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Bollo auto, il tormentone del fine settimana

Occhiuto rilancia l’abolizione, M5S e FI si scontrano su paternità e competenze tra accuse incrociate

Il bollo auto è diventato uno dei casi politici più discussi del fine settimana, trasformando una proposta fiscale in un confronto a più livelli tra governo regionale, opposizioni e alleati del centrodestra.

La vicenda si accende dopo le dichiarazioni del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, esponente di Forza Italia, che in un’intervista al Messaggero rilancia l’idea di abolire il bollo auto a livello nazionale. Una misura dal costo stimato di circa 6,5 miliardi, presentata come intervento “impattante” sul piano fiscale e come scelta simbolica per alleggerire il carico tributario sui cittadini.

Il punto di partenza del dibattito non è però solo la proposta in sé, ma il suo intreccio con la politica regionale calabrese. Durante la campagna elettorale per le regionali, infatti, il Movimento 5 Stelle e il candidato Pasquale Tridico avevano già proposto una forma di esenzione o sospensione del bollo auto in Calabria, legata alle condizioni di reddito e alle difficoltà infrastrutturali del territorio.

La vicepresidente del Movimento 5 Stelle Vittoria Baldino accusa Occhiuto di incoerenza, ricordando come quelle stesse idee fossero state inizialmente liquidate come propaganda e accostate a una narrazione “alla Cetto La Qualunque”, utilizzata dal centrodestra per ridimensionare le proposte pentastellate.

La polemica si allarga rapidamente ai gruppi consiliari regionali del M5S, con le consigliere Elisa Scutellà ed Elisabetta Barbuto e il gruppo “Tridico Presidente” che rivendicano la paternità politica della proposta originaria. Sottolineano come l’idea fosse pensata come misura temporanea e mirata ai redditi più bassi, in un contesto in cui l’auto rappresenta spesso l’unico mezzo di collegamento con lavoro e servizi essenziali in Calabria.

A questo punto interviene anche il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Michele Giannetta, che difende la linea del presidente Occhiuto e respinge le accuse. Giannetta contesta la ricostruzione del M5S, definendo “impraticabile” la proposta di esenzione regionale perché fuori dalle competenze delle Regioni e smentendo anche il riferimento ad altre Regioni italiane: in Emilia-Romagna, Campania, Lazio e Toscana il bollo non sarebbe stato abolito, ma solo parzialmente agevolato per alcune categorie.

Nel suo intervento, Giannetta ribadisce la posizione del centrodestra regionale: il bollo auto è una “piccola patrimoniale mascherata” che può essere eliminata solo con un intervento dello Stato, accompagnato da adeguate compensazioni per i bilanci regionali. È questa, sostiene, la linea coerente con la proposta rilanciata da Occhiuto.

Il confronto si chiude così su più livelli: tra M5S e presidente della Regione, tra opposizione e centrodestra, ma anche all’interno della stessa maggioranza su paternità politica e interpretazione delle misure fiscali. A fare da sfondo resta il tema della pressione fiscale e delle competenze tra Stato e Regioni, ma il dibattito assume rapidamente i toni dello scontro politico identitario.

E proprio su questo piano si innesta l’ultimo elemento simbolico che ha segnato l’intera vicenda: il riferimento a “Cetto La Qualunque”, usato durante la campagna elettorale per liquidare le proposte del Movimento 5 Stelle e diventato ora il segno più riconoscibile di un confronto che, da fiscale, si è trasformato in uno dei tormentoni politici del fine settimana.