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Desertificazione bancaria nel crotonese 17 comuni senza banche

Lo studio rivela i pesanti effetti economici dello smantellamento fisico delle filiali, con rischi per il tessuto produttivo e sociale.

In Calabria, trovare una banca aperta sta diventando un’impresa. Oltre il 74,5 per cento dei comuni della regione è ormai totalmente sprovvisto di uno sportello bancario. Ma il dato che balza immediatamente all’occhio è quello della provincia di Crotone, che detiene un altro primato negativo in Italia: è il territorio con la maggiore pressione sui pochi presidi rimasti, registrando una media di 713 imprese per ogni singola filiale operativa. In sostanza ci sono 17 comuni su 27 senza sportelli bancari.

I numeri della desertificazione bancaria in Calabria

Tra il 2015 e il 2025, la rete bancaria in Italia è scesa da 30.258 a 19.140 filiali. Con oltre 11mila presìdi persi e una contrazione del 36,7%, quasi il 44% dei comuni italiani (circa 3.456) si ritrova senza una banca. L’avanzare inesorabile della desertificazione bancaria ridisegna la geografia dei servizi in modo disomogeneo e il Sud paga il prezzo più alto.

La Calabria risulta essere la terza regione d’Italia per numero di imprese (circa 32mila) localizzate in comuni senza alcuno sportello, un fenomeno che coinvolge 567mila residenti. La gravità del quadro è sottolineata dal presidente di CNA Calabria, Giovanni Cugliari: “Dati allarmanti che minano non solo il tessuto produttivo ed economico, ma anche quello sociale. È ora di aprire una riflessione e di ripensare la geografia dei presidi bancari”.

I numeri della desertificazione bancaria

Nella provincia di Crotone diciassette comuni sono completamente senza sportelli bancari, mentre dieci centri mantengono sul proprio territorio uno o più presidi operativi. Ben sedici paesi risultano già privi di banche nel 2024: questo vasto gruppo comprende Caccuri, Carfizzi, Casabona, Castelsilano, Cerenzia, Cirò, Cutro, Melissa, Pallagorio, San Mauro Marchesato, San Nicola dell’Alto, Santa Severina, Savelli, Strongoli, Umbriatico e Verzino. A questa complessa situazione geografica si è recentemente aggiunto il comune di Petilia Policastro, che ha registrato la serrata della sua ultima filiale nel corso del 2025.

I presidi attivi sul territorio

Guardando invece ai comuni che assicurano ancora un accesso fisico al credito, emerge una distribuzione fortemente polarizzata delle risorse. Il capoluogo Crotone guida nettamente la disponibilità provinciale con undici sportelli aperti all’utenza, seguito a notevole distanza da Cirò Marina che garantisce il funzionamento di due filiali. Tutte le altre otto realtà attualmente provviste del servizio, ovvero Belvedere di Spinello, Cotronei, Crucoli, Isola di Capo Rizzuto, Mesoraca, Rocca di Neto, Roccabernarda e Scandale, resistono a fatica potendo contare su un solo sportello ciascuno, rappresentando in molti casi uno snodo cruciale per la sopravvivenza del tessuto produttivo e commerciale locale.

Crotone e le province calabresi: un confronto nazionale

Mentre le grandi metropoli del Paese conservano enormi bacini di filiali (Roma ne conta 848, Milano 572), le aree meno densamente popolate subiscono un ritiro drastico. Se Crotone soffoca con le sue 713 imprese per sportello, staccando persino province critiche come Caserta (689) o Napoli (554), il resto della regione non gode di buona salute: Reggio Calabria si attesta a 617 aziende per filiale, seguita da Vibo Valentia con 536.

Quest’ultima, Vibo Valentia, domina a livello nazionale due specifiche classifiche negative: è prima in Italia per percentuale di popolazione residente in comuni senza sportello (oltre il 52,6 per cento) e detiene la più alta incidenza sul sistema produttivo locale, con il 42,2 per cento delle imprese costrette a operare in centri privi di istituti di credito. Tra le province, anche Cosenza emerge in negativo, occupando il terzo posto nella classifica nazionale in valori assoluti con ben 12.398 imprese in comuni sguarniti.

Le conseguenze sociali della desertificazione bancaria

Ad incidere sul progressivo smantellamento fisico del sistema bancario concorrono lo spopolamento dei piccoli centri e le repentine accelerazioni imposte dalla digitalizzazione. Una combinazione che rischia di schiacciare le fasce più deboli, considerando che in Italia il 26,3% della popolazione colpita da queste chiusure è composto da anziani (quasi 1,28 milioni di persone over 65).

“La Calabria da tempo va incontro ad un severo inverno demografico acuito dai tanti giovani che vanno via – aggiunge il presidente Cugliari –. Lo spopolamento progressivo dei centri con meno servizi, porta a concentrarsi proprio in queste aree gli anziani, quindi i più fragili. Sono loro i primi a pagare le conseguenze del non potere avere uno sportello bancario nel proprio comune. Non è a loro che si può chiedere di scaricare un’app bancaria o di rivolgersi a un call center. I presidi bancari sono anche tutela”.

Imprese a rischio e la necessità di invertire la rotta

Il progresso tecnologico, pur offrendo nuovi strumenti, non può sostituire il valore fiduciario su cui si basa l’economia reale dei territori, fatta di botteghe e reti artigiane. “La modernizzazione del sistema non può fagocitare i classici sportelli bancari. Specie per le micro e piccole imprese, che costituiscono l’asse portante dell’economia artigiana calabrese – spiega ancora Cugliari –, il rapporto personale significa fiducia e certezza. Servono interlocutori capaci di conoscere l’azienda, valutarne i progetti e accompagnarne gli investimenti. Aspetti fondamentali per costruire per l’impresa e per il territorio stesso. Ecco perché riteniamo che non possa essere applicata una formula ragionieristica e usata la forbice per tagliare gli sportelli. Piuttosto, auspichiamo come CNA Calabria che si inverta questa tendenza che vede la nostra regione e i suoi territori drammaticamente protagonisti”.

Un allarme che trova eco anche a livello nazionale. A chiudere il cerchio è infatti il Presidente nazionale CNA, Dario Costantini: “La digitalizzazione dei servizi bancari rappresenta un’opportunità, ma non può trasformarsi in una ritirata indiscriminata dai territori. Per una piccola impresa il rapporto con la banca non si esaurisce in un’applicazione o in una procedura automatizzata. Servono interlocutori capaci di conoscere l’azienda, valutarne i progetti e accompagnarne gli investimenti. Quando chiude una filiale si allontana un punto di riferimento per famiglie, anziani, attività economiche”.