Antica Kroton, 45 anni di memoria: ‘il Crotonese’ racconta la città
Incontro in piazza Berlinguer a Crotone: un viaggio tra le pagine dell’archivio storico del nostro giornale, dagli scavi di ieri a quelli di oggi
CROTONE – Quarantacinque anni di storia di Crotone raccontati attraverso fotografie, documenti e pagine di giornale. Ma soprattutto una lunga battaglia per difendere la memoria della città antica, impedire che l’archeologia venisse cancellata dal cemento e arrivare, dopo decenni, al progetto di Antica Kroton.
È stato questo il filo conduttore dell’incontro ospitato ieri sera, 14 agosto, in piazza Berlinguer nell’ambito dello Street Book Festival. Sul palco il direttore de il CrotoneseGiuseppe Pipita, che ha curato l’excursus storico e fotografico, insieme al divulgatore e presidente della Fondazione Santa Critelli Antonio Arcuri e al giornalista e scrittore Bruno Tassone.
Una serata che ha utilizzato le pagine de il Crotonese come una sorta di macchina del tempo, riportando alla luce fotografie, articoli, testimonianze e vicende che hanno accompagnato per decenni la storia archeologica di Crotone.
L’archivio de Il Crotonese
L’archivio storico del giornale è un patrimonio che resta a disposizione dei cittadini e dei curiosi che vogliano visitare la redazione e sfogliare i vecchi annuari.
Dentro quelle pagine ci sono le firme di tantissimi giornalisti che hanno fatto la scuola de il Crotonese, ma anche quelle di politici, letterati, studiosi e appassionati che, nel corso degli anni, hanno affidato al giornale riflessioni, analisi e racconti destinati a diventare memoria collettiva.
È proprio da quell’archivio che Pipita ha attinto per ricostruire una storia lunga e spesso tormentata: quella del rapporto tra Crotone e il suo patrimonio archeologico.
Il primo allarme nel 1985
Il viaggio comincia nel 1985, quando il fondatore de il Crotonese, Domenico Michele Napolitano, firmò in prima pagina un articolo dal titolo emblematico: “Fermi tutti! Archeologia. Opere pubbliche bloccate”.
Fu, come è stato ricordato durante l’incontro, uno dei primi segnali di attenzione verso una vicenda destinata ad accompagnare per decenni lo sviluppo urbanistico e archeologico della città.
Da allora il Crotonese ha seguito scavi, ritrovamenti, progetti, promesse e polemiche, raccontando anche le battaglie di associazioni, storici e cittadini che si sono opposti alla cementificazione di aree considerate fondamentali per la conoscenza della Crotone antica.
Da Palazzo Messinetti all’area Gravina
Il racconto è tornato agli scavi di Palazzo Messinetti negli anni Settanta e a quelli dell’area Gravina nei primi anni Ottanta.
In quelle pagine comparivano anche le voci della soprintendente alle Antichità della Calabria Elena Lattanzi e dell’archeologo Roberto Spadea, più volte intervistati dal giornale. Le loro testimonianze hanno contribuito a restituire l’immagine di una città antica in parte distrutta, saccheggiata e ancora tutta da conoscere.
Nel corso del dibattito Arcuri e Tassone hanno ricordato anche la vicenda dei reperti scomparsi nel tempo, sostenendo che alcuni oggetti preziosi potrebbero essere ancora oggi nelle abitazioni di cittadini crotonesi. Un patrimonio disperso che racconta la città e le ferite subite nel corso dei decenni.
I marmi di Punta Scifo
Il viaggio sulle pagine del giornale è poi arrivato ai marmi ritrovati a Punta Scifo, provenienti dall’Asia Minore, e all’entusiasmo suscitato da quelle scoperte.
Ma anche alle tante promesse della politica: attrezzare le aree archeologiche, investire risorse, valorizzare Chiusa Caivano e Vigna Nuova, restituire alla città luoghi capaci di raccontarne il passato.
La battaglia contro il cemento
Uno dei capitoli più significativi è stato quello dedicato a Capocolonna, luogo simbolo dell’archeologia crotonese.
Il giornale ha raccontato le battaglie per evitare la cementificazione del piazzale antistante il Santuario della Madonna e quelle per tutelare la celebre colonna del tempio di Hera. A questa battaglia si affianca quella per la tutela della Colonna, unica superstite del tempio di Hera. A tal proposito Arcuri ha ricordato anche un particolare legato alla memoria della seconda guerra mondiale: sulla colonna sono ancora visibili i fori provocati dagli spari dei nazisti.
Gli scavi nel cuore della città
La ricostruzione ha toccato poi gli scavi della Bpc in via Napoli e via XXV Aprile, quelli nell’area della Microcitemia e gli interventi a Palazzo Foti.
Proprio quest’ultima vicenda è stata ricordata da Pipita con un episodio particolarmente forte. Il direttore ha raccontato di quando, insieme alla redazione, vennero raccolte testimonianze sulle condizioni di alcune persone che vivevano negli spazi sotto Palazzo Foti, in condizioni igieniche estremamente precarie, tra materassi e rifiuti.
La denuncia pubblicata sulle pagine de il Crotonese fu seguita, pochi giorni dopo, da un incendio ai danni della struttura. Successivamente l’area venne recintata a spese dei proprietari dello stabile.
Il diadema di Hera e la memoria di Enrico Maiolo
Tra le storie ricordate sul palco anche quella del diadema di Hera, uno dei ritrovamenti più importanti della storia archeologica crotonese, legato alla figura del compianto Enrico Maiolo, ricordato con affetto da Arcuri e Tassone.
Dal passato al progetto di rigenerazione urbana
Nell’ultimo anno Il Crotonese ha condiviso il proprio lavoro con il gruppo Antica Kroton Futura, accompagnando il percorso insieme ad amministratori, gruppo scientifico, archeologi, giovani volontari e giornalisti impegnati nella divulgazione del progetto.
Un progetto che, dall’ultimo stralcio, si è trasformato in un’ idea di rigenerazione urbana e valorizzazione archeologica, di fatto, cambiando pelle. Il racconto è così arrivato agli scavi del nuovo Gravina e dell’area dello Stadio, dove il gruppo scientifico guidato dal professore Carlo Rescigno sta lavorando per riportare alla luce la città antica e, soprattutto, il suo tessuto urbano.
Una consapevolezza è emersa anche dal confronto in piazza: Crotone non sarà Pompei e probabilmente non restituirà monumenti spettacolari paragonabili a quelli di altri grandi siti archeologici italiani. Ma proprio per questo diventa fondamentale comprendere e valorizzare ciò che resta dell’abitato, delle sue strade, dei suoi spazi e della sua storia.
Una piazza piena per parlare di cultura
A chiudere la serata è stata l’assessora alla Cultura Dalila Venneri, che ha rivendicato il valore della cultura e dello Street Book Festival.
“La piazza piena il 14 agosto è un segnale”, è stato il senso del suo intervento: la gente vuole tornare a vivere gli spazi pubblici, incontrarsi e condividere.
E noi de Il Crotonese abbiamo accettato con piacere l’invito perché sfogliare 45 anni di giornale non significa soltanto guardare indietro. Significa capire come una comunità sia cambiata, quali errori abbia commesso, quali battaglie abbia combattuto e quali occasioni abbia invece perduto.






