Silos
|Le Castella, il canale perduto riemerge da un manoscritto del 1605
Uno scritto di Erasmo Magno descrive un canale navigabile attorno all’isolotto. Resti archeologici, toponomastica e foto aeree ne rafforzano l’esistenza
La costa di Crotone è stata per secoli al centro della guerra di corsa e di pirateria combattuta nel Mediterraneo. Questa centralità è stata colta dallo storico calabrese Gustavo Valente (Celico (Cs) 1910 – Cosenza 2007) che ha organizzato due congressi internazionali sull’argomento, il primo a Catanzaro nell’ottobre del 1988 e il secondo a Crotone e Cariati nel dicembre 1995. Inizia così una mia lettera inviata lo scorso anno al Sindaco del Comune di Isola Capo Rizzuto con l’intento di istituire un convegno internazionale di studi sulla guerra da corsa nel Mediterraneo a Le Castella.
Proseguo nella nota: Valente, infatti nella prefazione degli atti del secondo congresso, sottolineò l’importanza del ruolo assunto da Crotone nella lotta di resistenza alla pirateria, non solo per la storia locale, ma per quella della Calabria e del Mediterraneo: “Il convegno – dichiarò infatti Gustavo Valente nella presentazione del congresso del 1995 – si prefigge di far conoscere la scientificità di quel mondo che è passato da noi, ma che non è più avverso, e tende a diventare un tutt’uno di tradizioni e di conoscenze nella certezza di arricchire il patrimonio culturale dell’uomo del terzo millennio”.
La storia di Uccialì
Già qualche anno prima lo storico calabrese pubblicò la storia di Uccialì (detto anche Occhialì), famoso ammiraglio ottomano, unico generale ad uscire indenne dalla battaglia di Lepanto; il suo vero nome era Giovan Dionigi Galeni; catturato giovane a Le Castella da pirati turchi durante una razzia, si convertì all’Islam ed entrò nella Marina ottomana, dimostrando col tempo doti di comando eccezionali. Fu lo stesso Valente a promuovere nel 1961 la realizzazione di un suo busto a farlo collocare a Le Castella nel piazzale antistante la fortezza aragonese, dove ancora oggi è sistemato.
Nella stessa comunicazione al Sindaco ho inoltre richiamato i risultati delle mie ricerche sul manoscritto del 1600 conservato presso la Biblioteca Riccardiana di Firenze che contiene informazioni finora poco note sulla costa crotonese.
Infatti, a carta 115 recto del manoscritto (T. Tedesco, “Erasmo Magno da Velletri e il manoscritto riccardiano sulle imprese delle galere toscane”, edizioni ETS Pisa 2025; recensito su il Crotonese di venerdì 29 maggio 2026) Erasmo racconta che le galere medicee, costeggiando la costa ionica della Calabria, arrivarono davanti il castello di Stilo e dopo aver fatto l’acquata alla foce dello Stilaro la matina in mercoledì all’aurora se andò alli Castelli, luoco picciolo in un isolotto appresso a terra ferma, ove ve è un canale che circonda il sopradetto loco quanto pol passare una grossa galera, che fu tutto disfatto da Dragutt Raise, et d’allora in qua non è stato più restaurato eccetto in un picciolo fortezzino che è dalla parte destra di detta terra ferma verso ponente, et questo è abitato, et l’altro non, et ivi ve se vedeano di pochissime gente che guardavano detto fortezzino et di quivi si hebbe lingua, che la guardia della torre haveva scoperta una galeotta verso la punta, sicché se andò a detta parte, et la guardia scoperse un vascello disarborato che andava lunghi al mare fu incominciato a dar caccia, perché detto vascello subito scoprendoci si mosse al pomeriggio sì come a solito di custarsi, ma poco di giorno, che ad hore 11 fu giunta dalla Patrona, (carta 115 verso).
Le prime segnalazioni
unque Erasmo, il 12 giugno 1605, percepisce l’abitato di Castelli (Le Castella) e la fortezza aragonese – allora collegata all’abitato – come un’isola staccata dalla terraferma da un grande canale artificiale, costruito dagli spagnoli all’inizio del XVI sec. e poi distrutto dal pirata turco Dragut: un canale così grande da poter essere attraversato da una galera “grossa” e difeso da un “fortezzino”.
Anni fa, ad una prima lettura di questo passo del manoscritto, ricordo di essere rimasto un po’ perplesso, anche se la presenza di un imbocco di canale e di una antica casamatta – ambedue tra l’attuale darsena e il porticciolo di Le Castella – erano già state da me segnalate agli inizi degli anni ottanta alla Soprintendenza archeologica della Calabria, durante la periodica attività di ricognizione del territorio effettuata in qualità di ispettore onorario: tuttavia all’epoca non si aveva alcuna fonte documentaria che potesse avvalorare tale ipotesi.
E’ vero che l’appetito vien mangiando! Infatti dopo i sopralluoghi che seguirono la lettura del manoscritto di Erasmo, il paesaggio da lui descritto apparve in tutta la sua evidenza, per la parte ancora visibile dell’imboccatura est del canale e del fortezzino (casamatta a cielo aperto). Successivamente, anche grazie all’aiuto di anziani locali, la presenza del canale e dell’ambizioso progetto di isolare l’abitato con la fortezza di Le Castella venne confermata anche dalla denominazione ‘fosso’ della via che conduce alla darsena. L’ipotesi si trasformò in certezza quando dall’Istituto geografico militare di Firenze arrivò la foto aerea del 1943 (figura 2) in cui appariva evidente l’imboccatura del canale e una depressione del terreno lungo il suo percorso.
Nell’ultima navigazione, dieci anni più tardi la prima visita, Erasmo descrive meglio il golfo tra punta Cannone di Le Castella e Capo Rizzuto (carta 269 recto), esaltandone i suoi pregi come porto naturale specialmente con venti di maestrale e tramontana.
L’arrivo a Castelli
Arrivati a Messina si entrò in porto, et subito fu dato ordine di spalmare, et fatto quanto di sopra in mercoledì ad hore 22 adì 13 (aprile 1616, nda) si prese la strada per levante, et il venerdì amatino si dè fondo sopra la Rocciella (Roccella ionica, nda) appresso di un fiume a far tutta l’acquata et poi ingolfarse ma fatto quanto si è detto per essersi voltato lebeccie non fu possibile seguitar il sopradetto camino ma si andò al cavo delle Colonne, et quivi aspettar bon tempo, se ben qui non fu possibile starci per maestro, et tramontana, et si andò andar fondo discosto da qui mig. 20 appresso alli Castelli in una punta che fa l’effetto di una grandissima mezza luna che per detti venti ve è un bonissimo ridosso, et ve se dimorò sino adì 21 in giovedì ad hore 22÷ et poi se ingolfò sì come di sopra verso Levante.
Il grande golfo, luogo ideale per accogliere un’intera flotta navale, insieme all’estensione dell’isolotto, circa trenta ettari (tali erano le dimensioni dei castra romani e di quelli punici), e all’imponente phrourion, fortezza crotoniate emersa sotto il castello aragonese negli anni settanta, riportano all’ipotesi avanzata da diversi studiosi che a Le Castella, propaggine all’estremità nord del Golfo di Squillace, potessero sorgere i Castra Hannibalis.
L’ombra di Annibale
Anche a me piace immaginare Annibale aggirarsi in questi luoghi dopo aver lasciato il suo testamento inciso su una tavola di bronzo nel tempio del Lacinio (Liv., XXX, 20,6) prima di imbarcarsi per l’Africa.
tommaso.tedesco@gmail.com


