Logo

Temi del giorno:

Arabo-Calabro, Andrea racconta identità e integrazione

Dai social alla divulgazione culturale: il giovane italo-marocchino costruisce un ponte tra Calabria e Marocco

Andrea, l’abbiamo conosciuta qualche anno fa quando il suo progetto culturale sui social era appena agli inizi. Come è cresciuto oggi ‘Arabo-Calabro’ rispetto ad allora?
“Il progetto sta evolvendo in modo lineare, passo dopo passo. Sinceramente non mi aspettavo di raggiungere, in così poco tempo, un’interazione così forte e un messaggio così condiviso. Pensavo a una crescita più graduale, invece i risultati sono arrivati subito, in maniera immediata. Questo mi ha permesso non solo di far crescere il progetto, ma anche di crescere personalmente. La cosa positiva è che ho trovato una vera passione nella mia vita: lo studio della lingua araba e la cultura araba in generale. Ho la fortuna di essere italo-marocchino, e questo mi aiuta a vivere tutto in modo ancora più autentico e profondo”.

La potenza dei social l’ha aiutata a diffondere il suo messaggio?
“Sì, sicuramente i social oggi sono fondamentali. Se vuoi far vedere ciò che fai o raccontare i tuoi obiettivi, sono lo strumento principale. Nel mio caso, appena ho iniziato a pubblicare contenuti, il riscontro è stato immediato. In particolare a Cirò Marina la risposta è stata molto positiva: il paese ha subito percepito che si trattava di qualcosa di diverso. Ho ricevuto tante attestazioni di stima e tanto affetto quotidiano. Sono stati proprio loro i primi a farmi capire che il progetto poteva crescere davvero e ambire a qualcosa di importante”.

Nei suoi video conclude sempre con un saluto in arabo. Che significa?
“È il saluto della tradizione islamica: Assalamu alaikum, che significa ‘la pace sia su di voi’, e la risposta: Wa alaikum assalam. La forma più completa è Alaikum assalam wa rahmatullahi wa barakatuh, cioè ‘che su di te siano la pace, la misericordia e la benedizione di Dio’. È bello perché è un augurio reciproco di pace e bene. E ormai è diventato naturale anche per strada: a Cirò Marina capita spesso di sentirlo, soprattutto tra i ragazzi. Questo mi rende felice, perché parliamo di una lingua importante ma poco presente nella nostra quotidianità”.

Attraverso i social fa anche divulgazione linguistica e culturale. Come affronta il tema degli stereotipi legati al mondo arabo e alla religione islamica?
“Io cerco di raccontare ciò che studio in modo semplice e diretto, senza necessariamente inserire opinioni personali. Racconto i fatti e poi ognuno può farsi la propria idea. Per quanto riguarda gli stereotipi, sono il risultato di una narrazione storica lunga. In Occidente il mondo arabo-islamico è stato spesso raccontato in modo parziale, soprattutto dai media moderni. Il problema è che si tende a dare spazio quasi esclusivamente alle notizie negative, costruendo così un’immagine distorta. Basti pensare a come, spesso, si generalizzi: se si parla di gruppi estremisti, si finisce per associare intere religioni a quei fenomeni. Ma non è corretto. L’Islam è un’altra cosa, così come ogni religione non può essere ridotta ai comportamenti di pochi. Per questo credo sia importante ascoltare più punti di vista, ‘più campane’, per avere una visione completa e non limitata”.

Ha anche un legame familiare che la unisce al Marocco. Questo, quanto ha influito sul suo percorso?
“In realtà ho iniziato a studiare arabo seriamente solo cinque anni fa. Prima mi sentivo semplicemente italiano con madre marocchina. Oggi invece mi sento pienamente italo-marocchino, e questo cambiamento è nato proprio dallo studio della lingua e della cultura”.

Ha vissuto il periodo sacro del Ramadan. Che esperienza è stata?
“È uno dei mesi più belli che si possano vivere. Non è solo un’esperienza legata al cibo, ma soprattutto un percorso di introspezione, spiritualità e comunità. Ti aiuta a riflettere su te stesso, a rallentare e a osservare la tua vita da un’altra prospettiva. È stato bello anche poterlo condividere con le persone che mi seguono, perché c’è stata tanta curiosità e partecipazione”.

Sente che il suo progetto sta costruendo un ponte tra Italia e Marocco?
“Sì, assolutamente. Personalmente mi sta aiutando a mantenere un contatto forte con il Marocco, con la mia famiglia e con le mie origini. Inoltre faccio parte dell’associazione ‘Giovani italo-marocchini’, con cui realizziamo attività culturali e istituzionali, anche a livello internazionale. Abbiamo avuto l’opportunità, ad esempio, di visitare il Parlamento a Rabat e di partecipare a incontri importanti. È un’esperienza che mi fa sentire parte di una comunità, di un gruppo di persone con origini simili e interessi culturali condivisi”.

Avete incontrato l’ambasciatore del Marocco in Italia?
“Sì, a Roma. È stato un incontro molto significativo. L’ambasciatore ci ha rivolto un discorso molto profondo sui giovani e sul ruolo della società. Tra i temi che ha affrontato, mi ha colpito molto il richiamo alla parità di genere e al rispetto tra uomo e donna, oltre all’importanza di valorizzare sempre di più il ruolo della donna nella società. È stato un momento che ricorderò a lungo”.
Grazie ad Andrea per aver condiviso il suo percorso. Il suo lavoro continua a essere seguito con interesse da tanti giovani e adulti.