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Nuove droghe, vecchie fragilità: sfida che riguarda anche il Crotonese

La vicenda del giovane finito in pericolo di vita nel Napoletano dopo aver assunto una sostanza acquistata sul web fa scattare nuovi allarmi

La vicenda del giovane finito in pericolo di vita nel Napoletano dopo aver assunto una sostanza acquistata sul web, ribattezzata dai media “miele dello sballo”, non può essere archiviata soltanto come l’ennesimo episodio di cronaca legato alle nuove droghe. Sarebbe troppo semplice e, probabilmente, insufficiente. Ogni volta che compare una nuova sostanza, cambiano linguaggi, canali di vendita e modalità di consumo. Oggi le droghe possono essere ordinate online, nascoste dietro nomi innocui o presentate come prodotti apparentemente “sicuri”. Domani saranno diverse ancora. Ma dietro la novità del fenomeno resta una domanda più profonda: perché tanti giovani cercano qualcosa che prometta evasione, anestesia emotiva o esperienze estreme? Le fragilità umane non sono nate oggi. Sono sempre esistite. L’adolescenza è sempre stata una stagione complessa, fatta di inquietudini, paure, bisogno di appartenenza, ricerca di sé. Anche gli adulti, da sempre, convivono con solitudini, ansie e momenti di smarrimento. Pensare che un tempo tutto fosse semplice sarebbe un errore.

Eppure qualcosa è cambiato.

La famiglia, pur con i suoi limiti, spesso rappresentava una presenza più continua. I quartieri erano più vissuti, le relazioni più frequenti, il controllo sociale meno invisibile. Non si trattava soltanto di sicurezza: esisteva una rete quotidiana fatta di vicini, parenti, insegnanti, allenatori, commercianti, persone capaci di accorgersi se un ragazzo stava male o stava prendendo una strada rischiosa. Oggi molte di quelle reti si sono indebolite. Le famiglie affrontano ritmi di lavoro difficili, precarietà, fatiche economiche ed emotive. I quartieri, in molti casi, sono diventati luoghi attraversati più che vissuti. Le relazioni si spostano online, ma non sempre riescono a sostituire la vicinanza reale. E mentre aumentano i contatti digitali, cresce una sensazione silenziosa e diffusa: la solitudine. Una solitudine che non significa necessariamente essere soli, ma sentirsi senza punti di riferimento, senza qualcuno capace di ascoltare davvero, di vedere il disagio prima che diventi emergenza.

Questo riguarda anche la provincia di Crotone.

Sarebbe un errore pensare che certe fragilità appartengano solo alle grandi città o alle periferie metropolitane. Anche nel Crotonese esistono giovani che fanno i conti con noia, isolamento, disagio emotivo, mancanza di prospettive e bisogno di appartenenza. Esistono famiglie che si interrogano in silenzio, genitori disorientati, comunità che vedono cambiare rapidamente abitudini e riferimenti sociali. La provincia di Crotone conserva ancora un forte patrimonio umano fatto di relazioni, solidarietà e prossimità, ma anch’essa non è immune ai cambiamenti culturali del nostro tempo. Le solitudini crescono anche nei piccoli centri, dove spesso il disagio resta più nascosto e meno raccontato. Per questo la risposta non può limitarsi alla repressione o all’allarme del momento. Servono certamente controlli, prevenzione e attenzione alle nuove sostanze, ma non basta inseguire ogni nuova droga che compare sul mercato. Occorre intervenire sulle fragilità profonde. Investire nei luoghi di incontro, nella scuola come spazio di relazione, nello sport, nella cultura, nei servizi di ascolto, nel sostegno psicologico accessibile e soprattutto nella capacità delle comunità di tornare a riconoscersi. Perché il problema non riguarda soltanto chi sbaglia o chi cade. Riguarda tutti. Una comunità forte non è quella in cui nessuno è fragile, ma quella in cui nessuno resta solo con la propria fragilità.

Pino De Lucia
Legacoop Calabria