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Naufragio di Cutro, definitiva la condanna per lo scafista siriano

La Suprema Corte rigetta il ricorso e conferma i 20 anni di carcere inflitti in primo grado ad Abdessalem Mohamed. Resta aperto il processo di appello per altri tre imputati

Il sipario giudiziario cala in via definitiva su uno dei protagonisti del naufragio di Cutro. Abdessalem Mohamed, 27enne di origini siriane, è colpevole senza più possibilità di appello: sconterà 20 anni di reclusione per il naufragio del caicco Summer Love, che all’alba del 26 febbraio 2023 si frantumò contro la secca di Steccato di Cutro, inghiottendo le vite di 94 persone, tra cui moltissimi bambini.

La Corte di Cassazione ha messo la parola fine alla vicenda processuale del siriano, rigettando in toto il ricorso presentato dalla difesa. Oltre ai due decenni di carcere, gli ermellini hanno blindato la sanzione monstre già avallata in Appello a Catanzaro lo scorso marzo: una multa da 3 milioni di euro per i reati di favoreggiamento all’immigrazione clandestina, naufragio colposo e morte come conseguenza di altro reato.

La tesi dell’ultima ruota del carro

Nel tentativo di ribaltare il verdetto, l’avvocata Vincenza Raganato, difensore di Abdessalem, aveva presentato un ricorso articolato, definendo la precedente sentenza un “coacervo di violazioni”. Tra i vizi procedurali denunciati figurava il mancato coinvolgimento della difesa nella nomina dell’interprete d’arabo e una sollevata incostituzionalità della sanzione milionaria, giudicata un accanimento matematico in contrasto con la funzione rieducativa della pena.

Ma soprattutto, la difesa aveva provato a ridisegnare il profilo dell’imputato, allontanandolo dall’immagine dello spietato trafficante. Secondo i legali, Abdessalem Mohamed era “l’ultima ruota del carro”: un giovane fuggito dagli orrori della guerra in Siria e reclutato in Turchia con la labile promessa di un compenso da riscuotere solo a sbarco avvenuto. Il suo compito, sosteneva la difesa, era limitato a piccole riparazioni al motore, un ruolo marginale che lo avrebbe reso ostaggio delle onde al pari degli altri disperati stipati nella stiva. Un quadro narrativo che non ha scalfito le certezze dei giudici, granitiche fin dalle testimonianze dei superstiti che lo collocavano al timone proprio nei momenti precedenti alla fatale e improvvisa virata. A nulla è valso ricordare che, secondo un’altra sentenza passata in giudicato, al momento esatto dello schianto a governare la barca fosse il coimputato turco Gun Ufuk.

I ritardi dei soccorsi e il filone parallelo

Il ricorso aveva tentato di giocare anche una carta più ampia, strettamente connessa alle vicende che da oltre tre anni avvolgono la notte di Cutro. La difesa chiedeva infatti di acquisire gli atti del fascicolo parallelo che vede indagati sei militari italiani, quattro della Guardia di Finanza e due della Guardia Costiera, accusati di aver ritardato l’avvio della macchina dei soccorsi in mare.
Secondo la difesa del siriano, quelle omissioni avrebbero rappresentato la vera concausa letale della strage, un elemento di rottura capace di alleggerire enormemente il carico di responsabilità penale dello scafista. I giudici supremi, confermando l’orientamento dei gradi precedenti, hanno però tracciato una linea netta, mantenendo saldo il nesso di causalità tra la condotta di chi guidava il natante in condizioni proibitive e il naufragio che ne è scaturito.

Il destino del resto dell’equipaggio

Abdessalem Mohamed, catturato nel dicembre 2023 nel corso dell’operazione “Astrolabio” della Dda e oggi rinchiuso nel carcere di Lecce, vede così la sua posizione allinearsi in modo definitivo a quella di Gun Ufuk, anch’egli condannato in via definitiva a 20 anni.

La giustizia, intanto, prosegue il suo corso per gli altri presunti membri dell’equipaggio che avevano optato per il rito ordinario. Nelle aule di Catanzaro pende ancora il processo d’Appello per Hasab Hussain e Sami Fuat (condannati in primo grado a 16 anni) e per Khalid Arslan (11 anni e un mese). L’udienza è stata rinviata al 14 ottobre 2026, data in cui verranno ascoltate le conclusioni degli avvocati difensori Salvatore Perri, Arturo Bova e Domenica Maiuli. Nella stessa giornata potrebbe arrivare anche la sentenza.