Polizia di Stato
|Il crotonese Antonino De Santis nuovo vicedirettore Dia
L’ex questore di Rovigo assume il prestigioso incarico interforze a Roma, coronando un percorso di grandi successi investigativi.
È crotonese il nuovo vicedirettore nazionale della Direzione Investigativa Antimafia. Si tratta di Antonino De Santis che, lasciando il ruolo di questore di Rovigo, è stato trasferito a Roma, dove dal 3 agosto ha assunto l’incarico ai vertici della Dia. L’organismo investigativo interforze italiano, nato nel 1991 su intuizione del giudice Giovanni Falcone, che unisce le competenze del personale di Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Penitenziaria per combattere le mafie. L’azione della Dia si sviluppa attraverso l’investigazione preventiva, volta ad analizzare i fenomeni mafiosi e a impedire le infiltrazioni negli appalti pubblici; le indagini mirate di polizia giudiziaria contro i clan; e l’aggressione ai patrimoni illeciti per tracciare, sequestrare e confiscare le ricchezze accumulate dalle consorterie.
I primi incarichi di Antonino De Santis
Nato nel 1966 e laureato in giurisprudenza, Antonino ‘Nino’ De Santis presta servizio nella Polizia di Stato dal 1994. Al termine del corso di formazione per funzionari, nel 1995 ha ricevuto il suo primo incarico presso l’allora Commissariato della sua città, trasformato di lì a poco in Questura. Sin da quegli anni, ricoprendo la funzione di vice dirigente della Squadra Mobile crotonese, Antonino De Santis si è distinto per la determinazione nella lotta alla criminalità organizzata. In quel periodo il prezioso lavoro investigativo degli uffici consentì di assicurare alla giustizia diversi latitanti di rilievo. Nel 1998, a soli 32 anni, arrivò un primo importante segnale per la sua carriera: l’allora questore Salvatore Lanzaro lo nominò capo di gabinetto della Questura di Crotone.
Le indagini storiche nel territorio crotonese
Il richiamo per l’attività sul campo riportò ben presto Antonino De Santis alla Mobile crotonese, questa volta con l’incarico di dirigente, ricoperto dal 2000 al 2005. Furono gli anni che consacrarono la sua fama di investigatore, segnati da inchieste di assoluto rilievo sfociate nelle maxi-operazioni «Scacco Matto» e «Tramontana». In quel delicato contesto maturò un fatto dirompente, definito dalle cronache come mai accaduto prima nella provincia crotonese e decisamente raro anche nel resto della Calabria: numerosi esponenti di spicco della criminalità organizzata locale decisero infatti di collaborare con la giustizia.
L’esperienza in Sicilia di Antonino De Santis
Dopo aver guidato con successo gli uffici pitagorici, nel 2005 giunse il trasferimento alla Questura di Palermo. In una città ancora sotto scacco, nel periodo immediatamente successivo all’arresto del boss Totò Riina, l’investigatore calabrese trascorse nove anni intensi. In Sicilia prese parte, tra l’altro, alle operazioni per la cattura di Bernardo Provenzano, che furono guidate da un altro grande investigatore crotonese, Renato Cortese.
A Palermo ha diretto la sezione criminalità organizzata della Squadra Mobile, coordinando inchieste contro le cosche e il traffico internazionale di esseri umani. In questa veste ha consolidato una profonda esperienza internazionale collaborando con polizie di diversi Paesi nel contrasto alle mafie transnazionali.
Il rientro in Calabria e gli incarichi di vertice
Nel giugno 2015, a 49 anni, fu chiamato a dirigere la Squadra Mobile di Catanzaro, subentrando al conterraneo Rodolfo Ruperti. Tre anni dopo, nel giugno 2018, un nuovo prestigioso incarico lo portò in Toscana per guidare la Squadra Mobile di Firenze. Un banco di prova delicato in una città d’arte e meta turistica mondiale che imponeva standard di sicurezza elevatissimi. Terminata l’esperienza fiorentina, la sua carriera è stata in ascesa: prima la nomina a vicario del Questore a Grosseto, poi a Caserta, e infine l’incarico di questore a Rovigo, anticamera del prestigioso ruolo odierno nella Capitale.
Il richiamo della terra d’origine
Da uomo delle istituzioni, Antonino De Santis ha dimostrato come si possa servire lo Stato portando sempre con sé un pezzo delle proprie radici. Un amore ampiamente ricambiato da Crotone, che nel 2025 gli ha conferito il Pitagora d’oro, massima onorificenza cittadina. In quell’occasione il sindaco Vincenzo Voce definì la consegna del premio “un atto di gratitudine verso chi difende i valori della nostra Repubblica”. Una fedeltà alle origini che lo stesso vicedirettore aveva confermato pubblicamente nell’ottobre del 2025, dedicando il riconoscimento alle donne e agli uomini della Polizia di Stato con parole sentite: “Le situazioni della vita mi hanno spesso portato, ciclicamente, a vivere in posti diversi. Ma sempre, quasi inevitabilmente, sono tornato a Crotone. C’ è una forza attrattiva che mi riporta sempre qui”.


