagora a conclusione della processione di rientro dell’icona mariana. Un vero e proprio manifesto programmatico per il riscatto sociale del territorio nel quale il presule sceglie di calarsi nella realtà quotidiana dei suoi fedeli con un richiamo alla responsabilità collettiva.
Il discorso del vescovo di Crotone: un dialogo a sette voci

Il nucleo della riflessione del Vescovo si sviluppa richiamando il significato del numero sette nel ricordo del settennale. Monsignor Torriani spiega: “Quest’anno festeggiamo il ricordo settennale della nostra festa. È un numero che ritorna. È come se il mondo stesso fosse stato ‘pensato’ con questo ritmo dentro. Il settimo giorno è il giorno in cui Dio affida la creazione all’uomo, non come qualcosa da consumare, ma da custodire. È il giorno in cui l’uomo è chiamato a somigliare a Dio non tanto nel fare, ma nel saper riconoscere il bene, nel saper dire grazie, nel sapersi fermare.”
L’omelia affronta con disarmante realismo le ferite aperte della cittadinanza, analizzando i bisogni urgenti delle diverse categorie sociali evocate nel suo dialogo corale. Il Vescovo, in una sorta di dialogo con le varie componenti della società, affronta lo smarrimento dei giovani, denuncia la solitudine in cui spesso si trovano a operare gli educatori e i piccoli imprenditori onesti. Il richiamo alla legalità e alla coerenza morale risuona fermo, ponendosi come scudo contro l’isolamento economico.
I giovani e le imprese nel discorso del vescovo di Crotone
Alle nuove generazioni che “non hanno smesso di sognare, ma che spesso non trovano spazi dove quei sogni possano prendere forma”, monsignor Torriani dice: “non lasciatevi convincere che la vostra vita sia una parentesi, un tempo sospeso in attesa di qualcosa che verrà altrove. La vostra vita è adesso, ed è qui. E questa terra ha bisogno del vostro desiderio, della vostra inquietudine, della vostra capacità di vedere oltre. Ha bisogno del vostro coraggio di non adattarvi a ciò che non vi corrisponde.”
Agli insegnanti e formatori per i quali “educare è diventato difficile perché a volte sembra mancare un orizzonte condiviso” il vescovo risponde: “Quello che fate è invisibile agli occhi di molti, ma decisivo per tutti. E a questa città dico: senza un’alleanza educativa vera non si costruisce nulla che duri. Senza una corresponsabilità tra famiglie, scuola e istituzioni, ogni sforzo resta isolato. Educare non è compito di qualcuno, ma responsabilità di tutti. Perché una comunità esiste davvero quando si prende insieme cura dei suoi figli.”
Il dialogo del vescovo prosegue con gli imprenditori, artigiani, commercianti. Quelli che dicono che ogni giorno “scegliere il bene, la legalità, la coerenza non è mai neutro: a volte costa” ma che nonostante tutto continuano perché “è un modo di dare stabilità a una comunità”. A loro il vescovo si rivolge così: “la vostra fedeltà silenziosa è già un bene pubblico. Anche quando non fa notizia, anche quando non viene riconosciuta, è ciò che tiene in piedi il tessuto vivo della città. Il lavoro non è solo economia: è dignità, è responsabilità, è futuro condiviso. È la possibilità per una terra di non svuotarsi, di non arrendersi, di restare viva!”.
L’appello alle istituzioni e l’ecologia nell’omelia mariana
Lo sguardo di Monsignor Torriani si allarga al mondo degli anziani, di coloro che dicono: “A volte più che curati ci sentiamo sopportati”. A loro il vescovo spiega: “non siete un peso, siete radice” per poi lanciare un monito: “una comunità civile si misura da come si prende cura dei più fragili. E a questa città, a questo territorio, dico: ogni volta che una radice viene lasciata sola, ogni volta che una fragilità è trascurata, perdiamo una parte di noi. Perché senza radici non cresce nulla, e senza cura nessuna comunità resta umana”
Agli uomini e donne delle istituzioni, delle amministrazioni pubbliche, delle forze dell’ordine “chiamati a decisioni che pesano, a responsabilità che non si vedono ma che a volte schiacciano e accorciano il respiro” ed il cui impegno “richiede anche il coraggio di restare fedeli, soprattutto quando sarebbe più semplice cedere”, monsignor Torriani ribadisce: “Le regole non soffocano la vita, la rendono possibile. Non restringono lo spazio umano, lo proteggono. Perché una comunità resta libera quando ciascuno riconosce che la propria libertà cresce insieme a quella degli altri, mai contro”.
Violenza sulle donne: vigilare ed educare

Nel sesto punto del suo discorso l’arcivescovo intreccia la dimensione dell’ecologia integrale alla scottante piaga sociale della violenza di genere. Rivolgendosi a famiglie, donne uomini e cittadini monsignor Torriani dice: “il bene quotidiano non è mai inutile. È il tessuto nascosto che tiene insieme la città, le persone, gli spazi e i legami. È anche quel gesto semplice che custodisce l’ambiente, che non spreca, che rispetta, che si prende cura del luogo in cui viviamo come di una casa comune. Perché la terra che abitiamo non è qualcosa da usare, ma un dono da custodire insieme.”
Il vescovo prosegue: “Sulle donne ferite non posso tacere: ogni violenza, anche quella che non si vede, è una sconfitta per tutti. Non riguarda solo chi la subisce, ma interpella tutti, perché dove una donna è violata, l’umanità intera viene impoverita. Per questo non basta indignarsi: occorre vigilare, educare, custodire relazioni giuste, perché nessuna donna debba più portare da sola il peso della paura e del dolore.”
Immigrazione e accoglienza
Il settimo e ultimo punto affronta con straordinario equilibrio politico e pastorale il tema dell’immigrazione. Crotone, terra di sbarchi e di frontiera, viene richiamata dal suo pastore a non cedere alla tentazione della diffidenza o, peggio, dello sfruttamento economico. Tuttavia, l’analisi del Vescovo rifugge da facili buonismi: “Prima di ogni altra cosa viene la dignità di ogni essere umano. La persona non può mai diventare soltanto forza lavoro, profitto, tornaconto, interesse economico. Ogni volta che un uomo o una donna vengono sfruttati, umiliati, usati come strumenti e non riconosciuti come volti, tutti perdiamo qualcosa della nostra umanità”.
Il vescovo, però, si rivolge anche a “chi arriva da terre lontane, spesso attraversando dolore, guerra, fame e speranza” che, però, “non può lasciarsi sedurre dalla scorciatoia della violenza, della delinquenza, del guadagno facile. La fatica vissuta, l’emarginazione subita o la povertà incontrata non possono diventare un alibi per smarrire il senso del bene, del rispetto, della legalità e della convivenza civile”.
Monsignor Torriani sottolinea: “l’accoglienza vera non è ingenuità. È una strada esigente, fatta insieme di diritti e doveri, di dignità e responsabilità reciproca. Nessuno è straniero nella misura in cui è riconosciuto come persona e, allo stesso tempo, accetta di costruire con gli altri una casa comune più giusta e più umana”.
Infine il vescovo dice: “Una comunità cresce quando sa allargare lo spazio del “noi”, senza svendere la propria anima, senza rinunciare alla verità, alla giustizia e al rispetto reciproco. Come accade attorno alle nostre tavole: c’è posto per tutti, ma nessuno può pensare di sedersi dimenticando il valore dell’altro.”
Il vescovo: responsabilità condivisa

Il monito finale abbandona l’attesa passiva di un cambiamento esterno per tradursi in un agire concreto, immediato e comunitario: “Il vero miracolo – afferma il presule -, cioè il vero segno che questa sera possiamo chiedere a Maria è più esigente ed è questo: che cresca tra di noi una responsabilità condivisa, capace di farsi carico gli uni degli altri; che il senso civico diventi contagioso, generando scelte coerenti e visibili; che la cura delle relazioni diventi stile quotidiano, fatto di attenzione, rispetto e ascolto. Fate – conclude Torriani – è voce del verbo fare, è imperativo presente! Non rimandabile.. è un agire che nasce dall’ascolto e si traduce in scelte decisive. Per ognuno e per tutti”.


