Sentenza definitiva
|Inchiesta Erebo Lacinio, Cassazione: tutti assolti, perché il fatto non sussiste
La Suprema Corte conferma l’assoluzione di Antonella Stasi e dei coimputati: i fatti non sussistono e l’impianto del gruppo Marrelli di Crotone risulta del tutto regolare
La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva l’assoluzione con formula piena dei sette imputati coinvolti nell’indagine Erebo Lacinio condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia che aveva coinvolto una azienda del Gruppo Marrelli di Crotone.
Tra le figure di spicco definitivamente prosciolte figura Antonella Stasi, ex presidente facente funzioni della Regione Calabria. La pronuncia della Suprema Corte decreta che “il fatto non sussiste”, mettendo la parola fine alle vicende giudiziarie dell’inchiesta che ipotizzava un traffico illecito di rifiuti. Anche il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione ha sollecitato la conferma dell’assoluzione, ribadendo la correttezza del verdetto di secondo grado dopo che il ricorso del PG presso la Corte d’Appello era stato rigettato.
I dettagli giudiziari nell’inchiesta Erebo Lacinio
Il complesso iter processuale, condotto per competenza dalla Procura distrettuale di Catanzaro, mirava a fare luce su una presunta associazione per delinquere accusata di aver gestito un traffico illecito di rifiuti e di truffa aggravata ai danni del Gestore dei Servizi Energetici (GSE). L’impianto a biomasse gestito dall’azienda “Le verdi praterie”, guidata da Antonella Stasi, era finito nel mirino per la presunta produzione di biogas con materiali non dichiarati. L’ipotesi accusatoria nell’inchiesta Erebo Lacinio sosteneva che l’utilizzo di tali biomasse (di origine vegetale e animale) non fosse conforme alle normative, determinando indebiti incentivi pubblici per oltre 14 milioni di euro tra il 2011 e il 2018, oltre a presunti sversamenti illeciti.
A settembre del 2024, a conclusione del processo con rito abbreviato, il Gup di Catanzaro, Sara Merlini, aveva già smontato l’impianto accusatorio, disponendo anche la revoca del sequestro di beni mobili e immobili della società. Successivamente, in appello, il collegio giudicante – presieduto dal giudice Giglio, con Fontanazza e Saccarosi a latere – ha respinto il ricorso della procura e del GSE, certificando la completa regolarità dell’operato dell’impresa del gruppo Marrelli.
L’azione difensiva all’inchiesta Erebo Lacinio e le perizie
A smontare le accuse mosse dalla Procura è stato l’attento e capillare lavoro del pool difensivo, composto dagli avvocati Francesco Verri, Vincenzo Ioppoli, Vincenzo Cardone, Francesco Laratta e Nicola Cantafora. Nelle aule di tribunale, i legali hanno fatto valere la produzione di comunicazioni indirizzate al GSE, non acquisite originariamente dagli inquirenti. Decisive due pronunce cautelari favorevoli (Tribunale della libertà e Cassazione) e ben quattro superconsulenze firmate dai professori Massardo, Dell’Anno, Campanile e dalla dottoressa Caccavari.
Le perizie tecniche hanno dimostrato che l’impianto generava energia pulita e un fertilizzante naturale, il digestato, distribuito nei campi secondo procedure totalmente legali e trasparenti. Le analisi dei terreni, affidate a due professori universitari su incarico della stessa procura, non hanno evidenziato alcuna traccia di inquinamento, confermando la sostenibilità dell’attività aziendale.
Oltre ad Antonella Stasi, l’assoluzione definitiva scagiona completamente il fratello Roberto Stasi (52 anni, nella qualità di consulente), l’amministrativo Massimo Francesco Carvelli (60 anni), la legale rappresentante Anna Crugliano (50 anni) e i dipendenti Salvatore Esposito (54 anni), Antonio Muto (61 anni), Raffaele Rizzo (53 anni) e Salvatore Succurro (45 anni)
Una indagine che non doveva iniziare
L’avvocato Francesco Verri ha commentato: “Non c’era bisogno che si pronunciassero all’unanimità diciassette giudici e un perito. Era evidente che non fosse stato commesso nessun reato. Eppure, dopo gli annullamenti delle misure cautelari e la prima assoluzione, è partito l’inseguimento. In appello. E in Cassazione. Oggi è finita ma non doveva cominciare. La soddisfazione è enorme e però il dolore per donne e uomini che hanno sofferto per cinque anni e per una florida azienda messa in ginocchio è ancora più grande”.


