Silos
|Il manoscritto del 1605 svela il baluardo perduto di Crotone
Dai racconti di Erasmo Magno emerge una fortificazione scomparsa sui colli di Santa Lucia, chiave della difesa cittadina
Nella mia introduzione al saggio “Erasmo Magno da Velletri e il manoscritto riccardiano sulle imprese delle galere toscane”, edizioni ETS Pisa 2025 (recensito su il Crotonese di venerdì 29 maggio 2026), metto in evidenza quale interesse lega la costa crotonese al manoscritto conservato presso la Biblioteca Riccardiana di Firenze. Vengono proposte inedite ed inaspettate visioni, accompagnate da avvenimenti, che ruotano su alcuni luoghi costieri: Crotone, Capo colonna e Le Castella. In particolare esse riguardano la difesa della piazzaforte di Crotone (castello e mura urbane); uno scontro navale avvenuto a ridosso del promontorio di Capo colonna; l’insolita visione, infine, dell’abitato di Le Castella, considerata un isolotto con il castello e un fortezzino per difendersi soprattutto da terra.
Le colonne
In città è noto il mio impegno di questi ultimi anni, anche presso le Istituzioni, di rivisitare questi luoghi alla luce delle poco conosciute informazioni che vengono fornite dal manoscritto di Erasmo nei racconti delle sue lunghe navigazioni avvenute tra il 1602 e il 1616 a bordo delle galere medicee: impegno volto soprattutto a tutelare luoghi e avvenimenti che possono apparire frutto della fantasia e invece, come vedremo, sono assolutamente veritieri e trovano puntuale riscontro nel territorio.
Erasmo Magno arriva a Crotone (Cotroni, nel manoscritto) mercoledì 27 aprile del 1605 durante la quarta navigazione a bordo di una delle cinque galere medicee: la Capitana, la Patrona, la Fiorenza e altre due, partite da Livorno il 13 aprile. Dopo la consueta sosta a Messina, utilizzata anche per spalmare la carena delle navi di pattume (composto da sego, pece, olio di pesce con la principale funzione di preservare il legno da un parassita, la teredine), si pigliò la strada per levante.
Vicino Roccella Ionica, alla foce dell’Amendolea, gli equipaggi scendono a terra e fanno riserva d’acqua (acquata) per poi, costeggiando la Calabria, arrivare sino al Cavo delle Colonne, dove finisce la Calabria soprana e principia la sottana, et ha il detto nome per causa d’una antichità di dua colonne che sono appresso alla marina con una piccola chiesetta alla punta di detto Cavo, onde genera una grandissima mezza luna et va fino ad una punta ove è la città di Cotroni. Nel 1605 dunque rimanevano ancora in piedi due colonne.
Gli approdi
La città – prosegue la descrizione del manoscritto – è sopra d’un poggio tutta in fortezze circondata di nobilissime muraglia con fortissimi baluardi, ove non ve è porto nessuno, ma un poco di ridosso dalla parte verso Taranto. Erasmo conferma perciò quanto ci hanno tramandato testi e stampe antiche e cioè che Crotone ininterrottamente dalla colonizzazione greca fino all’epoca moderna non ha mai avuto un porto ma solo due approdi, particolarmente ridossati dai venti dominanti, uno a nord e l’altro a sud. La rappresentazione più reale dei due approdi ci viene restituita da un disegno contenuto nel Libro del mare di Piri Ra?is, eseguito un secolo prima di Erasmo, custodito nella Staatsbibliothek di Berlino (figura 1); il disegno, infatti, ritrae ancora la città difesa dalle mura medievali, prima che gli spagnoli ricostruissero le fortificazioni ‘alla moderna’.
La novità
Erasmo prosegue la descrizione della città e l’accompagna con un dettagliato disegno di Cotroni vista dal mare: et da della parte ove è detto ridosso nel ultima punta del corno di sopradetta mezza luna ve è una bellissima fortezza, con un bellissimo maschio in mezzo (Castello con al centro la Torre Marchesana, nda), che supera tutta la sopradetta parte cossi dentro di detta fortezza, come anco in detta terra con bonissima guardia di spagnoli; è ben vero che della parte di terraferma a man sinistra di detto ridosso ve è un montarello che è quasi pari a detta fortezza, la qual fortezza è con bonissimi fossi dalla parte di destra, sebbene dalla sopradetta parte ove è detto montarello cioè di fuori ve sono dei monti che sono a cavaliero …
L’inedita novità viene riportata nel manoscritto subito dopo: ma in detti monti ve è un baluardo fatto per questo rispetto, se bene sono sotto posti a mine che, pigliandosi detti monti, la piazza detta sarebbe persa, et sottoposta a batterie ad assalti, et ad tutti li instrumenti bellici, et sopradetta terra è dall’altra parte di sopradetta fortezza in piano una parte, et l’altro resto in monte, tirando alla volta del sopradetto maschio, et dove è la sopradetta mezza luna, alla radice di sopradetti monti ve è una vallicella di fruttifere vigne, ove ne sono di conventi di frati zoccolanti, et cossì anco dalla parte destra; sì come il suo disegno demostra (figura 2).
Dunque il baluardo a cui si riferisce Erasmo doveva essere in prossimità della collina di Santa Lucia, probabilmente dove oggi insiste la chiesa di San Domenico, fortezza di cui però non rimane alcuna traccia, divorata forse dalle attività delle numerose fabbriche di mattoni impiantate nei primi decenni del secolo scorso.
La piccola fortezza a mezza costa della collina di Santa Lucia, ben visibile nel particolare ingrandito (figura 3) era un avamposto a forma di torre che doveva presidiare, da sud-ovest, il luogo affinché – come dice Erasmo – i nemici pigliandosi detti monti, la piazza detta sarebbe persa.
Le galere poi si dirigono alle isole Ionie, ad Antipaxos per poi proseguire ad espugnare Prevesa, ritornano a Messina per vendere gli schiavi e, passando davanti il presidio turco di S. Maura (isola di Leucade), esplodono dei colpi di moschetto e archibugi nonché di cannoni per far dispetto al nemico. Per la morte di Papa Leone XI ritornano a Livorno, dove vengono premiati per la conquista di Prevesa e Jacomo Inghirami, comandante della Capitana, viene promosso ammiraglio con la Gran Croce.


