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Sahel, nuovi assetti criminali di Cutro: inflitti 181 anni di carcere

La sentenza del gup distrettuale: venticinque condanne e otto assoluzioni. Tiene l’ipotesi accusatoria della Dda di Catanzaro

Oltre 181 anni di carcere. È questo l’ammontare delle pene inflitte dalla sentenza del Tribunale di Catanzaro, letta dal gup Fabiana Giacchetti che ha condannato 25 imputati coinvolti nel processo Sahel. Otto le assoluzioni.

Operazione dei carabinieri nel settembre 2024

L’operazione Sahel, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Catanzaro, aveva condotto nel settembre del 2024 all’esecuzione di 31 misure cautelari (15 in carcere, 7 ai domiciliari e 9 obblighi di dimora) destinate a colpire altrettante persone. Le accuse spaziavano dall’associazione per delinquere di tipo mafioso all’estorsione, passando per usura, danneggiamento, associazione finalizzata al narcotraffico e numerosi reati legati alla detenzione di armi ed esplosivi.
La pronuncia in rito abbreviato, arrivata lo scorso 19 giugno, ha certificato l’impianto accusatorio sostenuto dalla Dda e dai carabinieri del comando provinciale di Crotone. Indagini iniziate nell’ottobre del 2020 a seguito di un grave episodio estorsivo ai danni di un imprenditore di Cutro. Questo campanello d’allarme ha offerto agli inquirenti la chiave per comprendere la profonda riorganizzazione interna della ‘ndrangheta locale.

La tentata scalata al potere del clan Martino

Secondo le carte, il clan Martino si stava preparando a prendere le redini del potere criminale cittadino, approfittando del vuoto lasciato dal ridimensionamento della cosca Grande Aracri. Il boss Nicolino Grande Aracri, infatti, si trova da tempo recluso per scontare diverse condanne all’ergastolo, e ha visto sfumare anche il suo tentativo di collaborazione con la giustizia, rapidamente bollato come fasullo e inattendibile dai magistrati.
A proporsi come erede sul territorio era proprio il clan familiare guidato da Vito Martino, figura centrale analizzata nel processo Sahel. Già fedelissimo e noto “braccio armato” di Nicolino Grande Aracri, Martino impartiva dal carcere (dove è attualmente detenuto per omicidio) direttive mirate ai suoi congiunti più stretti per gestire in maniera capillare le dinamiche mafiose cutresi e gli affari illeciti.

La sentenza del processo abbreviato

Il processo con rito abbreviato si è concluso lo scorso 19 giugno per trentatré imputati. Altri 17 hanno optato per il rito ordinario. La sentenza del gup ha inflitto pene esemplari, ribadendo di fatto l’esistenza dell’associazione mafiosa e di un gruppo dedito al narcotraffico.  I documenti processuali rivelano che, tra gli assolti per non aver commesso il fatto, solamente due dovevano rispondere specificamente del reato di associazione mafiosa: Giuseppe Migale Ranieri (difeso dall’avvocato Gianfranco D’Ettoris) e Angelo Aiello (difeso dall’avvocato Fabrizio Salviati) per i quali erano stati chiesti 13 anni e 5 mesi di carcere. Aiello, peraltro, era stato originariamente coinvolto nell’operazione per un precedente procedimento collegato alla detenzione di un’arma fornita dalla famiglia Martino, accusa da cui era già uscito assolto. Tra i condannati anche Renato Guarnieri, un funzionario giudiziario catanzarese accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e rivelazione di segreti, che è stato assolto dal capo di imputazione più grave e condannato a soli sei mesi, nonostante una richiesta di quattro anni e mezzo.

Di seguito l’elenco completo delle condanne stabilite al termine del processo Sahel:

  • Antonio Abbruzzese: 4 anni di reclusione ed euro 20.000 di multa
  • Domenico Barletta: 2 anni di reclusione ed euro 4.000 di multa
  • Antonio Colacino: 12 anni di reclusione
  • Pasquale Diletto: 6 anni, 3 mesi e 10 giorni di reclusione ed euro 1.067 di multa
  • Giuseppe Ferrazzo: 3 anni di reclusione ed euro 2.000 di multa
  • Paolo Fiorentino: 1 anno di reclusione ed euro 2.000,00 di multa
  • Paolo Gualtieri: 2 anni di reclusione ed euro 4.000 di multa
  • Renato Guarnieri: 6 mesi di reclusione
  • Benedetto Marchio: 3 anni di reclusione ed euro 6.000 di multa
  • Marco Massafra: 1 anno di reclusione ed euro 2.000,00 di multa
  • Antonio Pasquale Muto: 13 anni e 8 mesi di reclusione
  • Giuliano Muto cl. 88: 20 anni di reclusione
  • Vito Muto cl. 66: 20 anni di reclusione
  • Giuliano Muto cl. 98: 12 anni, 1 mese e 10 giorni di reclusione
  • Giuseppina Muto: 2 anni di reclusione ed euro 4.000 di multa
  • Vito Muto cl. 75: 2 anni di reclusione ed euro 4.000 di multa
  • Fedele Oliverio: 3 anni di reclusione ed euro 2.000 di multa
  • Rosario Parrotta: 20 anni di reclusione
  • Fabio Passalacqua: 2 anni di reclusione ed euro 4.000 di multa
  • Leonardo Passalacqua: 2 anni di reclusione ed euro 4.000 di multa
  • Patrick Patitucci: 2 anni di reclusione ed euro 4.000 di multa
  • Salvatore Peta: 16 anni di reclusione
  • Rosanna Policastrese: 10 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione
  • Matteo Santoro: 1 anno, 5 mesi, 10 giorni di reclusione ed euro 3.776,00 di multa
  • Carlo Verni: 20 anni di reclusione

Le assoluzioni

Il Tribunale ha emesso anche una serie di assoluzioni per:

  • Angelo Aiello
  • Massimo Berlingieri (assolto perché fatto commesso da persona non imputabile)
  • Domenico Diletto
  • Francesco Ferrazzo
  • Giuseppe Grimaldi
  • Raffaele Gualtieri
  • Francesco Maugeri
  • Giuseppe Ranieri Migale

Il collegio difensivo

A comporre il collegio difensivo impegnato nelle udienze del processo Sahel sono stati gli avvocati Salvatore Staiano, Piero Mancuso, Salvatore Rossi, Salvatore Iannone, Rosina Levato, Fabrizio Salviati, Sergio Rotundo, Luigi Colacino, Gianfranco D’Ettoris, Franco Angiolini, Aldo Truncè e Ilda Spadafora.