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Crotone, sicurezza lavoro e nero: servono fatti e coraggio

A Crotone i dati ispettivi riaprono il tema violazioni e sicurezza: la denuncia sindacale rilancia prevenzione e controlli

CROTONE – Non sono solo numeri o verbali ispettivi: sono frammenti di una realtà del lavoro che continua a mostrare crepe profonde, soprattutto nei territori dove l’irregolarità si intreccia con la fragilità occupazionale.

I dati diffusi dall’attività del Nucleo Carabinieri Ispettorato del lavoro e della Polizia di Stato riaccendono infatti l’attenzione su un tema che ciclicamente torna al centro del dibattito pubblico senza mai trovare una soluzione strutturale: la sicurezza nei luoghi di lavoro e la persistenza del lavoro nero e delle violazioni normative.

A intervenire con toni netti è la Confial Calabria, che attraverso il segretario confederale regionale Fabio Tomaino richiama la necessità di un cambio di passo culturale prima ancora che operativo. Secondo l’organizzazione sindacale, non basta più la ritualità delle dichiarazioni di cordoglio che seguono ogni infortunio grave o ogni morte sul lavoro. Serve, piuttosto, un sistema di prevenzione reale e continuativo, fatto di formazione adeguata, controlli costanti e soprattutto della capacità di agire prima che l’evento si trasformi in tragedia.

Nel quadro delle responsabilità vengono chiamati in causa tutti gli attori del sistema: istituzioni, imprese e organi di vigilanza, ma anche le rappresentanze sindacali e i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Un richiamo che punta il dito contro il rischio di una funzione meramente formale della rappresentanza, quando invece – viene sottolineato – il sindacato dovrebbe essere un presidio attivo di tutela, capace di intervenire in modo tempestivo ogni volta che emergono criticità.

In questo contesto si inserisce il tema delle segnalazioni dei lavoratori, che secondo Confial non sempre trovano risposte adeguate da parte degli organismi competenti come Ispettorato del lavoro, Asp, Prefettura, Questura, Forze dell’ordine e Vigili del fuoco, fino all’eventuale coinvolgimento della Procura della Repubblica. Un sistema articolato che, nelle intenzioni, dovrebbe garantire interventi rapidi ma che, nella percezione del sindacato, spesso si muove con tempi e modalità non sempre efficaci rispetto all’urgenza delle situazioni.

Nel territorio crotonese vengono richiamati anche casi specifici relativi a realtà aziendali come la Luo Srl e Konecta, nell’ambito del progetto di digitalizzazione sanitaria, per le quali sarebbero state avanzate segnalazioni agli enti preposti in merito a condizioni lavorative e profili di sicurezza ritenuti meritevoli di approfondimento. Analoghe attenzioni vengono segnalate nel settore dei rifiuti, con particolare riferimento alla Tlz attiva a Cirò Marina, dove – secondo quanto riferito dal sindacato – sarebbero state più volte evidenziate criticità legate all’organizzazione del lavoro e alla sicurezza operativa.

Per Confial Calabria, il punto non è rivendicare un ruolo, ma riaffermare una funzione: quella di un sindacato che non si limita alla denuncia formale o alla partecipazione ai tavoli, ma che interviene quando le condizioni di lavoro vengono percepite come non compatibili con la tutela della salute e della dignità delle persone.

Da qui l’appello finale a una maggiore assunzione di responsabilità collettiva. Perché la sicurezza sul lavoro, viene sottolineato, non può essere un tema da affrontare solo dopo gli incidenti, ma un terreno di azione quotidiana. E perché il silenzio – soprattutto quando riguarda segnali di rischio già presenti – rischia di pesare più delle parole.