Tredicesima udienza
|Processo Naufragio Cutro: la Finanza doveva avvertire che era cambiato lo scenario
La testimonianza di D’Agostino sulle procedure di intervento previste dall’accordo tecnico operativo del 2005
CROTONE – Gran parte dell’udienza del 30 giugno del processo sui presunti ritardi nei soccorsi al caicco naufragato a Cutro il 26 febbraio 2023 si è concentrata sull’accordo tecnico-operativo del 2005, che stabilisce le regole di ingaggio per gli interventi in mare nel contrasto all’immigrazione clandestina.
In particolare, su richiesta dell’avvocato di parte civile Arturo Salemi, il comandante D’Agostino ha spiegato: “L’articolo 6 dispone che chi è a capo delle operazioni (in questo caso la Guardia di Finanza, poiché si trattava di un’operazione di law enforcement, ndr) debba comunicare gli aggiornamenti. Il mancato riscontro, però – ha specificato D’Agostino –, non rappresenta per me un alert, perché sapevo che la stavano monitorando e non potevo inserirmi in un’operazione di polizia condotta da un altro Corpo dello Stato. Se cambia lo scenario, tuttavia, mi aspetto di essere aggiornato sull’evoluzione della situazione. Mi aspetto uno scambio informativo. Sapevo che alle 23.30 in mare c’era un’unità della Finanza. Non era così: ma l’ho saputo dopo. Poiché l’operazione non aveva più l’assetto operativo dichiarato, non poteva essere portata avanti: mi sarei atteso una comunicazione”.
La proposta di riforma non approvata dal tavolo tecnico
L’avvocato di parte civile, Lidia Vicchio ha chiesto al comandante D’Agostino di spiegare anche una sua relazione dopo una riunione dell’aprile 2024 nella quale l’ufficiale della Capitaneria di porto sosteneva che i fatti di Steccato di Cutro sono da considerarsi uno spartiacque nel complesso scenario della gestione dell’immigrazione: “Eravamo ad un tavolo tecnico al Ministero dell’Interno coordinato da Icc per l’analisi periodica dell’andamento. Ho proposto una bozza di modifica all’accordo tecnico operativo ma non è mai passata” ha detto D’Agostino.
Nel corso del processo, così come aveva fatto nella precedente udienza, il capitano di fregata D’Agostino ha ribadito: “Non era una situazione Sar”, specificando: “Se ci fosse stata chiesta una mano per andare al posto della V5006, saremmo usciti sotto il coordinamento della Guardia di Finanza perché restava un’operazione di polizia”.
La tesi della difesa di Lo Presti
La tesi della difesa di Antonino Lo Presti, all’epoca ufficiale in comando tattico presso il ROAN di Vibo Valentia, ha provato ad aprire uno squarcio nella ricostruzione generale. L’avvocato Tiziano Saporito ha infatti chiesto se l’accordo tecnico-operativo si sarebbe attivato nel caso in cui l’evento non fosse stato considerato di immigrazione clandestina: “Se non è immigrazione, in teoria l’accordo tecnico decade”, ha ammesso D’Agostino. “Se si fosse trattato di traffico di droga o armi non si sarebbe applicato. Sarebbe rimasta un’operazione di polizia. Se fosse stata ritenuta una barca da diporto, l’accordo tecnico-operativo non si sarebbe dovuto applicare. Ma dato che parte come attività di Frontex, dà vita all’accordo tecnico. Capita, anche se molto raramente, che un evento migratorio venga derubricato”. In ogni caso, ha specificato il capitano di fregata, “se non si fosse applicato l’accordo tecnico, la Finanza sarebbe rimasta a capo delle operazioni”.
D’Agostino, rispondendo sempre a Saporito, ha sostenuto: “Non è stato attivato l’Inmarsat (il sistema con cui la Guardia Costiera trasmette comunicazioni di ricerca e soccorso, ndr) dopo le 3:48, perché abbiamo fatto subito uno screening per cercare la barca e poco dopo abbiamo avuto notizia del naufragio; a quel punto, quindi, era superfluo”.
Lo sfogo di D’Agostino sulla Finanza
L’avvocato Marilena Bonfiglio, difensore del capitano Francesca Perfido, ha chiesto se la decisione presa dalla sua assistita di classificare l’evento come law enforcement fosse autonoma o se ci fosse stata una valutazione da parte di Frontex. “È una decisione che ha ricalcato quella dello staff di Frontex”, ha risposto D’Agostino, sottolineando: “La decisione di Frontex non è vincolante, ma è stata avallata sia dal Comando della Guardia di Finanza sia dalla Guardia Costiera. Tutti, me compreso, hanno concordato sulla decisione dell’assetto di Frontex, che rappresentava l’unico occhio sullo scenario”.
Una decisione che contrasta sia con quanto sostenuto dopo il naufragio dal direttore di Frontex, nel corso dell’audizione alla commissione Libe del Parlamento europeo, sia con le stesse parole con le quali D’Agostino ha risposto al presidente Scibona: “Frontex segnalò, tra tante barche, solo il caicco perché faceva rotta verso terra, era stata intercettata una telefonata verso la Turchia e sottocoperta c’erano altre persone”.
“Mare permettendo? Se non permette più mi avvisi”
Il capitano di fregata si è soffermato sulla famosa frase del brigadiere della Finanza, Giuseppe Grillo (che è tra gli imputati) nella conversazione con gli operatori della Guardia costiera, Denis Scarcia e Domenico Spanò: “Abbiamo una nostra vedetta, la 5006 che l’attenderà, mare permettendo”. D’agostino ha spiegato: “Se dico che resto mare permettendo vuol dire che sto in mare finché mi è permesso, ma poi alzo la mano e dico non ci sto più. Se rientri hai interrotto missione”.
L’avvocato Bonfiglio ha chiesto chiarimenti sulla riunione al Ministero dell’Interno successiva al naufragio. “C’era il mio omologo della Finanza, il generale Vincenzo Caci, all’epoca capo del Cenop, che era con me di fronte al capo di gabinetto del Ministero e al ministro, il quale ha fatto un breve passaggio perché doveva rispondere a un’interrogazione parlamentare. Ci siamo presentati con le ricostruzioni degli eventi e lì sono venuto a conoscenza che la barca della Guardia di Finanza, sedici minuti dopo la telefonata intercorsa con la Guardia Costiera alle 23:37, era tornata nel porto di Crotone, ben distante da dove ci aspettavamo che fosse”.



