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Da Salica a Torino, la rinascita di Zuleyha

Abbandonata e salvata in campagna, la cagnolina ha trovato casa in Piemonte grazie a una catena di solidarietà

Questa storia è una catena dell’amore. Però non c’è soltanto amore. Si aggiungono senso di civiltà, impegno sociale, spirito di collaborazione. La capacità di guardare oltre lo ‘steccato’ rassicurante, per ampliare gli orizzonti e arricchire la coscienza. Questa storia è il nuovo capitolo di Impronte di speranza, rubrica che il Crotonese realizza insieme all’Oasi Rifugio onlus di Crotone. Le protagoniste sono Zuleyha e Irene, una cagnolina e la giovane donna che l’ha adottata. Però sono coinvolte altre persone, con un ruolo tutt’altro che secondario: i volontari del rifugio, come sempre instancabili, e un ragazzo di Salica con una marcia in più.

Quell’incontro a Salica

Francesco Iembo vive e lavora in contrada Salica; lì sorge l’azienda agricola Lerose, appartenente alla famiglia di sua moglie e alla quale si dedica anche lui. Lo scorso autunno, da quelle parti, ha visto aggirarsi un cane femmina: “Non ho la certezza assoluta – ci racconta – ma penso sia stata abbandonata. Conosco tutti i cani di chi abita qui, mentre non avevo mai visto lei”. C’è da aggiungere un’altra nota amara: Salica è un’area di campagna, poco distante da Crotone e allo stesso tempo un po’ isolata. Per questi motivi, non è raro che venga scelta proprio per liberarsi dei cani. Arrivano in auto, li scaricano come fossero sacchi della spazzatura e se ne vanno.
Gradualmente, il cane si è avvicinato al cancello della casa di Francesco: “All’inizio si mostrava un po’ diffidente, restava comunque in strada. Avevamo già due cani adulti, probabilmente era intimorita dalla loro presenza. Le abbiamo dato da mangiare, abbiamo iniziato a prenderci cura di lei. E ha cominciato a fidarsi”. Era incinta. All’incirca un mese dopo, ha dato alla luce quattro cuccioletti. Francesco, la moglie, i cognati e il resto della famiglia non si sono certamente tirati indietro, però sapevano che non avrebbero potuto tenerli tutti. Francesco si è quindi rivolto all’Oasi Rifugio: “conoscevo questa realtà, ma solo superficialmente. È stata una scoperta, fin da subito ho trovato una gentilezza e una bontà uniche. Ci hanno supportato per la sterilizzazione di Luna, così l’abbiamo chiamata, e aiutato a sistemare i cuccioli”. Un lavoro di squadra. Una catena dell’amore.

Una nuova vita per tutti

Rossella, una volontaria dell’Oasi, ha trovato i nomi per i piccolini lasciandosi ispirare dalla serie tv turca Terra amara: Zuleyha e Gülten sono le due femminucce, Demir e Fikret i due maschietti. Zuleyha è stata la prima a partire, poco dopo anche Demir e Gülten hanno trovato una famiglia. Fikret no, ma c’è il lieto fine anche per lui: “È rimasto con noi – spiega Francesco – insieme a mamma Luna. Adesso abbiamo quattro cani, che convivono in perfetta armonia”. Non solo. Questa esperienza gli ha regalato una nuova consapevolezza: “Oltre a scoprire l’incredibile lavoro che fanno i volontari dell’Oasi, grazie a loro ho compreso che la base del problema, o meglio l’unica soluzione concreta, è la sterilizzazione. Così, cerco di fare il possibile per sensibilizzare le persone sull’argomento, almeno qui a Salica. Arrivano i risultati: pochi giorni fa, un altro abitante della zona ha sterilizzato il suo pastore tedesco. Continuerò”. E adesso entra in scena un’altra componente di questa catena dell’amore: Irene.

Amore a prima vista

Irene è un vulcano, si capisce appena inizia a parlare. Voce squillante, una carica di energia positiva. Vive sulle colline torinesi con il compagno e due cagnolini: la piccola Zuleyha, appunto, e Fedor. C’era un altro cane, Cleto, portato via all’improvviso lo scorso agosto da un aneurisma. Un animale decisamente speciale. Un cane guida: “Io sono diabetica di tipo 1 – spiega Irene – e lui era addestrato per aiutarmi. Provava a svegliarmi durante le crisi ipoglicemiche, se non ci riusciva chiamava il mio compagno. Se ero sola in casa, usava il salvavita per contattare i numeri prestabiliti”. Anche per questo motivo, la sua scomparsa è stata un pugno nello stomaco e nell’anima.
“Come se non bastasse – continua la giovane – Fedor accusava parecchio quell’assenza, sembrava che stesse cadendo in depressione”. Poi è intervenuto il destino. Alla fine del 2025, in modo del tutto casuale, navigando sui social Irene si è trovata davanti la foto di Zuleyha: “Che dire? Ho visto quegli occhietti dolcissimi, quello sguardo così tenero, e sono andata in brodo di giuggiole. L’ho mostrata al mio compagno, abbiamo subito deciso di prenderla con noi”. Hanno scritto a Rossella e da lì a poco è iniziato l’iter per l’adozione. La staffetta è partita due giorni prima di Natale: “Siamo andati a prenderla a Tortona. È stato il più bel regalo di sempre, non soltanto di Natale. Il 2025 è stato l’anno di una grande perdita per noi, ma anche di una rinascita”.

“Un legame che resta”

Zuleyha si chiama ancora Zuleyha. Ma adesso ha anche un secondo nome: Yuki, che in giapponese significa ‘legame che resta’. Quando è stata adottata da Irene e dal compagno, aveva soltanto tre mesi. Adesso ne ha quasi nove. Superate l’iniziale diffidenza, Fedor l’ha accolta nel migliore dei modi: sono praticamente fratello e sorella. La cagnolina è socievole, allegra, va d’accordo con tutti. Si è ambientata in tempi record: “Dopo pochi giorni, era già sul lettone con la pancia all’aria”, ride Irene.
Hanno fatto tutti i controlli di routine, è sana come un pesce. Giocherellona e indiscutibilmente felice. Come Irene, del resto: “È il tassello che mancava nella nostra famiglia. Una gioia grande, siamo stati molto fortunati. Con gli animali domestici si crea un legame difficilmente ripetibile nelle relazioni umane. Può sembrare banale dirlo, ma è la verità: parliamo davvero di un amore puro e incondizionato, istintivo e viscerale. Sono loro a insegnarci tante cose, non il contrario. La vera essenza dell’empatia, tanto per cominciare. Gli animali ci rendono persone migliori”.

In collaborazione con Oasi Rifugio Crotone