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Isola Capo Rizzuto, torna in carcere altro esponente della cosca Arena

Il 39enne di Isola Capo Rizzuto deve scontare un residuo di pena di tredici mesi di reclusione dopo che la condanna è diventata definitiva

ISOLA CAPO RIZZUTO – Deve scontare il residuo di pena di tredici mesi di reclusione dopo essere stato incriminato e poi condannato in via definitiva nell’ambito dell’inchiesta ‘Jonny’. Per questo motivo è stato fermato dai carabinieri e subito trasferito in carcere a Catanzaro un altro esponente vicino alla ‘cosca Arena’, L.N. 39enne, già detenuto e poi liberato per decorrenza dei termini della custodia cautelare. Anche il padre e il fratello erano stati indagati nell’ambito della medesima inchiesta.

L’operazione sugli illeciti al Cara e le scommesse illegali

L’operazione ‘Jonny’, scattata nel maggio 2017 e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Catanzaro sotto la guida di Nicola Gratteri, è una delle più imponenti inchieste giudiziarie contro la ‘ndrangheta calabrese. L’indagine ha svelato il capillare controllo del territorio e gli affari illeciti della cosca Arena di Isola di Capo Rizzuto. L’elemento centrale dell’indagine ha riguardato la sistematica distrazione di fondi pubblici destinati alla gestione del Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Isola di Capo Rizzuto. Dei circa 103 milioni di euro stanziati dallo Stato tra il 2006 e il 2015, oltre 36 milioni di euro sono finiti nelle casse del clan Arena. Il sistema si basava sul subappalto della ristorazione e dei servizi a società fittizie o controllate dalla cosca, a fronte di servizi spesso pessimi forniti ai migranti.

Furono arrestate 110 persone e sequestrati beni per 84 milioni

L’inchiesta ha documentato come la cosca avesse imposto il proprio monopolio anche nel settore delle scommesse online e delle slot machine tra Crotone e provincia, generando profitti milionari. Il clan controllava capillarmente il tessuto economico locale tramite estorsioni a commercianti e villaggi turistici, imponendo forniture e aziende ‘amiche’. L’operazione condotta da Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza ha portato a 110 arresti e al sequestro di beni per oltre 84 milioni di euro.