Bilancio 7
|Debiti col Fisco, la PA trattiene le parcelle dei professionisti
Nuove verifiche fiscali obbligatorie: professionisti con debiti oltre 5mila euro rischiano trattenute automatiche sui pagamenti pubblici
Dal 15 giugno la Pubblica Amministrazione non paga chi ha debiti con il fisco
Una norma entrata in vigore alcuni giorni fa, ridisegna i rapporti tra i professionisti e la PA. In Calabria, dove il settore privato è sottodimensionato, la committenza pubblica pesa in misura significativa sui bilanci di molti lavoratori autonomi. Come leggere la propria posizione debitoria e quali strumenti attivare prima che arrivi il pagamento.
Dallo scorso 15 giugno, ogni pagamento destinato ad un professionista da parte di un ente pubblico, passa attraverso una verifica fiscale preventiva obbligatoria. Prima ancora che il compenso venga liquidato, l’ufficio contabile interroga l’Agenzia delle Entrate-Riscossione e se il beneficiario risulta avere cartelle non pagate, per un totale pari almeno di cinquemila euro, il pagamento non arriva a destinazione. Viene direttamente trattenuto e versato all’Agente della riscossione fino a concorrenza del debito e al professionista spetta solo l’eventuale eccedenza.
La misura è stata introdotta dalla Legge di Bilancio e corretta in sede di conversione del Decreto fiscale e riguarda tre macro aree: professionisti iscritti ad albi e ordini (gli specialisti del settore tecnico, economico-giuridico e sanitario); consulenti e freelance senza albo (lavoratori indipendenti e gli esperti iscritti alla Gestione Separata Inps); strutture collettive e societarie (qualsiasi sigla organizzata, inclusi gli studi associati, le Società tra Professionisti e le società di ingegneria). Non rileva l’importo della singola fattura, la verifica scatta anche per soli mille euro, bensì il totale dei debiti complessivamente iscritti a ruolo. La norma si estende anche ai compensi per il patrocinio a spese dello Stato, comunemente conosciuti come patrocinio gratuito, senza esoneri per gli avvocati designati d’ufficio.
Meccanismo più rigido di quanto appaia
Per comprendere la portata reale della norma, torna utile il confronto con il trattamento riservato alle imprese. Per i fornitori ordinari della Pubblica Amministrazione, la verifica scatta solo sopra i cinquemila euro di pagamento e, se emergono debiti, il pagamento viene sospeso per sessanta giorni. Questo intervallo, consente al debitore di intervenire, regolarizzare, trattare. Per i professionisti, questa possibilità è negata. Lo storno è immediato, automatico ed eseguito dall’ufficio contabile prima ancora che il diretto interessato ne sia informato. Ovviamente, la norma segue una logica: la parcella del professionista è il suo “stipendio”. Bloccare l’intero pagamento per un debito parziale lo lascerebbe senza soldi per vivere. Lo scomputo toglie solo il debito e gli dà subito il resto. Le imprese, avendo strutture più grandi, seguono la via ordinaria del pignoramento. Inoltre, poiché per i professionisti si controllano anche le fatture piccolissime, il blocco di 60 giorni avrebbe paralizzato gli uffici pubblici con milioni di pratiche sospese. Lo scomputo telematico, invece, è immediato e automatico.
Nonostante l’emendamento del Decreto Fiscale, di cui chi scrive accennava sopra e che riguarda la soglia dei cinquemila euro di debito, c’è da dire, che il Consiglio Nazionale dei Commercialisti, ha definito questa asimmetria discriminatoria rispetto alle imprese e non esclude future questioni di legittimità costituzionale. Secondo la categoria, questo meccanismo lede la tutela del lavoro (Art. 35 Costituzione) e il diritto all’equo compenso, trasformando la parcella in un prelievo forzoso automatizzato.
A questo si aggiunge un ulteriore profilo applicativo, poiché la disciplina si applica a tutti i pagamenti effettuati dal 15 giugno 2026 in poi, indipendentemente dall’epoca della prestazione. Questo significa, ad esempio, che anche un incarico concluso nel 2023 e liquidato solo oggi, soggiace alla nuova procedura. Inoltre, tutti i mandati di pagamento già pronti nei cassetti dei tribunali, ma non ancora incassati dal professionista, sono stati annullati e bloccati. I funzionari della Giustizia devono obbligatoriamente interpellare il Fisco in via telematica per ogni singola parcella e creare nuovi mandati aggiornati per applicare l’eventuale scomputo immediato dei debiti esattoriali.
Peso diverso in Calabria e a Crotone
Nella nostra regione e ancor di più a Crotone, questa norma assume un rilievo che va oltre il dato tecnico. In un tessuto produttivo in cui il settore privato è strutturalmente sottodimensionato rispetto al resto del Paese, la committenza pubblica può pesare significativamente sui bilanci di molti professionisti. Pensiamo ad avvocati che gestiscono il contenzioso di Comuni e aziende sanitarie, ingegneri e architetti impegnati sui cantieri di opere pubbliche, consulenti che affiancano enti locali, commercialisti che assistono istituzioni del terzo settore e tanti altri. Per ognuno di loro, la verifica fiscale preventiva diventa adesso una condizione ordinaria di accesso al proprio compenso.
In tal senso, vale la pena ricordare, in quale contesto molte posizioni debitorie si sono formate. Molti Comuni vivono una crisi cronica di liquidità, spesso legata a dissesti finanziari o piani di rientro pluriennali che congelano le casse pubbliche. A questo si aggiunge la grave carenza di personale negli uffici, mancano materialmente i funzionari per approvare le pratiche e firmare i mandati di pagamento. Dunque, criticità strutturali, finanziarie e burocratiche radicate nel tempo degli enti pubblici territoriali che si intrecciano adesso con la nuova norma in un corto circuito perfetto: i professionisti spesso accumulano debiti fiscali perché i Comuni non pagano le loro parcelle; tuttavia, non appena la PA sblocca un pagamento, la nuova legge applica lo scomputo diretto, trattenendo subito le tasse alla fonte.
Il rischio dei debiti non conosciuti
La posizione debitoria, inoltre, può essere più complessa di quanto si sappia. molti professionisti rischiano di scoprire vecchie tasse, multe o bolli auto dimenticati, avvisi di addebito Inps rimasti senza riscontro. Sono situazioni comuni che rischiano di essere percepite solo quando la PA taglia o azzera la loro parcella. Il portale dell’Agenzia delle Entrate- Riscossione, mette a disposizione nell’area riservata il servizio “Situazione debitoria – Consulta e paga”. Che restituisce una immagine immediata e completa della propria esposizione. L’accesso può essere delegato al commercialista con la procedura di delega unica introdotta quest’anno, serve ad intercettare eventuali debiti rimasti ignoti e a disinnescarli con una rateizzazione prima che la PA verifichi la parcella, evitando che il compenso venga trattenuto o azzerato all’improvviso.
La norma è severa, ma lascia ai professionisti margini di azione. Certamente li riduce nel tempo. Infatti, gli strumenti disponibili perdono di efficacia se attivati dopo che il pagamento è stato processato dall’ente committente. La tempestività è, per questo, la condizione che distingue un rimedio reale dalla teoria.
Per questo, chi ha aderito alla Rottamazione quinquies entro il 30 aprile, si trova in una posizione tutelata, finché le rate vengono onorate nei termini, la verifica restituisce esito negativo e il pagamento procede indisturbato. La prima scadenza è fissata al 31 luglio, opportuno non trascurarla. Per chi, invece, non ha aderito, questa strada non è più percorribile. Restano tuttavia altri strumenti: la rateizzazione ordinaria, la compensazione con crediti commerciali vantati verso gli stessi enti pubblici, cartelle con vizi di notifica, errori formali o profili di prescrizione, possono essere oggetto di ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria. Ancora, per chi ha rateizzazioni già attive, regolarmente onorate, il meccanismo non scatta e questo perché, come per la rottamazione, la regolarità della posizione è in sé, una forma di tutela solida e disponibile.
(Studio commerciale Proto)


