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Cirò Marina: definitiva condanna per abusi su figlia adottiva

La Cassazione rigetta ricorso e rende definitiva la condanna per un 37enne. Ha abusato della bimba fin da quando aveva 8 anni

È diventata definitiva la pena per M.T. un uomo di 37 anni residente a Cirò Marina, accusato violenza sessuale ai danni della figlia adottiva. La Corte di Cassazione ha infatti rigettato il ricorso presentato dalla difesa contro la sentenza del Tribunale di Crotone che aveva inflitto 13 anni e 6 mesi di reclusione, condanna confermata anche in secondo grado.

La decisione della Suprema Corte

Con il pronunciamento dei giudici ermellini si chiude una drammatica e dolorosa vicenda giudiziaria. La Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso formulato dai legali dell’imputato, rendendo irrevocabile la condanna per violenza sessuale su minore. L’uomo, che ha oggi 37 anni, dovrà ora scontare la pena in carcere per i reati commessi all’interno delle mura domestiche in un arco temporale che va dal 2019 al 2023.

Le indagini a Cirò Marina

L’orrore è venuto alla luce grazie all’attento lavoro dei Carabinieri della Compagnia di Cirò Marina. Attraverso audizioni protette di persone informate sui fatti e accurate perquisizioni informatiche, i militari hanno ricostruito un quadro indiziario gravissimo relativo ad almeno sei episodi. La bambina era diventata oggetto dei desideri erotici del padre adottivo fin da quando aveva appena otto anni.

L’uomo agiva in momenti precisi della giornata: di notte o nel tardo pomeriggio, approfittando sistematicamente dell’assenza della madre della piccola. Secondo le indagini, il 37enne adoperava come pretesto il gioco del solletico, ma in realtà utilizzava i propri piedi per provare piacere sessuale sul corpo della bambina. Elementi che hanno delineato una chiara fase preparatoria e un consolidato schema di abuso.

L’iter giudiziario: dall’arresto al processo

L’uomo era stato tratto in arresto nel febbraio del 2024, a seguito dell’ordinanza cautelare emessa dal gip su richiesta della Procura della Repubblica di Crotone. Successivamente, nel giugno 2024, il Giudice dell’udienza preliminare, Assunta Palumbo, ne aveva disposto il rinvio a giudizio.
Il processo di primo grado si è celebrato davanti al collegio penale del Tribunale di Crotone, presieduto dal giudice Michele Ciociola, e si è concluso il 1° febbraio 2025.
In quell’occasione, la pubblica accusa aveva formulato la richiesta di condanna a 13 anni recepita ed aggravata di sei mesi dal Tribunale. Oltre alla reclusione, i giudici hanno condannato l’imputato a corrispondere il risarcimento dei danni nei confronti delle parti civili: la bambina e la madre, rappresentate legalmente dagli avvocati Graziella Maietta e Romano Liotti.