Dodicesima udienza
|Processo Naufragio Cutro, D’Agostino: per me non era barca di migranti
Il capo dell’Imrcc al processo in corso al Tribunale di Creotone fa emergere anche il blackout nelle comunicazioni fino alle 3:48.
CROTONE – “Non c’è stata condivisione di informazioni adeguate quella sera. L’occhio della Finanza in mare era un elemento che ritenevo essenziale, ma se quell’occhio non c’era più doveva condividere l’informazione come è avvenuto poi alle 3.48. Quella telefonata, col senno di poi, doveva essere fatta prima”. Lo ha detto il capitano di vascello Gianluca D’Agostino nel corso della sua testimonianza al processo sui presunti ritardi nei soccorsi al caicco Summer Love, il cui naufragio, il 26 febbraio del 2023, ha causato 94 morti accertati e decine di dispersi. Il processo vede alla sbarra sei imputati – 4 militari della Guardia di Finanza e due delle Capitanerie di Porto – per omicidio e naufragio colposo.
L’accordo operativo e il coordinamento dei soccorsi
A D’Agostino, ascoltato in qualità di capo del centro operativo Imrcc di Roma, incarico che rivestiva all’epoca dei fatti, il pm Matteo Staccini ha chiesto di spiegare l’accordo tecnico operativo del 2005 per gli interventi connessi con il fenomeno dell’immigrazione clandestina via mare: “Nasce per il coordinamento in mare di attività di polizia, non mette mano a norme nazionali e internazionali sul soccorso. Indica in modo chiaro chi coordina le attività di polizia, le declina e in diversi passaggi si rappresenta che le attività di soccorso, ove siano presenti, passano davanti a tutto”.
L’alert di Frontex e l’analisi dell’imbarcazione
D’Agostino ha raccontato che la sera del 25 febbraio aveva ricevuto l’alert della presenza di un’imbarcazione nello Ionio segnalata dall’aereo di Frontex: “Il capo centrale operativa è sempre in servizio. Ho ricevuto il messaggio dalla centrale operativa sulla chat WhatsApp ‘Team Coast Guard’ ed ho analizzato il video sul mio tablet. Ero a casa sul divano. Ho analizzato in maniera più attenta il video ed ho avallato quella che era l’indicazione della centrale operativa dove si trovava il capitano Francesca Perfido (indagata, ndr). Perfido aveva scritto il messaggio dicendo dell’avvistamento dell’imbarcazione da parte di Eagle 1 e dei contatti con la Finanza, che riteneva un’operazione di law enforcement”.
A seguito di queste dichiarazioni in aula, l’avvocato Francesco Verri, difensore di parte civile, ha chiesto al collegio penale del Tribunale di Crotone di verificare se le parole del capitano D’Agostino potessero essere autoaccusatorie e quindi se ci fosse la necessità che il testimone dovesse essere ascoltato alla presenza di un avvocato per evitare che la sua testimonianza potesse essere invalidata. Il presidente del collegio, Alfonso Scibona, però, ha ritenuto che questa eventualità non sussistesse, ma ha chiesto di precisare meglio la cronologia dei tempi di visione dei messaggi. Il dibattimento è proseguito con la proiezione del video dell’avvistamento.
I sospetti sul target: “Non sembrava una barca di migranti”
D’Agostino ha proseguito nella sua tesi che quel caicco avvistato non fosse una barca di migranti ed ha spiegato il motivo per il quale non è stato considerato in pericolo: “Navigava in modo regolare con mare in poppa. La conduzione era ordinaria. Non aveva alcun segno che potesse fare venire in mente la presenza di molte persone: vedevo gli scarichi del motore che erano fuori acqua e non sembrava carica, e c’erano altri elementi che non facevano pensare a una barca di migranti. Ne ho viste tante in 40 anni di carriera. Non ho mai sospettato che fosse una barca di migranti”.
Il presidente del Tribunale, Alfonso Scibona, chiede che percentuale ci fosse che quella barca avesse a bordo migranti in base proprio all’esperienza del capitano D’Agostino: “Non mi dava la sensazione di barca con migranti, quel minimo di errore che si poteva fare lo dipanavo con l’occhio in situ della Finanza”.
Il nodo dei rilievi termici e delle telefonate
Anche sui rilievi termici D’Agostino ha spiegato: “La barca non sembrava sovraccarica, il dato termico non dice in modo chiaro che ci fosse un numero elevato di persone. Potevano esserci 300 persone, poteva essere una stufetta o la porta della sala macchine aperta e il segnale poteva essere lo stesso”.
Il pm, ricordando che la Summer Love non aveva Ais, che c’erano state telefonate verso la Turchia e che c’era stata una risposta termica rilevante, chiede: cosa potevano essere, turisti? “Potevano essere trafficanti di droga o armi. Le telefonate erano dalla barca alla Turchia. Quando si arriva a distanze dalla costa, invece, i migranti iniziano una serie di telefonate che arrivano dall’imbarcazione ai parenti a terra. E sono tante. In quel caso non c’erano state telefonate. Quelle che hanno migranti tendenzialmente nel 97 per cento dei casi arrivano sottocosta, alzano il telefono, chiamano e si fermano. Perché non sono folli che si schiantano”.
Sulla mancata dichiarazione dell’evento Sar, D’Agostino ha spiegato: “Quello che mi teneva più sereno era che non si trattava di un’imbarcazione con potenziale presenza di migranti, che non era una barca in pericolo di perdersi, e che c’era già un’unità della Guardia di Finanza in mare che nel caso poteva dirmi che c’erano migranti ed intervenire”.
Il ritardo nelle comunicazioni e il rientro delle motovedette
L’ufficiale, rispondendo al pm Staccini, ha rivelato: “Ho saputo che la Guardia di Finanza non era in mare durante un tavolo presso il Ministero dell’Interno indetto uno o due giorni dopo il naufragio per rispondere ad un’interrogazione parlamentare. Abbiamo raccontato le nostre azioni. La cronologia da parte nostra è stata ricostruita nei dettagli. Quella della Finanza l’ho ascoltata e non ne ho copia”. D’Agostino ha ribadito che nel corso dell’evento del 26 febbraio “non abbiamo mai avuto comunicazione che le unità della Finanza avevano fatto rientro in porto a Crotone per avverse condizioni meteo e non erano riuscite a raggiungere il target. Quella sera la comunicazione delle difficoltà operative della Finanza è arrivata alle ore 3.48”.
In quel momento il caicco si trovava a poche miglia dalla costa ed era impossibile raggiungerlo in tempo da Crotone. “Serviva un’ora e mezza di navigazione almeno in quelle condizioni meteo. Se la Finanza avesse chiamato prima, avremmo offerto i nostri assetti anche per continuare l’operazione di polizia. Se non ci viene richiesto, però, non ci inseriamo su attività di polizia di cui non sappiamo nulla. L’offerta era stata fatta (riferimento alla disponibilità della Guardia costiera contenuta nell’unica conversazione prima del naufragio), ma non viene chiesto aiuto”.
Infine D’Agostino ammesso: “Io avrei voluto avere un occhio in mare ed avendo avuto possibilità di discutere con mio omologo avrei mandato una mia unità sotto il coordinamento law enforcment, altrimenti avrei fatto un giretto in mare comunque”.




