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Dopo le elezioni, Crotone s’è Destra!

Eletti ed elettori: sembra in atto tra loro una corsa alla ricerca del peggio. Ecco qual è lo sfondo politico e sociale in cui si sono mossi, e si muoveranno, il riconfermato sindaco di Crotone Voce e la nuova opposizione guidata da Trocino

Quando la mattina di martedì 26, il giorno dopo queste amministrative di maggio, il risultato elettorale ha finalmente avuto il bollino dell’ufficialità anche dalla burocrazia prefettizia, ormai digitale ma sempre con tempi da pachiderma, la maggioranza degli elettori crotonesi, della città capoluogo soprattutto e pure di altri quattro comuni della provincia, si è svegliata avendo la conferma di avere simpatie di centrodestra; qua un po’ più di centro, là un po’ più di destra. Simpatie consolidate, verrebbe da aggiungere ricordando il risultato delle regionali del precedente autunno. D’altronde è da quel dì che la roccaforte di sinistra, la Stalingrado del Sud è svanita insieme al nome dell’originale città russa.

Uno sguardo ai nomi degli eletti

Poi è bastato che lo sguardo si posasse su alcuni dei nomi degli eletti, in particolare della nuova maggioranza uscita dalle urne nella municipalità di Crotone, per avere sì una conferma ma di quanto ormai la classe politica crotonese sia diventata trasformista e si ritrovi a suo completo agio sia di qua che di là, in uno schieramento piuttosto che nell’altro, senza essere frenata da antiquate pastoie ideologiche; pronta a cambiare il colore della propria bandiera a convenienza senza neppure la decenza di mantenerla issata identica per almeno due turni elettorali consecutivi. Per la verità, niente di veramente nuovo, perché questo aspetto, il trasformismo dilagante della classe politica, era stato già sottolineato dai commenti alla vigilia del voto.

Neanche gli elettori hanno peli sullo stomaco

Di veramente nuovo c’è la disinvoltura degli elettori, anch’essi divenuti ormai trasformisti o semplicemente, con un eufemismo, meno attenti alle scelte nell’urna delle generazioni che le hanno precedute. Un elettorato che quindi non può nettamente essere definito di centrodestra o di centrosinistra, ma sceglie anch’esso a convenienza tra quello, come parco candidati, che c’è e gli si mostra davanti. Sarà che l’età avanza, e quindi si stava meglio quando si stava peggio, ma le ideologie perdute, delle vecchie sinistra, centro o destra e non di questa loro pantomima moderna, montavano sì i paraocchi a chi le sosteneva ma conservavano anche una certa componente etica, per cui mai quegli elettori avrebbero tollerato che nella lista con il ‘loro’ simbolo si accompagnassero candidati che non avrebbero esitato a definire più o meno un equivoco figuro, se non altro per la loro infedeltà politica manifesta e seriale. Vincere sì, ma conservando un po’ di peli sullo stomaco!

Da cosa è mosso il voto delle comunali?

Si dirà, ed a ragione, che il voto delle amministrative è mosso soprattutto da questo: familismo, clientele più o meno di basso livello, per modesti benefici, oppure di ben più alto livello quando se ne traggono ritorni economici consistenti per loschi interessi; e che quindi, in definitiva, il voto è più di pancia, anche nel senso letterale di chi affida al proprio ‘pacchetto di voti’ immolato nell’urna la speranza di mettere assieme il pranzo con la cena strappando un qualche strapuntino anche se miseramente e precariamente retribuito. D’altronde chi non ha un figlio o una nipote, bravo ragazzo o ragazza che non riesce a trovare una sistemazione e a cui bisogna cercare di dare una mano?
Forse la misura è stata superata, magari senza il forse, da quando il voto è diventato non più solo uno strumento o una merce di scambio, per quanto deprecabile, ma il fine ultimo. È lì che ogni pudore s’è perso, definitivamente. Da quando s’è capito che invece di cercare il voto per questo personaggio o per quello, almeno nelle città grandi, è più conveniente chiederlo per se stessi: per il gettone di presenza dei consiglieri, che raccolti come Pollicino le briciole a fine mese fanno uno stipendio vero, oppure per l’indennità degli assessori che invece ormai equivalgono al trattamento economico di un dirigente.

Trasformismo senza alcuna vergogna

Per non farla ancora troppo lunga, è anche con questo trasformismo senza vergogna, tanto degli eletti quanto degli elettori, e non soltanto con il voto di opinione sull’operato amministrativo durante il mandato precedente – ritenuto con una certa evidenza positivo -, che si spiega la vittoria del sindaco uscente Vincenzo Voce riconfermato in piazza Municipio per altri cinque anni. Lui, perché ha vinto e di questa situazione ha tratto più beneficio, per forza di cose, degli avversari sconfitti. Ma si sarebbe potuto dire lo stesso, di qualsiasi altro sindaco, con le medesime qualità dei consiglieri appena eletti o rieletti.

La previsione azzeccata di Voce, non una sbruffonata

A Voce c’è da dare atto almeno di una cosa: che avrebbe vinto al primo turno e con uno scarto di molto superiore al 50% più uno dei voti, lo aveva detto prim’ancora che si aprisse la campagna elettorale. Sembrava una sbruffonata, invece aveva ragione. Che lo abbia detto affidandosi al suo solo fiuto elettorale, come dichiarato, o invece all’esito dei sondaggi riservati oppure perché furbescamente ha azzardato sicurezza per essere più convincente, a questo punto poca importa. Da fonti vicine al suo schieramento, era trapelato in tempi non sospetti che la vittoria, con il 60% dei consensi e oltre, era sicura anche prima che il centrosinistra trovasse un proprio candidato sindaco. E a quanto pare neppure aver dato un nome ed un cognome al candidato dello schieramento sfidante ha migliorato le cose di una virgola per l’opposizione. Ma su questo ci torneremo tra un po’.

Il dilemma: più civico o più partitico?

Voce ha invece torto quando ribadisce che la sua coalizione è più civica che partitica e che la prima componente ha preso più voti della seconda. Intanto, si è presentato con due liste in più del principale avversario (6 contro 4), è già di per sé questo è un vantaggio che ‘tira’ più voti. Sul civismo è poi smentito dall’esito del voto e dai consiglieri eletti della sua nuova maggioranza. Il fatto che siano stati bocciati nell’urna ben quattro dei suoi ex assessori più tecnici, significa che l’elettorato ha dato un voto politico sul sindaco e sul suo vice (Cretella, eletto), ritenuti quelli che decidono, mentre gli altri sono stati ritenuti dagli elettori più degli esecutori tecnici, e quindi uno vale l’altro, o quasi, infischiandosene di premiare eventuali meriti.

Ma qual è una definizione di ‘civico’?

Innanzitutto, comunque, bisognerebbe chiarirsi sul significato di cosa sia civico e che cosa invece non lo sia. Darne una definizione unanimemente accettata è un’impresa in cui è arduo avventurarsi. Diamo per assodato, perciò, che per ‘civico’ s’intenda chi non solo non ha tessere di partito in tasca, ma si è costruito una carriera al di fuori dalla politica e dal palazzo in cui si gestisce il potere, e che magari proviene da quella che una volta si definiva la ‘società civile’ ovvero il mondo delle associazioni, del volontariato, dell’istruzione, dell’impresa o delle professioni, in cui si è distinto per meriti, dedizione e senso civico.

C’è davvero da essere ‘stanchi dei soliti’!

Ora, guardate i nomi degli eletti, sia delle liste di Voce che di Trocino, per non fare torti a nessuno, e chiedetevi sinceramente in quanti potrebbero rispondere a questi requisiti. È vero che quattro delle liste di Voce non hanno un nome di partito, ma erano comunque piene zeppe di politici anche di professione ventennale. Tanto che alcuni, non senza qualche ragione, si potrebbero pure dolere di essere ‘Stanchi dei soliti’, prendendo in prestito il nome dell’omonima lista civica che sosteneva proprio Voce cinque anni fa.

Assegnazione degli assessorati, prima prova di tenuta

Con questa nuova realtà che ora ha intorno, Voce dovrà fare i conti nei prossimi anni più di quanto non abbia dovuto fare nei precedenti. Nel secondo mandato consecutivo il sindaco ha la sua arma migliore spuntata: non può minacciare di dimettersi e ripresentarsi senza gli alleati riottosi contando sul suo personale carisma sugli elettori. Semplicemente perché non potrebbe ricandidarsi a sindaco, ma dovrebbe stare fermo almeno un turno. L’assegnazione degli assessorati sarà una verifica su quanto potranno essere saldi i nuovi equilibri nella nuova maggioranza.

La minoranza saprà essere anche opposizione?

Nella minoranza consiliare non hanno trovato posto Meo e Barresi, troppo deboli le loro candidature, ma soltanto il candidato a sindaco Giuseppe Trocino ed i consiglieri della sua Alleanza progressista. La sconfitta deve far riflettere Trocino, perché ora si cali nella parte più istituzionale di capo dell’opposizione all’interno dell’assise civica, ma soprattutto il Partito Democratico che lo ha scelto ed il Movimento 5 Stelle che lo ha sostenuto. L’errore di Nico Stumpo, il deputato e segretario pro tempore dem, è stato quello di credere che poteva essere sufficiente aprire le liste ad alcuni dei comitati cittadini di protesta mettendo a capo della coalizione uno dei più attivi manifestanti, per tramutare le proteste in consensi.

La protesta in servizio permanente effettivo ha stancato

In più l’aspetto della protesta ha soverchiato quello della proposta durante la campagna elettorale, e fare di Voce un bersaglio costante mettendolo sempre al centro di ogni comizio, ha favorito quest’ultimo invece di danneggiarlo. La maggioranza degli elettori, vuoi perché il tema della bonifica è un argomento ormai ritenuto saturo o perché quello dei 24 alloggi di via Israele non è poi di tanto interesse generale, alla fine ha premiato chi ha parlato di più di nuovi progetti e di quelli realizzati, che piacciano oppure no.

Le ‘stelle’ staranno ancora a guardare!

Sarà interessante sapere, se lo farà, quale analisi darà il Movimento 5 Stelle sul perché alle amministrative non riesce a brillare (oltre l’ostacolo del voto clientelare di cui si è detto). Eppure con Demos e Avs sembravano partiti in anticipo con incontri tematici sui programmi anche in qualche quartiere. E va loro dato merito di aver sollecitato più volte il Pd a mettersi in moto. È vero che l’alleato più forte ha tardato colpevolmente a farlo e sbagliato qualche mossa, ma M5S, Demos e Avs dei loro programmi annunciati non hanno saputo comunicare quasi nulla agli elettori, che quindi non li hanno premiati; e le ‘stelle’ staranno a guardare ancora una volta.