Sul lungomare
|Crotone, allarme cantiere ex piscina Coni: interrogazione di Trocino
Il consigliere di ‘Per la nostra Crotone’ chiede chiarimenti sulla presenza di amianto dopo le demolizioni, ritardi e costi di smaltimento dei rifiuti.
CROTONE – Chiarimenti sulle modalità di esecuzione dei lavori della nuova piscina sul lungomare. Per questo motivo il consigliere comunale Giuseppe Trocino ha depositato un’interrogazione a risposta scritta per chiedere agli amministratori comunali come intendono “garantire la sicurezza dei nostri giovani, tutelare la salute dei cittadini e difendere le casse del Comune da sprechi e contenziosi”.
I motivi dell’interrogazione sul cantiere ex piscina Coni
Al centro della richiesta c’è l’evoluzione logistica del cantiere ex piscina Coni. “La vicenda – spiega Trocino – riguarda l’estrazione e la movimentazione dal Molo Sanità di circa 4.300 metri cubi di materiale, attualmente stoccati nell’area comunale di Via G. Di Vittorio al cui interno sorge ed è pienamente operativo un campetto di calcio a 5 frequentato dai ragazzi del quartiere e dalle famiglie”.
Secondo il capogruppo di ‘Per la nostra Crotone’ questi lavori si configurano come “un intervento che presenta serie criticità amministrative ed ambientali sulle quali la cittadinanza merita risposte chiare”.
Il rischio amianto e le verifiche sanitarie
Per il consigliere, “la preoccupazione principale è e rimane la protezione della salute pubblica”. L’allarme nasce da specifici rilievi tecnici che riguardano la sicurezza dei residenti: “Dal Piano di Lavoro ufficialmente trasmesso allo Spisal dell’ASP di Crotone dalla ditta sub-appaltatrice emerge infatti che, all’interno delle strutture dell’Ex Piscina CONI prima della loro demolizione, è stata accertata la presenza di 500 kg di materiali contenenti amianto (Eternit), dichiarati dagli stessi tecnici ‘in cattivo stato’ e successivamente avviati a rimozione”.
Su questo aspetto Trocino incalza: “Con l’interrogazione ho chiesto di sapere se siano stati eseguiti idonei campionamenti aerometrici ed analisi analitiche specifiche (tramite MOCF o SEM) durante e dopo i lavori di bonifica per escludere la presenza di fibre aerodisperse, e quali garanzie ufficiali di decontaminazione siano state rilasciate prima di depositare 4.300 metri cubi di materiale proprio nell’area che ospita il campetto di calcio in Via Di Vittorio”.
I ritardi nei lavori del cantiere ex piscina Coni
Oltre agli aspetti sanitari, il consigliere Trocino accende i riflettori su un grave nodo burocratico e finanziario che interessa il prolungato avanzamento del cantiere ex piscina Coni. I materiali di risulta depositati rischiano di tramutarsi in un enorme onere per l’intera collettività locale.
Nel documento si sottolinea che: “La Dichiarazione di utilizzo (DUA) presentata ad Arpacal dal Settore Ambiente prevedeva che il materiale scavato rimanesse in stoccaggio provvisorio in Via Di Vittorio come ‘sottoprodotto’ entro e non oltre la data del 31 dicembre 2025. Trascorsa infruttuosamente quella data senza che sia stata rilasciata o approvata alcuna formale proroga, la norma stabilisce chiaramente che il cumulo perda la qualifica di sottoprodotto e riespanda la sua natura giuridica di rifiuto”.
Questa criticità innesca ulteriori conseguenze, poiché spiega il consigliere comunale, “il persistere di questo ingente volume sul suolo pubblico di Via Di Vittorio rischia così di integrare un deposito incontrollato di rifiuti: una situazione in palese contrasto sia con le analisi di laboratorio che qualificavano la matrice come ‘Rifiuto speciale non pericoloso’ (CER 17 05 04), sia con i progetti di demolizione esecutivi dell’Ente (Tavole 1 e 4) che prevedevano la macinazione in loco delle strutture in cemento armato”.
Di conseguenza, il consigliere si chiede “quando verranno liberati i campetti di via G. Di Vittorio e chi pagherà l’eventuale smaltimento straordinario in discarica dei 4.300 metri cubi di materiale come rifiuto: il Comune o l’impresa?”.
Cosa intende fare il Comune?
Nella sua interrogazione preme per sapere anche “se il Comune intenda attivare immediatamente le procedure di addebito in danno o azione di rivalsa verso i soggetti (tecnici, dirigenti, progettisti o imprese) le cui omissioni o errori procedurali hanno causato il blocco dei lavori, i ritardi nella consegna dell’opera, i contenziosi ed il declassamento del materiale in rifiuto”.
La presa di posizione si conclude con una stoccata all’operato dell’amministrazione comunale. Trocino rimarca come, “al netto dei tagli di nastro e delle inaugurazioni in pompa magna dell’Amministrazione sui vari stati d’avanzamento, l’opera sconta ritardi ingiustificati e i lavori non risultano ancora completati”.


