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Pellegrinaggio Capocolonna, il vescovo: non fuggiamo dalla realtà

Il discorso di monsignor Torriani pronunciato al promontorio richiama tutti alla responsabilità sociale e alla costruzione concreta di un futuro migliore

CROTONE .- “Tornare da Capocolonna significa tornare alle nostre responsabilità: alla responsabilità di educare, di amministrare, di scegliere il bene comune, di custodire relazioni vere, di non credere alla rassegnazione o al cinismo”. E’ questo il passo principale dell’omelia del Vescovo di Crotone, Alberto Torriani, tenuta al termine del tradizionale pellegrinaggio notturno dal quadro della Madonna di Capocolonna verso il santuario sul promontorio.

Il quadro grande in piazza Pitagora

Un pellegrinaggio iniziato sabato notte con l’icona della Madonna di Capocolonna portata dalla chiesa dell’Immacolata a piazza Pitagora da dove poi è partita la processione verso il santuario. Migliaia le persone al seguito della protettrice di Crotone. Dopo la sosta per una preghiera al cimitero, è iniziata la salita verso il promontorio. Il quadro è stato portato su un carro trainato da un trattore fino alla ‘pietra’ della Madonna. Poco dopo sono stati i due buoi – Costantino ed Argento, giunti appositamente dalla Basilicata – a portare il quadro fino al santuario.
L’aurora ha fatto da cornice a questo intenso momento di spiritualità e, come sottolineato dal Vescovo, ha rappresentato una soglia simbolica di rinascita: “L’aurora è sempre qualcosa di sacro perché non appartiene né completamente alla notte né al giorno pieno. È un passaggio, un confine attraversato dalla luce”.

Il messaggio della Madonna di Capo Colonna per la città

 La celebrazione dell’Ascensione del Signore si è intrecciata con quella della Madonna di Capocolonna.  Torriani ha ricordato che “nella Scrittura sacra il cielo non è soltanto uno spazio, è il simbolo di ciò che è alto, definitivo, vero. Il cielo è il luogo di Dio”. Ma l’incontro con il divino non estranea l’uomo dalla sua realtà terrena. Al contrario, l’attesa per la Madonna di Capocolonna ha trasformato la notte in una ricerca di senso che sfocia nell’impegno civile. “Avete camminato verso questo promontorio, verso Capocolonna –  ha affermato il Vescovo -, quasi cercando un punto da cui guardare, guardare più lontano. Ma il Vangelo ricorda sempre che dopo il monte si torna, si ridiscende, si entra nelle case, nelle strade, nei problemi, nelle relazioni, nel lavoro precario e povero, nelle ferite della vita. Dio, scende dentro la nostra umanità ferita per rialzarla verso il cielo, non per portarci fuori dal mondo ma per insegnarci a viverlo con occhi nuovi.”

Il pellegrinaggio non è dunque una fuga dalla realtà: “Al termine di questo giorno- ha detto il presule – anche noi faremo ritorno in città, e forse il vero pellegrinaggio comincia proprio adesso, perché questo promontorio non è un luogo per fuggire dalla vita. Questo promontorio non ci separa dalla città, ce la riconsegna con le sue contraddizioni e le sue possibilità, con le sue ferite e con i suoi desideri. Tornare da Capo Colonna significa tornare alle nostre responsabilità“.

Una speranza luminosa nelle notti dell’esistenza umana

Guardando alla guida amorevole della Madonna di Capocolonna, i fedeli riscoprono la chiamata a essere testimoni attivi di una fede capace di leggere i tempi moderni senza paure o nostalgie. Il Vescovo Torriani ha sottolineato  la necessità di una spiritualità dinamica, descrivendo “Una fede che non ripete semplicemente il passato, ma dentro queste radici genera pensiero, discernimento, visione, persino vocazioni. Perché guardate, il Vangelo non spegne l’umano, lo accende, non mortifica la creatività, la libera, non chiude il futuro, lo apre.”

L’omelia del vescovo ha offerto prospettiva di speranza tangibile: “Sto imparando il dialetto di queste terre in questi mesi e ho trovato tra le parole di questo dialetto una parola che vorrei riconsegnarvi oggi. Perdonatemi se l’accento sarà sbagliato. “U stiddazzu”. La stella del mattino,  la prima a brillare e l’ultima a scomparire. Cesare Pavese, che trascorse in terra di Calabria mesi di confino,  scrive forse in preda allo sconforto e alla rassegnazione: “Val la pena che il sole si levi dal mare e la lunga notte cominci? Domani tornerà l’alba tiepida“. E‘ una domanda profondamente umana: vale la pena aspettare ancora l’alba? Vale la pena credere che la luce tornerà? Vale la pena rialzarsi, sperare, ricominciare? Questa fede pasquale, cioè cristiana, risponde di sì, con Maria. Questo è il nostro sole che sorge: Cristo risorto. Non un ricordo lontano, non una presenza intermittente, ma qualcuno che continua a camminare con noi dentro il tempo, dentro la storia, dentro le nostre albe e i nostri tramonti. Maria, come scriveva Pavese, è “u stiddazzu”, la stella che precede il sole. Non trattiene lo sguardo su di sé, ma ci prepara alla luce più grande”

Tornare dal pellegrinaggio con il coraggio del Vangelo

Torriani ha concluso con un compito: “Questo inizio di giornata vissuta insieme non è soltanto una tradizione antica o un pellegrinaggio suggestivo, è una reale consegna: scendere da questo monte con gli occhi di una luce diversa, tornare alle nostre case portando dentro il coraggio del Vangelo. Essere uomini e donne che non annunciano una teoria religiosa, ma testimoniano che Cristo è vivo, come la stella, chiamati semplicemente a indicare il sole che sorge. Da qui allora si riparte con più responsabilità, con più libertà, con più coraggio verso il futuro”.